Dicembre

Dicembre è la luce
fredda e bianca
di una giovane alba,
mentre gli anziani
rami – neri e spogli
affondano le loro
lunghe unghie
nel cielo che si tinge
di grigie nuvole:
non ci sono carezze
da parte del vento,
sulle foglie ormai cadute,
solo il silenzio della morte
e questa tenue e pallida luce
che riflette la fine delle cose.

Poesia… presuntuosa (!)

Che giochino all’amore
le anime bambine
che sentono nel cuore
bisogno di conquiste.
Io sono una bambina,
ma assai più antica,
per correre e inseguire
simil cose infantili.
Aspiro ad ascetiche
e lontane grandezze,
come il Sole e la Luna
che ingravidano acque
terrene, innalzando le maree.

Rinnovamento

È terminata un’era –
su un foglio bianco
soffio via la mina
che sporcherebbe
il foglio se solo appena
la sfiorassi con le dita:
non va ritoccato
ciò che è finito,
il termine di un ciclo.
Soffio via la mina
a costo di togliermi
un poco di respiro,
purché sia rinnovato
il mio cammino
ed un nuovo disegno
mi lasci senza respiro.

Nient’altro che brina

Si aggirano di notte
i fantasmi di persone
non ancora morte:
il loro cimitero
è la mia mente
che le accoglie
come fossero cadute,
dall’alto degli alberi,
foglie: per andarsene,
poi, dalle mie terre,
come nulla fosse.
E cadranno, cadranno
di nuovo le foglie,
sulla terra fredda
e umida della notte,
su cui non ci sarà altro
che brina attaccata
a foglie ormai morte.

{poesia suscitata dalla canzone sottostante}

Fatta di cera

Lei non era la fiamma
della bianca candela,
la fiamma era la rabbia
che animava la sua sera.
Lei era il corpo della candela,
saldo il busto, liscio
ma freddo: fatto di cera.
Così, piano, si scioglieva,
sotto il fuoco che ardeva,
consumata dalla rabbia:
pareva piangesse
lacrime dure – senza speranza.

Libri letti nel 2018

Dopo avervi raccontato dei libri letti nel 2017, eccomi qui a dirvi dei libri letti nel 2018. In verità, un po’ lo faccio anche perché non vorrei far morire questo blog, assentandomi troppo. È da mesi che non pubblico parole interessanti e mi spiace un po’. Ho scritto alcune poesie, ma le ritengo più un “esercizio” per riprenderci la mano piuttosto che vere e proprie poesiole. Poi vorrei anche forzarmi a scrivere cose come racconti brevi, oppure episodi di vita come ogni tanto ho raccontato qui, con o senza l’aggiunta di fantasia.
Sono pochi gli articoli che ritengo migliori, ma proprio questi pochi mi spingono a non trascurare la scrittura, perché una vocina mi dice che sarebbe un peccato lasciarla morire, e che anzi potrei crescere ancora.

Intanto, ecco la lista dei libri letti nel 2018, con relativo approfondimento.

  • L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón;
  • Il confine di un attimo, J. A. Redmerska;
  • La signora col cagnolino, Anton Cechov;
  • La ragazza del treno, Paula Hawkins;
  • Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald;
  • Il lupo della steppa, Hermann Hesse;
  • La gemella sbagliata, Ann Morgan;
  • I giorni dell’abbandono, Elena Ferrante;
  • Amore e Psiche, Apuleio;
  • L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera;
  • La donna giusta, Sándor Márai.

