I libri che ho letto

Libri letti nel 2020

  • Vicino al cuore selvaggio, Clarice Lispector (anno: 1943; genere: romanzo).
  • L’innocente, Gabriele D’annunzio (anno: 1892; genere: romanzo).
  • Un amore, Dino Buzzati (anno: 1959; genere: romanzo).
  • Il ventre di Napoli, Matilde Serao (anno: 1884; genere: romanzo/cronaca).
  • Canne al vento, Grazia Deledda (anno:1913; genere: romanzo).
  • L’isola di Arturo, Elsa Morante (anno: 1957; genere: romanzo).
  • Storia di due anime, Matilde Serao (anno: 1904; genere: romanzo).
  • Delitto e castigo, F. Dostoevskij (anno: 1866; genere: romanzo psicologico).
  • Il tunnel, Ernesto Sabato (anno: 1948; genere: romanzo psicologico).
  • ll gatto, Simenon (anno: 1966; genere: romanzo psicologico, umorismo nero).
  • Lezione di tango, Sveva Casati Modignani (anno: 1998; genere: romanzo rosa).
  • Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese (anno: 1953; genere: narrativa – raccolta di racconti).
  • I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rainer Maria Rilke (anno: 1910; genere: romanzo autobiografico).
  • Note per una metamorfosi, Enrico R. A. Giannetto (anno: 2011; genere: saggio filosofia).
  • L’incoscienza del letargo, Mario Famularo (anno: 2018; genere: poesia).

Direi che sul podio salgono tre libri, eppure, in ordine di “maggiore piacere”: L’innocente di Gabriele D’Annunzio, L’isola di Arturo di Elsa Morante, Canne al vento di Grazia Deledda. Questi ultimi due hanno in comune una cosa: mi sono parsi entrambi lenti nelle prime pagine, per poi trovare un più ampio respiro nel mezzo e nel finale.

Ora continuerò con mie breve opinioni secondo l’ordine di lettura.

“Vicino al cuore selvaggio”, di Clarice Lispector. Non l’ho letto rapidamente perché nelle sue pagine, se non fai attenzione, rischi di perderti fra i suoi pensieri particolari, eppure, a volte non sono lontani da quelli che ogni tanto hanno accarezzato la mia stessa mente.

Ne “L’Innocente”, di Gabriele D’Annunzio, sono rimasta affascinata dal suo stile che mi è parso come pennellate su di una tela, per uno stile poetico e ricco di immagini; non per nulla D’Annunzio è un poeta, senza andare ad indagare la sua vita privata non così “innocente” (in fondo, chi ha detto che ‘poeti’ sia sinonimo di ‘innocenza’?). Se vogliamo invece rivolgere lo sguardo verso la trama, questa si presenta tragica, fatta di tradimenti e persino di un infanticidio [per questo, la mia morale (?) mi punzecchiava dicendomi “Maria! Non puoi mettere primo in classifica un libro così ‘crudele’ “!]. In effetti, l’infanticidio emerge subito fra le pagine del romanzo, ma il protagonista ci guiderà nei suoi pensieri attraverso una vera e propria confessione che, in ogni caso, non lo assolve.

Con “Un amore” di Dino Buzzati, mi avvicino per la prima volta alla penna di questo autore. Il romanzo, inserito nel genere “erotico”, è la storia di un uomo che sembra avere tutto nella vita, eppure, si avvicina al mondo proibito della prostituzione, dove si innamora di una giovanissima ragazza come forse mai si era innamorato in vita sua. Paradossalmente, la ragazza, giovanissima, ha più esperienza di lui e appare, se vogliamo, cinica, mentre lui – 49enne ormai – non ha occhi che per lei. Chi l’avrà vinta? Il cinismo o l’amore? In ogni caso, per me resta un bel romanzo a cui non mi dispiace avergli dedicato il mio tempo. Ovviamente non l’ho trovato poetico confrontato al libro di D’Annunzio, quindi, diciamo che è un romanzo senza infamia né lode.

Matilde Serao, ne “Il ventre di Napoli”, da ottima giornalista, ci espone quella che fu Napoli ai tempi del colera, ma non solo: il libro è suddiviso in tre epoche nettamente differenti. Forse sono io di parte, o forse Matilde è davvero grande (e propenderei per la seconda ipotesi): il dipinto che fa di Napoli è scritto in maniera coincisa, sincera, senza peli sulla lingua come dovrebbero essere gli articoli dei veri giornalisti.

In “Canne al vento”, di Grazia Deledda, ci troviamo stavolta in Sardegna e viviamo passo passo la vita lenta, a volte difficile, dei contadini che allo stesso modo vivono al ritmo del Sole e delle stagioni. Ho ancora impressa le immagini dolci, per certi versi dolorose e commoventi, delle ultime pagine di questo romanzo che, come ho già detto, non mi ha subito coinvolta, ma desiderava probabilmente che anch’io mi adattassi al suo ritmo in maniera paziente, come a farmi cullare, così come si fa cullare la Sardegna in mezzo al mare 🌊.

E così passiamo da un’isola ad un’altra, stavolta fra le pagine di Elsa Morante, con Arturo Girace nato nell’isola di Procida.
Non so spiegarne il motivo, ma nella scrittura di Elsa ho percepito qualcosa di familiare, c’era qualcosa di molto vicino: sarà per gli argomenti che tratta? Ma non solo, anche in certe affermazioni che fa, nelle risposte dei personaggi… No, non si può spiegare, ma ricordo anche una profonda tenerezza che scorre fra le vicende. Trovo inoltre stupefacente la bravura di una donna (Elsa Morante) che si cala non solo nei panni di un maschio, ma di un maschio che è prima bambino e poi adolescente, con dinanzi a sé un mondo tutto da scoprire.

Curiosa nei confronti di Matilde Serao, ho cercato ancora e ho trovato un suo romanzo, mi sembra fra i suoi primi, “Storia di due anime”. Di questo libro mi piace particolarmente la descrizione che ne fa dei personaggi, li leggi e ti sembrano davvero esistiti. Una cosa che mi è piaciuta meno, riguarda il fatto che la storia si consuma, secondo me, in maniera troppo breve, come se mancasse qualcosa, come se ad un certo punto la scrittrice avesse fretta di finirlo.

Non si può dire lo stesso di “Delitto e castigo” di Dostoevskij, dove qui invece notavo come delle ripetizioni. Inutile dire che ogni tanto mi son persa fra i tantissimi nomi russi presenti nel romanzo, ma per fortuna avevo internet in mio soccorso!
È uno di quei romanzi che andava letto, dove anche qui abbiamo un assassino che fa a botte con i propri sensi di colpa. Tra l’altro, a parte il protagonista principale, ci sono altri personaggi molto ben delineati e con una propria personalità; ogni personaggio trova largo spazio nel romanzo per esprimere i propri pensieri più profondi ed il proprio essere in maniera del tutto naturale: questo, forse, è uno dei pregi di Dostoevskij.

Il tunnel, di Ernesto Sabato, è stato il primo romanzo che ho scelto per avvicinarmi a questo autore a me del tutto sconosciuto. Anche qui siamo di fronte ad un romanzo psicologico in cui un pittore un po’ pazzerello (e lo dico con eufemismo) si ossessiona per una donna che sembra l’unica ad aver compreso il significato profondo di un suo quadro. Si tocca con mano l’ossessione dell’artista nei confronti di questa donna, ossessione che lo spingerà ad avvicinarsi a lei… e poi? E poi diciamo che avevo aspettative molto alte rispetto a questo scrittore, però non mi è entrato nel cuore in maniera particolare… diciamo che sento il bisogno di leggere un altro suo libro.

L’impressione verso “Il gatto” di Simenon, invece, mi ha lasciata un tantino delusa. Anche in questo caso non avevo ancora letto niente dell’autore, però sento che non potrebbe darmi chissà quanto.
Il romanzo ha come protagonisti due anziani che evidentemente non sanno più amarsi. A tratti trovai banali alcune scene, a tratti noioso, a tratti forzato. Potrebbe essere anche colpa mia, perché magari non sono entrata in empatia con i personaggi, ma avevano un che di… “finito”, ecco, non è mai arrivato il momento clou, tanto che ad un certo punto volevo interrompere la lettura.

“Lezione di tango” di Sveva Casati: altro primo romanzo che leggo di quest’autrice.
All’inizio l’ho preso per un libro qualsiasi, ma quando poi si è dipanata la matassa, ehm, la trama, allora l’ho apprezzato di più. È un romanzo molto al femminile, come pare lo siano tutti i libri della Casati. Quando dico “al femminile”, intendo che ci sono diverse protagoniste donne, tante sfumature di donne a cui tutto sommato alla fine un po’ ti ci affezioni pure. Si capisce, Sveva Casati è una femminista dichiarata, ciò non poteva non trapelare dai suoi libri, e a me attualmente piace, anche come persona. Ovviamente, il suo libro lo metterei di fianco ad un Buzzati, non vicino a un Dostoevskij né ad un D’Annunzio… perché, per dire, questi ultimi due autori toccano più profondamente le corde dell’anima dei loro personaggi, e si sente, si sente come suonano le loro anime…🎶

Eccola qui, Anna Maria Ortese con “il mare non bagna Napoli”. Mi è cara: la sua scrittura, per me, è magica. La metterei un pizzichino più su rispetto a Matilde Serao, entrambe fantastiche nel dipingere Napoli in tutte le sue sfaccettature, senza cadere in stupidi stereotipi, in maniera cruda, semplice, onesta. “Il mare non bagna Napoli” è una raccolta di racconti, alcuni dei quali ho adorato particolarmente, mentre altri di meno (solo per questo non è risultata sul podio dei preferiti del 2020).
Ah, tra l’altro, di recente ho scoperto che Anna Maria Ortese è stata animalista e quindi difendeva gli animali e riteneva sacra la vita… stesso pensiero l’aveva Elsa Morante! E beh? Ma quante grandi scrittrici italiane abbiamo perso? Quante se ne contano, così, oggi? Creature meravigliose, sensibili e umane.
Vi suggerisco anche una pagina Facebook, gestita da chi ha conosciuto di persona Anna Maria Ortese, dove le interviste alla scrittrice dicono tanto della sua persona.
Pare che comunque i libri di Anna Maria parlino spesso di animali, ma io devo ancora leggere tanto di lei per rendermene conto.

Con “I quaderni di Malte Laurids Brigge”, di Rainer Maria Rilke, la lettura è andata a rilento. Riconosco la grandezza di Rainer Maria Rilke, grande come poeta e dopo come scrittore, credo. Penso che non sia per tutti; inoltre nel corso della sua vita la sua scrittura ha subìto dei cambiamenti. Ecco, ci sono cose sue che mi piacciono e che comprendo, altre con cui non riesco ad entrare in empatia e così non mi trasmettono molto. La trama di questo suo libro mi entusiasmava, amante io della sfera psicologica dei personaggi e dei loro mondi interiori, tuttavia è stata dura terminare questo romanzo (e infatti non l’ho terminato, eppure, mi mancano solo una trentina di pagine!) perché è un pochetto lamentoso; penso sia troppo volto al proprio io e alla propria infanzia, così tanto che alla fine il lettore ne ricava poco o niente. A suo favore, però, posso dire che ho incontrato parole di cui non ne sapevo l’esistenza, tanto meno il significato; paroline auliche, raffinate, affascinanti come: adusto, algore, afrore… e se sono andata avanti nella lettura, è stato – lo ammetto – soprattutto per trovare altre paroline nuove.