APPROFONDIMENTI

I libri sono segnati in ordine di lettura, ma partirò come l’altra volta con il preferito dell’anno: L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafón. Questo libro mi fu prestato e poi restituito, così a volte mi verrebbe voglia di comprarlo per sfogliarlo di nuovo. Se dovessi scegliere un solo aggettivo per descriverlo, lo definirei “magico”. Non so se sia stata la fretta di consegnarlo presto, ma lo finii in poco tempo, catturata dalla sua atmosfera incantata e allo stesso tempo palpabile, viva; mi sentii come catapultata in un’altra dimensione, cosa che raramente accade con altri autori: Carlos Ruiz Zafón ha davvero un modo particolare di scrivere che non somiglia a nessuno, è proprio suo. E, ripensando alla trama del suo romanzo, un altro aggettivo che utilizzerei per descriverlo, è “misterioso”, perché ci sono veri misteri da svelare, e allora ti ritrovi come un bambino (e bambino sarà il protagonista, inizialmente) a ricomporre questo puzzle.
Il romanzo comincia con un papà – proprietario di un piccolo negozio di libri usati – il quale è pronto a svelare al suo figlioletto Daniel – bambino di undici anni – un grande segreto: il Cimitero dei Libri Dimenticati, dove Daniel è invitato a scegliere un libro che lo accompagnerà per tutto il resto del romanzo, poiché in esso è contenuta più di una semplie storia. Ora che mi ricordo, in qualche pagine di questo romanzo ci lasciai anche qualche brivido! Ma i capelli, per fortuna, non mi diventarono bianchi.
Voglio poi precisare che questo libro, in sé, è finito, ma l’autore ha pubblicato il prosieguo. Personalmente, ho deciso di fermarmi al primo perché i prosiegui (che siano di libri o di serie TV), mi sembrano sempre forzature, oltre al fatto che lessi anche recensioni negative riguardo i successivi, relative proprio all’intensità percepita minore rispetto al primo romanzo.

Secondo libro che adorai molto e che lo aggiungerei al primo posto insieme al precedente, è L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Milan Kundera. Un libro ritenuto complesso ai più, complessità che io ritenni affascinante.
Lo ricordo filosofico, intrigante, volto a descrivere i meccanismi di noi esseri umani – forse anche esagerando, chissà.
I protagonisti del romanzo sono quattro persone – un chirurgo e una fotografa, una pittrice ed un professore -, le cui vite si intrecciano, così come si intrecciano i loro pensieri strambi, i loro sentimenti non sempre sani, le proprie verità, le fragilità, le proprie paure umane.

La donna giusta, di Sándor Marai, lo lessi subito dopo il romanzo di Milan Kundera. Forse avrei dovuto metabolizzare meglio il precedente prima di cominciare questa lettura, perché anch’essa si rivelò intensa, con spunti di riflessione, però un po’ rallentai nel finale… e non è un caso: pare che lo scrittore aggiunse le ultime parti dopo del tempo, quindi magari sono pagine di cui se ne poteva fare anche a meno. Rispetto al libro di Milan Kundera, questo romanzo lo ricordo meno “astratto” e filosofico, più concreto e con meno grilli per la testa. Anche qui ci sono quattro persone le quali, alternandosi, racconteranno la loro storia amorosa attraverso la propria visione dei fatti: vi è prima una donna (Marika) che la raccconta ad una sua amica, vi è Peter (marito di Marika) che la racconterà ad un suo amico, vi è Judit (amante di Peter) che la racconterà al suo nuovo amante -, il quale infine racconterà la sua storia ad un connazionale, entrambi esuli a New York… perché, in fin dei conti, è proprio così che accade: quando si tratta d’amore, si fa labile il confine tra l’inciucio e la disperazione.

E, a proposito di confini, “Il confine di un attimo”, di J. A. Redmerska, pure non smette di parlare d’amore, con la sola differenza che ci sono meno parole e più azione: la protagonista è una ventenne, Camryn, la quale decide di partire e andare lontana dal dolore, dolore causato dalla morte del suo ragazzo dopo un incidente automobilitico. Sarà proprio lungo questo viaggio che incontrerà un tipo interessante, Andrew; mentre leggevo questo romanzo, confesso che mi stavo infatuando di lui.
La storia è semplice, ma per nulla noiosa: ci sono momenti intensi, di condivisione, attimi che ti lasciano sospesa nella bolla delle emozioni, nella quale vorresti restarci per volare ancora e ancora, sempre più in alto… ma, alla fine del lettura, purtroppo, la bolla scoppia e termina l’incanto.