E ora che siamo arrivati alla fine, posso citare i due libri che non ho “scelto” io, ma mi sono stati donati dagli autori stessi: “Note per una metamorfosi”, di Enrico R. A. Giannetto; “L’incoscienza del letargo”, di Mario Famularo. In verità, da loro, e da qualche altro autore, ne ho ricevuto minimo due e massimo tre o quattro, ma perdonino il mio perdermi in troppi lidi…😞

“Note per una metamorfosi” è un libricino breve, un saggio, che ho apprezzato molto per il fatto che dietro ci sono un’accurata ricerca e una passione verso la verità. È un libro dove, più ti ci addentri, più emerge l’amore che l’autore prova per le creature animali e per le quali vorrebbe certamente un mondo migliore; penso che lo scopo del libro sia quello di smuovere le coscienze.

“L’incoscienza del letargo” di Mario Famularo è una raccolta di poesie. La scrittura di Mario è diversa dalla mia, in quanto non inserisce – di proposito – tante punteggiature, al contrario di me. Inoltre il mio modo di fare poesia è molto più “semplice”, mentre le sue a volte hanno dei, insomma, “significati nascosti” che però non arrivano sempre al lettore, perché fanno parte delle conoscenze di Mario che spaziano dalla fisica a giochi di parole. Ciò è almeno quanto posso dire di questa sua raccolta poetica che tratta il vuoto dei nostri tempi, poveri di sentimenti, ma non solo questo: la prefazione del libro dice molto di più, perciò non vorrei arrogarmi il diritto di sintetizzare troppo ciò che è contenuto nella raccolta. Beh… si vede? Si vede la mia difficoltà a recensire una raccolta poetica? È che una raccolta di poesie non si può recensire così come si fa con un libro! O forse dipende solo dal fatto che non sono allenata per una cosa del genere.

In ogni caso, perdonatemi la luuuuunga attesa e l’assenza di questi mesi, ma la tendenza a perdermi in altri lidi è più forte di me, specie ora che, causa zona rossa, si esce poco e l’ispirazione ne risente.
Spero di tornare ad essere più presente, intanto, avrei intenzione di partecipare anche ad un concorso di poesia… Perché credo che la giuria sia seria, perché così mi metto alla prova, per divertimento anche, per curiosità, per farmi conoscere, per provare insomma a sondare più da vicino il mondo dei poeti…

I libri che ho letto

Libri letti nel 2019 – seconda e ultima parte

Dopo la prima parte, concludo con la seconda parte che riguarda questi libri:

  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson;
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera;
  • Demian, Hermann Hesse;
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino;
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence.

APPROFONDIMENTO

Le prime cose che ricordo del romanzo di “Storia di Ásta” sono: i tantissimi salti temporali, i diversi personaggi che si alternano raccontando i propri ricordi, le atmosfere gelide e cupe tipiche dell’Islanda e, non per ultima, la voce narrante che appare come nulla fosse tra le pagine… ed io che mi chiedevo “ma ora chi è che sta parlando?!”, poi, ho capito che era l’autore stesso. Libro che ha cercato davvero di superarsi, con anche l’introduzione di riflessioni rispetto alla poesia e accenni di musiche. Storia di Ásta inizia proprio con la sua nascita, anzi, con la passione dei suoi futuri genitori ancora molto giovani. Ma nel corso del libro si intrecceranno alla sua storia anche quelle delle persone che le sono state vicine, fra ricordi, rancori, affetti, nostalgie… insomma, un miscuglio di sentimenti e di emozioni da cui il lettore rischia davvero di farsi risucchiare! A me, personalmente, è piaciuto.

“Il libro del riso e dell’oblio”, di Milan Kundera, contiene invece una serie di racconti, ma sono racconti molto diversi fra loro a mio parere, tant’è che solo alcuni mi hanno colpita particolarmente, direi che c’è davvero tanta fantasia contenuta in essi o, almeno, è la prima cosa che mi viene da dire ripensando a questo libro. Il racconto che più mi è piaciuto è, non a caso, quello autobiografico, “gli angeli”, il quale sembra davvero staccarsi dagli altri racconti.

“Demian”, di Hermann Hesse, è un romanzo di formazione la cui lettura credo lasci riflettere, anche se, secondo me, qualche volta ha sfiorato appena la retorica. Ne ricordo l’atmosfera mistica, fatta di simboli, e misteriosa. Emil Sinclair ne è il protagonista, inizialmente solo un bambino di dieci anni. Mi piacquero in particolare le prime pagine in cui Emil piano piano scopre il confine tra due opposti che convivono insieme: il bene, che si trova entro le mura della sua casa dove respira un’atmosfera ovattata, sicura e pulita; il male, che è il mondo, oscuro, complesso e sporco, dove si trova non appena chiude alle proprie spalle la porta della sua casa, ma è un male che eccita il giovane Sinclair, è un male che lo farà crescere. E crescerà, ma non certo da solo, bensì seguendo le orme di una guida spirituale.

Anche ne “Il sentiero dei nidi di ragno”, di Italo Calvino, il protagonista è un bambino. Un bambino di nome Pin, abbastanza spiritoso, oltre che molto curioso come lo si è naturalmente a quest’età, il quale vorrebbe anche lui misurarsi con coloro che maneggiano armi. Il romanzo, infatti, è ambientato durante la Seconda guerra mondiale e la Resistenza partigiana. Rispetto al libro precedente, ricordo invece particolarmente la fine… e non ve la dico eh, ma richiama un’immagine tenera la quale mi rubò anche un sorriso. Per quanto riguarda tutto il libro, sicuramente non vi annoierà! Essendo carico di azione.

L’amante di Lady Chatterley, di David H. Lawrence, all’epoca fece molto scandalo per alcune scene intime, descritte nel libro, in modo accurato. Personalmente, pensavo di trovare di peggio! Ma nel libro c’è anche altro, per esempio, attraverso questo libro ho conosciuto tantissimi nomi di fiori! E non sto scherzando. Inoltre è anche criticata l’industrializzazione, dato che ci troviamo nell’Inghilterra degli anni Trenta, quindi è anche un libro di condanna. La protagonista è Costance, detta Connie, con alle spalle una famiglia benestante, la quale sposa Clifford Chatterley.
Non lo reputo un libro superficiale, credo abbia ben descritto gli atteggiamenti e le caratteristiche dei vari personaggi, ho percepito inoltre una certa profondità di pensiero in alcune pagine. Ricordo la bellezza dell’abbandonarsi all’amore da parte della protagonista e la riscoperta di se stessa. Qualche scena si direbbe prevedibile, mentre per qualche altra non metterei così facilmente la mano sul fuoco.

📚 fine 📚

I libri che ho letto

Libri letti nel 2019 – prima parte

  • Diari, Sylvia Plath (anno: 1982, scritti tra il 1950 e il 1962; genere: diario);
  • 1984, George Orwell (pubblicato nel 1949, ma iniziato a scrivere nel 1948 – da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre; genere: romanzo – distopico, fantastico, drammatico);
  • Addio alle armi, Ernest Hemingway (anno: 1929; genere: romanzo – realistico);
  • La vergogna, Annie Ernaux (anno: 1996; genere: romanzo – autobiografico);
  • Caro Massimo, Matilde Hochkofler (anno: 2019; genere: biografia);
  • Gita al faro, Virginia Woolf (anno: 1927; genere: romanzo);
  • Povera gente, F. Dostoevskij (anno: 1846; genere: romanzo epistolare; primo suo romanzo che riuscì a scrivere in nove mesi);
  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson (anno 2018; genere: romanzo);
  • Il delitto perfetto, Jean Baudrillard (anno: 1994; genere: saggio);
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera (anno: 1978; genere: romanzo – umorismo nero, realismo magico);
  • Demian, Hermann Hesse (anno: 1919; genere: romanzo romanzo di formazione);
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino (anno: 1947; genere: romanzo neorealista; primo romanzo di Calvino);
  • Una questione privata, Beppe Fenoglio (anno: 1963; genere: romanzo con sfondo storico);
  • La ragazza di Bube, Carlo Cassola (anno: 1960; genere: romanzo che segna una profonda cesura nella narrativa italiana del dopoguerra: benché ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo si arricchisce di elementi psicologici e lirici superando le istanze neorealiste, tanto per il linguaggio quanto per il rifiuto dei dogmatismi ideologici. “Il romanzo” sostiene infatti Cassola “viene prima di ogni interpretazione della realtà, è la ricerca continua della verità degli uomini.“);
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence (anno: 1928; genere: (romanzo – letteratura erotica).

APPROFONDIMENTO

Nell’approfondimento partirò dal libro che ho eletto mio preferito. E bene, dopo qualche indecisione, il preferito di quest’anno è il romanzo “Addio alle armi” , di Ernest Hemingway. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, è la storia d’amore che nasce tra un americano, Frederic Henry, che presta servizio nei reparti sanitari dell’esercito italiano, e Catherine, un’infermiera inglese. La loro storia mi commosse, la loro passione mi fece emozionare, la loro tenerezza mi fece sorridere ed appassionare. La scrittura di Hemingway è scorrevole, attraente, leggera ma raffinata.

Subito dopo, inserisco “Gita al faro” di Virginia Woolf. Libro che si distingue fra gli altri per la profondità di cui l’autrice si serve per portare alla luce i pensieri, le emozioni e i sentimenti più reconditi di ciascun personaggio. È impressionante la maestria dell’autrice nel calarsi, e nel farti calare, nei panni di ognuno di essi! Mi ritrovai come catapultata nelle loro menti, immersa nei loro pensieri tutti diversi fra loro a seconda del personaggio a cui l’autrice dava voce. Direi che il romanzo sia mosso più dai pensieri che dalle azioni di cui credo sia povero; per questo è necessario fare attenzione ponendo particolare “ascolto” alla prosa, altrimenti c’è il rischio di perdersi in essa. La stessa Woolf scriverà del romanzo: << Il più difficile e astratto brano di scrittura che abbia mai tentato >>. Sono più di cinque i personaggi intorno cui ruota il romanzo, personaggi molto caratterizzati, tanto che sembrano avere vita propria! E non è forse questo lo scopo a cui dovrebbe giungere ogni scrittore che si rispetti? Ma Virginia Woolf si ispira ai suoi ricordi per scrivere le pagine del suo romanzo, alla sua nostalgia, alle proprie domande, con sullo sfondo una profonda solitudine.