Spezzando un po’ queste trame amorose, passerei a La ragazza del treno, di Paula Hawkins, un thriller psicologico.
Di questo libro guardai anche il film, ma trovai il libro più coinvolgente del film. Non sono un’intenditrici di libri dal genere thriller, ma questo qui mi ha tenuto una bella compagnia, con personaggi ben delinati.
È la storia di Rachel, una donna molto sola, che ogni giorno prende il treno per arrivare al lavoro, se non che un giorno è spettatrice di un fatto che le stravolgerà la vita. Rachel ha l’abitudine di guardare fuori dal finestrino del treno, fantasticando su di una coppia che pare rappresentare il suo sogno d’amore… ma la realtà si scontrerà con la fantasia.
Anche in questo libro i personaggi si alternano, esponendo i propri accadimenti; oltre Rachel sono presenti altre due donne, Megan ed Anna. Non vi dico altro!

Tanto per restare in tema, un altro thriller è quello di Ann Morgan, la gemella sbagliata. Concordo con chi dice che, più di un thriller, è vicino ad un romanzo psicologico. Le protagoniste sono due gemelle ideniche, che un giorno decidono di fare un gioco: scambiarsi le parti. Fin qui non c’è nulla di strano, è un gioco divertente, ma una delle due gemelle ci prende gusto e non vuole più “restituire” all’altra la propria identità.
Come è solito tra gemelle, c’è sempre una più forte e una più debole: chi l’avrà vinta, allora? Ricordo che volevo arrivare al nodo del pettine di questa vicenda intrigante, ricordo che una pagina tirava l’altra, ma il finale non lo ricordo particolarmente brillante.

Ecco, ora, mi aggancio pronunciando il libro che non mi ha lasciato nulla, anzi, mi ha delusa: I giorni dell’abbandono, di Elena Ferrante. Un libro che avrebbe veramente potuto scrivere chiunque, senza profondità particolari, una storia comune se non banale: quella di una donna con due figli, ed un marito che decide di lasciarla, da qui Olga dovrà ricominciare da se stessa. Ho poi scoperto che questo romanzo è il primissimo libro della Ferrante, quindi mi vengono in mente due considerazioni: 1) È giustificata in quanto scrittrice alle prime armi, essendo il suo primo romanzo; 2) Come si può decidere di pubblicare un libro così sempliciotto? O forse le è andata bene perché la Ferrante è comunque una scrittrice misteriosa di cui nessuno conosce la sua vera identità?

Ultimi libri: La signora col cagnolino, di Anton Cechov, e Amore e Psiche di Apuleio: entrambi molto brevi; il primo con poche ma intense riflessioni, il secondo lo definirei una favola dolce e piacevole.

Ultimissimi libri: Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald; Il lupo della steppa, di Hermann Hesse.
Questi li ho messi per ultimi perché non ricordo le emozioni o le riflessioni a cui mi indussero, tuttavia ricordo questo: ne “Il grande Gatsby” accadono tantissime cose. Il protagonista proviene da una famiglia povera da cui fugge per trovare ricchezza, e ci riesce bene dato che si troverà ad abitare in una grande villa dove organizza sempre feste… ma non è una persona pulitissima, tant’è che dirà qualche bugia, farà cose illegali, cercherà di prendere ciò che non è “suo”, ci sarà di mezzo una donna. Insomma, una trama che non ti annoia!
Riguardo il lupo della steppa, invece, ricordo che rispetto a “Il grande Gatsby” ci sono molte più riflessioni, non a caso l’autore del libro è Hermann Hesse il quale si distingue per essere stato anche poeta e filosofo, oltre che scrittore. Trama rubacchiata rapidamente da internet: Il libro narra la vita di Harry Haller, un uomo dal carattere piuttosto cupo e ombroso, che sparisce all’improvviso dalla camera che aveva affittato, lasciando solo come ricordo un manoscritto al quale aveva dedicato del tempo nei mesi precedenti.

P.S. Grazie a chi ha avuto la voglia di leggermi fino a qui!

Libri letti nel 2017

Questi, i libri che ho letto nel 2017:

  • Le notti bianche, F. Dostoevskij;
  • Memorie delle mie puttane tristi, G. G. Marquez;
  • L’amico ritrovato, F. Ulhman;
  • L’arte di amare, E. Fromm;
  • Lettera ad un bambino mai nato, O. Fallaci;
  • Il ritratto di Dorian Gray, O. Wilde;
  • Orgoglio e pregiudizio, J. Austen;
  • Il piccolo Principe, A. de Saint-Exupéry;
  • Undici minuti, Paulo Coelho;
  • Lo Zahir, Paulo Coelho;
  • La ragazza dello Sputnik, Murakami;
  • Che tu sia per me il coltello, David Grossman;
  • Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer;
  • La settima onda, D. Glattauer;
  • Avrò cura di te, C. Gamberale e M. Gramellini;
  • Stanotte il cielo ci appartiene, Adriana Popescu;
  • Va’ dove ti porta il cuore, S. Tamaro;
  • L’identità, Milan Kundera;
  • Al di là del Deserto, Igor Sibaldi;
  • I pesci non chiudono gli occhi, Erri de Luca;
  • A livello del mare, Rossana Orsi;
  • La padronanza dell’amore, Don Miguel Ruiz;
  • La signora delle camelie, Alexandre Dumas.

APPROFONDIMENTO

I libri sono segnati in ordine di lettura, ma io voglio partire da quello che considero il mio preferito dell’anno 2017: La signora delle camelie, di Alexandre Dumas; un romanzo che è frutto di una storia realmente vissuta dall’autore stesso, una storia che mi ha fatto emozionare fino alle lacrime, una storia ricca di passione, ma anche di sofferenza, debolezze e tanta umanità. Sentii molto vivi i personaggi di questo romanzo, così vivi che mi ci affezionai: da un lato avevo fame di leggere le pagine successive, dall’altro mi dispiacque arrivare alla fine e terminare così il mio viaggio nei cuori di quelle vite.

Un altro libro che metterei sul podio insieme a quello sopra citato, è Undici minuti di Paulo Coelho; anche questo libro mi ha fatto commuovere, e badate che non mi toccano tanto profondamente proprio tutti i libri che leggo!
In Undici minuti si narra la storia di una giovanissima che diventa donna, per di più ha il mio stesso nome, una donna che per fuggire dalla miseria cade nelle mani di cattive persone, così si ritrova a fare la prostituta, cosa a cui ovviamente non ambiva. Sarà l’incontro con un artista, un pittore, che farà scoprire alla protagonista cosa è davvero l’amore, dove undici minuti ne rappresentano il tempo.

Un altro libro che evidenziai, perché mi fece riflettere molto e, per diversi aspetti, ritenni illuminante, fu L’arte di amare, stavolta un saggio, di Erich Fromm.

Ho poi evidenziato “Va’ dove ti porta il cuore”, di Susanna Tamaro; “Avrò cura di te”, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini. Ritengo che questi due libri siano simili nella tenerezza delle parole, nei consigli, nell’affetto che emanano. Mentre nel primo vi è una nonna che parla a sua nipote, alla quale ha lasciato delle lettere, nel secondo libro c’è un angelo che soccorre una giovane, Gioconda (detta Giò), che ha difficoltà a mettere ordine nel suo cuore.

Gli ultimi due libri che evidenziai sono dei saggi: “Al di là del deserto”, di Igor Sibaldi, e “La padronanza dell’amore”, di don Miguel Ruiz. Ricordo vagamente che questo ultimo utilizzò parole molto semplici per esprimere concetti profondi riguardo l’amore. Riguardo il libro di Igor Sibaldi, invece, con il titolo del libro “Al di là del deserto”, lo scrittore fa riferimento alla storia di Mosè, uscito dall’Egitto, per spingere il lettore stesso ad uscire dalla propria cosiddetta “zona di comfort”, attraverso vere e proprie lezioncine di metafisica.