Fra i miei preferiti, non può che rientrare anche il romanzo di Dostoevskij, Povera gente: un romanzo breve, altrettanto commovente quanto “Addio alle armi”, ma ancora più semplice e tenero, umano ed umile come è la penna di Dostoevskij. Primo romanzo dello scrittore russo, narra la storia di due persone abbastanza povere che condividono, attraverso lettere, i propri desideri, speranze, tenerezze… ma cosa ne sarà del loro amore, in mezzo a così tanta miseria?

E, tanto per parlare ancora d’amore, “La ragazza di Bube”, di Carlo Cassola, si posiziona anch’esso tra i primi posti! In particolare, ho adorato il personaggio di Mara, ovvero, la ragazza di Bube. Un’adolescente umile nella sua semplicità, ironica, forse ingenua, sognatrice ma anche ribelle.

Ci troviamo, poco dopo la Liberazione, in Val d’Elsa, dove è ancora la violenza che agita il cuore di coloro i quali sono usciti dalla guerra. Arturo Cappellini, partigiano, detto Bube, oltre che “Il Vendicatore”, entrerà nel frattempo nella vita di Mara, ma sarà altrettanto “liberazione” il loro amore? Bisogna tenere presente, però, che Arturo Cappellini porta un nome a cui deve tener conto.

Ecco, ora, per spezzare un poco questi romanzi amorosi, vi riporto due libri su cui ho trascorso molto tempo prima di terminarli, interrompendone più volte la lettura. Mi riferisco a “Diari”, di Sylvia Plath e “1984”, di George Orwell. Di quest’ultimo ho apprezzato alcune riflessioni, libro quasi profetico, ma credo mi abbia ad un certo punto annoiata tutta la sua distopia… tanto che ho avuto l’impressione di essere finita in un girone infernale da cui, io personaggio, sarei potuta uscire solo impazzita. Mi sono ripresa un pochino quando, finalmente, è subentrato un personaggio femminile che ha risvegliato dei sentimenti nel cuore del protagonista, ormai assuefatto anch’egli da tanto grigiore.
Per quanto riguarda Diari di Sylvia Plath, è stato nel bel mezzo del libro, o forse anche un poco prima, che è cominciato il declino della poetessa. Il libro è un vero e proprio diario, sono annotati pensieri frutto del quotidiano della Plath… un quotidiano che via via diventa sempre più cupo, avvolto da una disperazione che stava toccando troppo profondamente anche me. Allora non ce la feci più, riposi il libro, per mesi e mesi, fino a quando un giorno, decisa a finirlo, lo ripresi. Mi accorsi che qualche frase profonda, se non bella, ne valse comunque la pena di aver letto così tanta intimità sofferta.

Fra i libri del 2019, compare uno che mi ha deluso, e uno che dovrò probabilmente rileggere in futuro. “La vergogna” di Annie Ernaux rientra nella prima categoria: un libro in cui credevo avrei trovato di più, invece l’ho trovato poco profondo, abbastanza superficiale; ho avuto la sensazione come se l’autrice avesse scritto il libro non tanto per amore quanto più per sfogare un odio sopito. Non ho recepito in modo particolare il messaggio che l’autrice avrebbe voluto far passare.
La vergogna, titolo del libro, nasce a causa di un gesto violento di un padre nei confronti della propria moglie, un gesto a cui assiste la protagonista del romanzo, che ne sarà ferita nell’orgoglio, da qui la vergogna. Insomma, mi aspettavo un’analisi più profonda riguardo al sentimento della vergogna, ma anche della vicenda in sé da cui è stato mosso, invece è stato detto poco, poco e in modo superficiale.
Con “Il delitto perfetto”, di Jean Baudrillard, faccio riferimento al libro che dovrei rileggere in futuro. L’ho trovato molto interessante, molto astratto, se vogliamo anche filosofico, con alcuni discorsi che non sento di avere afferrato fin nel profondo. Tratta di tante cose, partendo dalla nostra realtà, allacciandosi a discorsi che definirei “universali”, tratta di come ci ha resi la realtà virtuale, il nostro mondo attuale che è vicino all’immagine e sempre più lontano dall’essenza. Beh, un libro da rileggere perché interessante, attraente, toccante a livello cerebrale ma, ovviamente, non sentimentalmente.

Mai come il libro “Caro Massimo”, di Matilde Hochkofler, che mi ha regalato emozioni e sorrisi. Il libro nasce da interviste a quattr’occhi tra Massimo e la Hochkofler; le pagine trattano la vita di Massimo, dalla nascita fino a quando è volato via, ci sono aneddoti della sua vita quotidiana e privata, testi tratti dai suoi film e dai suoi sketch, oltre ad alcune parole rilasciate da coloro che hanno collaborato con lui e lo ricordano affettuosamente. Ho inoltre letto dettagli di cui non sapevo nulla: di quando Massimo vinse un concorso e fu scelto dalla Mellin affinché il suo volto da bimbo apparisse sui loro prodotti; ho letto di quando a dodici anni hanno scoperto la malattia che prima o poi lo avrebbe ucciso – una bomba ad orologeria impiantata nel suo cuore, scoperta troppo tardi. Ho letto poi del poeta preferito di Massimo, cosa facesse nel tempo libero prima di diventare attore, e cosa lo ha spinto ad avvicinarsi al mondo dello spettacolo.
Insomma, c’è la sua vita in questo libro! C’è, soprattutto, il Massimo umano.
Nel leggere questo libro, immaginavo Massimo, comodamente seduto a casa sua, con di fronte a sé Matilde Hochkofler, giornalista che ha raccontato altri nomi conosciutissimi quali Mastroianni, Totò, Anna Magnani. E proprio così li ho immaginati: lei e Massimo in un’atmosfera tutta confidenziale, mentre sorseggiano una tazza di caffè, tra un ricordo ed un sorriso, una lacrima ed una risata.
Presi questo libro anche perché, Massimo, oltre al fatto di essere stato un attore napoletano che ha fatto ridere senza essere mai volgare, l’ho sempre sentito particolarmente vicino a me per altri aspetti, come il fatto di provenire anche lui da una periferia, di aver vissuto certi disagi, di non essere stato brillante a scuola, l’aver sempre esorcizzato le cose che non andavano, il fatto di essere stato anche molto timido (eppure, ne ha fatta di strada!), e, quello che mi fece molto sorridere, l’aver detto di sentirsi “finto” nel parlare in italiano, sensazione che anch’io ho avuto modo di provare.

Un altro libro che mi ha appassionata, è “Una questione privata”, di Beppe Fenoglio. Romanzo ritenuto il capolavoro dello scrittore, probabilmente perché non contiene solo una storia d’amore, ma si rifà alle esperienze vissute da Fenoglio stesso, quando fu partigiano. Infatti, la vicenda è ambientata nel ’44, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, al culmine della guerra civile tra partigiani e nazifascisti. Nel corso di una ricognizione nella cittadina piemontese di Alba, Milton, il protagonista del romanzo, si ritrova di fronte alla villa di Fulvia, una ragazza torinese bella e capricciosa, occasionalmente sfollata lì da Torino, dove abitava prima della guerra. Milton, che è un giovane studente universitario, aveva cominciato a frequentare la villa di Fulvia con la quale condivide una conoscenza, Giorgio Clerici. Innamoratosi di Fulvia, comincia a corteggiarla scrivendole lettere d’amore e offrendole proprie traduzioni di amati scrittori anglosassoni, ma senza mai rivelarle esplicitamente il suo amore. Nella villa, Milton incontra l’anziana governante, la quale gli permette di rivedere i luoghi degli incontri con Fulvia e che, inavvertitamente, gli rivela che, nell’estate del 1943, quando Milton era già partito per l’esercito, Fulvia e Giorgio si frequentarono a lungo. Senza aggiungere altro, anzi, ho già detto troppo, Milton – ovviamente geloso – vorrà ritrovare Fulvia, e magari Giorgio, per capire che ne è stato di loro, e di che ne sarà dell’amore che prova per lei. Personalmente, avrei da ridire solo sul finale, per il resto, mi sono sentita partecipe e vicina durante quest’avventura alla scoperta dell’ignoto, curiosa di sapere come sarebbe finita. Un romanzo che non ti annoia, giacché abbastanza movimentato e “vivo”.

FINE PRIMA PARTE – non voglio annoiarvi con un articolone, perciò fra alcuni giorni pubblicherò la seconda parte.

Mi farà piacere sapere se anche voi avete letto i libri su citati e se siete concordi o in disaccordo riguardo le mie opinioni 🙂 e, ovviamente, accetto suggerimenti di letture.

Prossimamente parlerò dei seguenti libri restanti:

  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson;
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera;
  • Demian, Hermann Hesse;
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino;
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence.
I libri che ho letto

Libri letti nel 2018

  • L’ombra del vento, Carlos Ruiz Zafón (anno: 2001; genere: romanzo – thriller);
  • Il confine di un attimo, J. A. Redmerska (anno: 2013; genere: romanzo – contemporaneo, romanzo rosa);
  • La signora col cagnolino, Anton Cechov (anno: 1899; genere: racconto);
  • La ragazza del treno, Paula Hawkins (anno: 2015; genere: romanzo – thriller, drammatico);
  • Il grande Gatsby, Francis Scott Fitzgerald (anno: 1925; genere: romanzo – drammatico);
  • Il lupo della steppa, Hermann Hesse (anno: 1927; genere: romanzo – classico);
  • La gemella sbagliata, Ann Morgan (anno: 2017; genere: thriller psicologico) ;
  • I giorni dell’abbandono, Elena Ferrante (anno: 2002; genere: narrativa);
  • La favola di Amore e Psiche, Apuleio (125-170 ca. d.C; genere: mitologia);
  • L’insostenibile leggerezza dell’essere, Milan Kundera (anno: 1982; genere: romanzo – narrativa filosofica) ;
  • La donna giusta, Sándor Márai (anno: 1941; genere: romanzo)

APPROFONDIMENTI

I libri sono segnati in ordine di lettura, ma partirò come l’altra volta con il preferito dell’anno: L’ombra del vento, di Carlos Ruiz Zafón. Questo libro mi fu prestato e poi restituito, così a volte mi verrebbe voglia di comprarlo per sfogliarlo di nuovo. Se dovessi scegliere un solo aggettivo per descriverlo, lo definirei “magico”. Non so se sia stata la fretta di consegnarlo presto, ma lo finii in poco tempo, catturata dalla sua atmosfera incantata e allo stesso tempo palpabile, viva; mi sentii come catapultata in un’altra dimensione, cosa che raramente accade con altri autori: Carlos Ruiz Zafón ha davvero un modo particolare di scrivere che non somiglia a nessuno, è proprio suo. E, ripensando alla trama del suo romanzo, un altro aggettivo che utilizzerei per descriverlo, è “misterioso”, perché ci sono veri misteri da svelare, e allora ti ritrovi come un bambino (e bambino sarà il protagonista, inizialmente) a ricomporre questo puzzle.
Il romanzo comincia con un papà – proprietario di un piccolo negozio di libri usati – il quale è pronto a svelare al suo figlioletto Daniel – bambino di undici anni – un grande segreto: il Cimitero dei Libri Dimenticati, dove Daniel è invitato a scegliere un libro che lo accompagnerà per tutto il resto del romanzo, poiché in esso è contenuta più di una semplice storia. Ora che mi ricordo, in qualche pagine di questo romanzo ci lasciai anche qualche brivido! Ma i capelli, per fortuna, non mi diventarono bianchi.
Voglio poi precisare che questo libro, in sé, è finito, ma l’autore ha pubblicato il prosieguo. Personalmente, ho deciso di fermarmi al primo perché i prosiegui (che siano di libri o di serie TV), mi sembrano sempre forzature, oltre al fatto che lessi anche recensioni negative riguardo i successivi, relative proprio all’intensità percepita minore rispetto al primo romanzo.