Di questa lista di libri del 2017, non ci sono altri libri su cui lasciai qualche segno particolare che mi ricordasse quanto mi piacquero. Tuttavia, non ci sono stati neanche libri che mi delusero come è successo l’anno dopo.
Comunque, a distanza di tempo, tra quelli che più mi piacquero, oggi inserirei anche Lo Zahir, di Paulo Coelho, così come Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Questo ultimo mi fece moltissima compagnia, ogni personaggio aveva le proprie caratteristiche con una personalità ben delineata. Erano così ben definiti, che in alcuni ci trovai somiglianza con persone che conosco realmente; il personaggio che sentii vicino, sia perché mi somigliava per davvero in qualcosa, sia perché avrei voluto somigliarle ancora di più, fu Elizabeth Bennet… anche se potrei somigliare benissimo anche alla sorella, Jane. Oppure, sapete che vi dico? Che, secondo me, in ogni donna potrebbe esserci sia una Jane che una Elizabeth Bennet, ma penso che ogni tanto salti fuori una delle due, a seconda della situazione!

Tornando a noi, aggiungo un pensierino per gli altri libri non ancora citati:

Il piccolo Principe mi sorprese molto, perché mi aspettavo una bella favola, ma invece c’è dell’altro che, comunque, nulla toglie alla storia. Mi commosse sul finale, inaspettato.
Lettera ad un bambino mai nato, di Oriana Fallaci, lo metterei sullo stesso piano de Il piccolo Principe, perché mi trasmise emozioni simili: lacrimucce simili, tristi e sconsolate.

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” e “La settima onda”, libri di Daniel Glattauer, sono uno il proseguimento dell’altro.
La storia è quella di un uomo e una donna che si trovano per un errore: una mail inviata alla persona sbagliata. Nonostante questo errore, i due sono curiosi l’uno dell’altra, così continuano a scriversi via mail per moltissimo tempo, mi sembra per più di un anno. Ricordo che provai tantissima curiosità nel leggere i messaggi che si inviavano, tant’è che una pagina tirava l’altra e andavo a dormire tardi perché volevo ancora saperne delle loro confidenze. Ma, prima o poi, questo scambio di mail doveva pur finire, o no? E così i due protagonisti decidono di incontrarsi, ma non prima di tantissime paranoie, ansie, paure. E dopo essersi incontrati di persona? Chissà! Non ve lo dico, ma il bello è che nemmeno lo ricordo, a parte qualche particolare che ricordo vagamente, e assai poco bello… ma non vi dico niente, no-ne.

E, a proposito di scambi epistolari, le recensioni di “Che tu sia per me il coltello”, di David Grossman, erano molto negative, ma decisi di fare affidamento su quelle positive e così lo comprai. Mi affascinò la trama: “In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile – si stringe nelle braccia – sembra volersi isolare dagli altri. E’ un gesto che lo commuove e lui, Yair, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta è un’implorazione, e Miriam ne resta colpita, forse un poco sedotta. Accetta anche se spera di trasformare le parole in fatti, perché quella in cui lei crede è un’intimità assoluta… ecc.” Trovai inoltre incantevole il volto della donna, sulla copertina del libro, la quale evidentemente rappresenta Miriam.
Le lettere che si scambiano sembrano effettivamente scritte da due pazzi, forse più pazzo lui che lei, un po’ buffe, fuori dal comune, qualche volte forse pesantine, però li trovai quasi teneri. Il finale, comunque, mi lasciò senza parole, interdetta.

Allo stesso modo, mi lasciò senza parole anche il finale del romanzo di Milan Kundera, “L’identità”, ma fu però più scorrevole rispetto allo scambio di lettere tra Miriam e il suo ammiratore. Ne “l’identità” abbiamo come protagonisti due persone che si amano, stavolta non ci sono lettere di mezzo, ma l’autore del libro si pone una domanda che fa più o meno così: cosa accadrebbe se, un giorno, ti accorgessi di non avere conosciuto mai davvero la persona che hai accanto?

E, visto che non c’è due senza tre, insieme ai due libri precedenti, un altro libro che mi lasciò abbastanza spaesata, fu “La ragazza dello Sputnik”, di Murakami. Forse questo lo metterei per primo rispetto ai due precedenti, “primo nell’avermi lasciata con un punto interrogativo nel finale”, si intende.