Secondo libro che adorai molto e che lo aggiungerei al primo posto insieme al precedente, è L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Milan Kundera. Un libro ritenuto complesso ai più, complessità che io ritenni affascinante.
Lo ricordo filosofico, intrigante, volto a descrivere i meccanismi di noi esseri umani – forse anche esagerando, chissà.
I protagonisti del romanzo sono quattro persone – un chirurgo e una fotografa, una pittrice ed un professore -, le cui vite si intrecciano, così come si intrecciano i loro pensieri strambi, i loro sentimenti non sempre sani, le proprie verità, le fragilità, le proprie paure umane.

La donna giusta, di Sándor Marai, lo lessi subito dopo il romanzo di Milan Kundera. Forse avrei dovuto metabolizzare meglio il precedente prima di cominciare questa lettura, perché anch’essa si rivelò intensa, con spunti di riflessione, però un po’ rallentai nel finale… e non è un caso: pare che lo scrittore aggiunse le ultime parti dopo del tempo, quindi magari sono pagine di cui se ne poteva fare anche a meno. Rispetto al libro di Milan Kundera, questo romanzo lo ricordo meno “astratto” e filosofico, più concreto e con meno grilli per la testa. Anche qui ci sono quattro persone le quali, alternandosi, racconteranno la loro storia amorosa attraverso la propria visione dei fatti: vi è prima una donna (Marika) che la racconta ad una sua amica, vi è Peter (marito di Marika) che la racconterà ad un suo amico, vi è Judit (amante di Peter) che la racconterà al suo nuovo amante -, il quale infine racconterà la sua storia ad un connazionale, entrambi esuli a New York… perché, in fin dei conti, è proprio così che accade: quando si tratta d’amore, si fa labile il confine tra l’inciucio e la disperazione.

E, a proposito di confini, “Il confine di un attimo”, di J. A. Redmerska, pure non smette di parlare d’amore, con la sola differenza che ci sono meno parole e più azione: la protagonista è una ventenne, Camryn, la quale decide di partire e andare lontana dal dolore, dolore causato dalla morte del suo ragazzo dopo un incidente automobilistico. Sarà proprio lungo questo viaggio che incontrerà un tipo interessante, Andrew; mentre leggevo questo romanzo, confesso che mi stavo infatuando di lui.
La storia è semplice, ma per nulla noiosa: ci sono momenti intensi, di condivisione, attimi che ti lasciano sospesa nella bolla delle emozioni, nella quale vorresti restarci per volare ancora e ancora, sempre più in alto… ma, alla fine della lettura, purtroppo, la bolla scoppia e termina l’incanto.

Spezzando un po’ queste trame amorose, passerei a La ragazza del treno, di Paula Hawkins, un thriller psicologico.
Di questo libro guardai anche il film, ma trovai il libro più coinvolgente del film. Non sono un’intenditrici di libri dal genere thriller, ma questo qui mi ha tenuto una bella compagnia, con personaggi ben delineati.
È la storia di Rachel, una donna molto sola, che ogni giorno prende il treno per arrivare al lavoro, se non che un giorno è spettatrice di un fatto che le stravolgerà la vita. Rachel ha l’abitudine di guardare fuori dal finestrino del treno, fantasticando su di una coppia che pare rappresentare il suo sogno d’amore… ma la realtà si scontrerà con la fantasia.
Anche in questo libro i personaggi si alternano, esponendo i propri accadimenti; oltre Rachel sono presenti altre due donne, Megan ed Anna. Non vi dico altro!

Tanto per restare in tema, un altro thriller è quello di Ann Morgan, la gemella sbagliata. Concordo con chi dice che, più di un thriller, è vicino ad un romanzo psicologico. Le protagoniste sono due gemelle identiche, che un giorno decidono di fare un gioco: scambiarsi le parti. Fin qui non c’è nulla di strano, è un gioco divertente, ma una delle due gemelle ci prende gusto e non vuole più “restituire” all’altra la propria identità.
Come è solito tra gemelle, c’è sempre una più forte e una più debole: chi l’avrà vinta, allora? Ricordo che volevo arrivare al nodo del pettine di questa vicenda intrigante, ricordo che una pagina tirava l’altra, ma il finale non lo ricordo particolarmente brillante.

Ecco, ora, mi aggancio pronunciando il libro che non mi ha lasciato nulla, anzi, mi ha delusa: I giorni dell’abbandono, di Elena Ferrante. Un libro che avrebbe veramente potuto scrivere chiunque, senza profondità particolari, una storia comune se non banale: quella di una donna con due figli, ed un marito che decide di lasciarla, da qui Olga dovrà ricominciare da se stessa. Ho poi scoperto che questo romanzo è il primissimo libro della Ferrante, quindi mi vengono in mente due considerazioni: 1) È giustificata in quanto scrittrice alle prime armi, essendo il suo primo romanzo; 2) Come si può decidere di pubblicare un libro così sempliciotto? O forse le è andata bene perché la Ferrante è comunque una scrittrice misteriosa di cui nessuno conosce la sua vera identità?