Abbiamo, poi, “I pesci non chiudono gli occhi”, di Erri de Luca, e “Stanotte il cielo ci appartiene”, di Adriana Popescu. Li cito insieme perché credo che abbiano un comune denominatore: la tenerezza. Nel primo, però, è la tenerezza di un ragazzino alle prese con la sua prima cotta, raccontata attraverso i propri occhi ormai adulti. Nel secondo libro, quello di Adriana Popescu, vi è la storia di un’aspirante fotografa, in crisi con il suo ragazzo. Durante un evento conoscerà un giovane – Tristan, un ragazzo dolce, misterioso, riservato e, non per ultimo, tormentato – che risveglierà in lei qualcosa… ma non subito eh, perché Layla è una brava ragazza e anche un tantino in crisi con la sua relazione, però l’autrice del libro si domanda proprio questo: qual è il confine tra amicizia e attrazione?

Ho lasciato per ultimi i libri di cui ricordo poco:

Le notti bianche, di Dostoevskij: ricordo che il libricino scorreva bene, che il protagonista era un sognatore, ma anche un uomo troppo solo… ricordo che fu toccante la sua solitudine e la tenerezza con cui la esprimeva, finché sul suo cammino incrociò una donna per la quale provò un sentimento che aveva dimenticato. Poi, è risaputo: quando, dopo tanta solitudine, ritrovi un po’ di vita, ti senti di rinascere; così dovette sentirsi il sognatore, ma forse volò troppo in alto e… non aggiungo altro. È un classico, anche breve, quindi molto probabilmente lo avrete già letto, ma meglio tacere il resto!

Memorie delle mie puttane tristi, di Gabriel Garcìa Marquez. Ecco, di questo libro non ricordo le emozioni provate. Ricordo soltanto che parlava di amore, in particolare c’era un anzianissimo signore che, per il suo compleanno, si regala una notte d’amore con una giovanissima ragazza. Questo avviene in una casa adibita a tale scopo, per coloro che vorrebbero ancora vivere l’amore. Ma il bello è che questo signore anziano non toccherà mai quella giovane, ma si limterà ad osservarla e a raccontarsi, allora si accorgerà che non ha mai amato così tanto una donna come ora. Ecco, proprio adesso, mentre scrivevo, mi è tornato alla mente il finale! E mi commossi, sì.

L’amico ritrovato, di Fred Uhlman, mi lasciò con uno stato d’animo triste, ma anche un tantino intenerito. È la storia di un’amicizia, un’amicizia tra un ragazzino di origini ebree e un altro proveniente da una nobile famiglia tedesca. Due mondi diversi tra loro, ma non per questo, anzi, proprio per questo, si scoprono e si confrontano.

Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde. Un romanzo che esprime la fragilità umana davanti all’incapacità di accettare la vecchiaia. Ricordo che il finale fu per me inaspettato, ci rimasi anche un pochino male, ma probabilmente non poteva andare diversamente: il protagonista teneva più all’apparenza che alla sua anima.

E chiudo con “A livello del mare”, di Rossana Orsi. L’autrice la seguivo sulla sua pagina Facebook, e spesso mi ci trovavo nei suoi pensieri. Quando uscì il libro, fui incuriosita dai temi affrontati, e pensai che non mi avrebbe delusa, conoscendo ormai la sua penna.
Non ricordo affatto la trama, ma ho ripreso la recensione che allora mi chiese cortesemente l’autrice: “un libro che ti lascia una sensazione piacevole, proprio come quando ci si perde ad osservare il mare. Lo definirei delicato, e con quella stessa delicatezza l’autrice riesce a giungere nelle profondità dell’anima della protagonista, attraverso il ricordo dei legami affettivi che l’hanno fatta crescere ed eventualmente cambiare. È un libro molto intimo, particolare, in cui nella prosa risiede davvero tanta poesia. L’ho sentito come una ricongiunzione alla parte più vera del proprio sé, direi quella di bambina, che sta a noi tenere in vita, imparando l’arte di camminare insieme nella propria crescita interiore; è questo il messaggio che mi ha trasmesso ‘A livello del mare’.”

📚 FINE 📚

Qui, i libri letti l’anno dopo, nel 2018.