Ultimi libri: La signora col cagnolino, di Anton Cechov, e Amore e Psiche di Apuleio: entrambi molto brevi; il primo con poche ma intense riflessioni, il secondo lo definirei una favola dolce e piacevole.

Ultimissimi libri: Il grande Gatsby, di Francis Scott Fitzgerald; Il lupo della steppa, di Hermann Hesse.
Questi li ho messi per ultimi perché non ricordo le emozioni o le riflessioni a cui mi indussero, tuttavia ricordo questo: ne “Il grande Gatsby” accadono tantissime cose. Il protagonista proviene da una famiglia povera da cui fugge per trovare ricchezza, e ci riesce bene dato che si troverà ad abitare in una grande villa dove organizza sempre feste… ma non è una persona pulitissima, tant’è che dirà qualche bugia, farà cose illegali, cercherà di prendere ciò che non è “suo”, ci sarà di mezzo una donna. Insomma, una trama che non ti annoia!
Riguardo il lupo della steppa, invece, ricordo che rispetto a “Il grande Gatsby” ci sono molte più riflessioni, non a caso l’autore del libro è Hermann Hesse il quale si distingue per essere stato anche poeta e filosofo, oltre che scrittore. Trama rubacchiata rapidamente da internet: Il libro narra la vita di Harry Haller, un uomo dal carattere piuttosto cupo e ombroso, che sparisce all’improvviso dalla camera che aveva affittato, lasciando solo come ricordo un manoscritto al quale aveva dedicato del tempo nei mesi precedenti.

I libri che ho letto

Libri letti nel 2017

Questi, i libri che ho letto nel 2017:

  • Le notti bianche, F. Dostoevskij (anno: 1848, genere: romanzo – romantico, introspettivo);
  • Memorie delle mie puttane tristi, G. G. Marquez (anno: 2004; genere: romanzo; l’ultimo dello scrittore);
  • L’amico ritrovato, F. Ulhman (anno: 1971; genere: romanzo di formazione);
  • L’arte di amare, E. Fromm (anno 1957; genere: saggio – psicologico);
  • Lettera ad un bambino mai nato, O. Fallaci (anno: 1975; genere: epistolario – biografico);
  • Il ritratto di Dorian Gray, O. Wilde (anno: 1890; genere: romanzo – filosofico, gotico, fantastico);
  • Orgoglio e pregiudizio, J. Austen (anno: 1813; genere: romanzo sentimentale – rosa) ;
  • Il piccolo Principe, A. de Saint-Exupéry (anno: 1943; genere: racconto – letteratura per ragazzi);
  • Undici minuti, Paulo Coelho (anno: 2003; genere: romanzo);
  • Lo Zahir, Paulo Coelho (anno: 2005; genere: romanzo – drammatico);
  • La ragazza dello Sputnik, Murakami (anno: 1999; genere: romanzo – romanzo d’amore);
  • Che tu sia per me il coltello, David Grossman (anno: 1998; genere: romanzo epistolare);
  • Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer (anno: 2006; genere: romanzo – epistolare, romantico);
  • La settima onda, D. Glattauer (anno: 2010; genere: romanzo – epistolare) ;
  • Avrò cura di te, C. Gamberale e M. Gramellini (anno: 2014; genere: romanzo) ;
  • Stanotte il cielo ci appartiene, Adriana Popescu (anno: 2014; genere: romanzo – rosa, contemporaneo);
  • Va’ dove ti porta il cuore, S. Tamaro (anno: 1994; genere: romanzo – sentimentale, epistolare);
  • L’identità, Milan Kundera (anno: 1997; genere: romanzo contemporaneo);
  • Al di là del Deserto, Igor Sibaldi; (anno: 2017; genere: saggio – metafisica);
  • I pesci non chiudono gli occhi, Erri de Luca (anno: 2011; genere: romanzo di formazione);
  • A livello del mare, Rossana Orsi (anno: 2017; genere: narrativa);
  • La padronanza dell’amore, Don Miguel Ruiz (anno: 2001; genere: manuale, libro di autoaiuto);
  • La signora delle camelie, Alexandre Dumas (anno: 1848; genere: romanzo – autobiografico)

APPROFONDIMENTO

I libri sono segnati in ordine di lettura, ma io voglio partire da quello che considero il mio preferito dell’anno 2017: La signora delle camelie, di Alexandre Dumas; composto nello spazio di un mese, il romanzo è la trasposizione romanzata della storia d’amore dell’autore stesso con Marie Duplessis e rappresenta la vita e i segreti di quello che nel dramma omonimo egli definisce “il demi-monde”. Una storia che mi ha fatto emozionare fino alle lacrime, una storia ricca di passione, ma anche di sofferenza, debolezze e tanta umanità. Sentii molto vivi i personaggi di questo romanzo, così vivi che mi ci affezionai: da un lato avevo fame di leggere le pagine successive, dall’altro mi dispiacque arrivare alla fine e terminare così il mio viaggio nei cuori di quelle vite.

Un altro libro che metterei sul podio insieme a quello sopra citato, è Undici minuti di Paulo Coelho; anche questo libro mi ha fatto commuovere, e badate che non mi toccano tanto profondamente proprio tutti i libri che leggo!
In Undici minuti si narra la storia di una giovanissima che diventa donna, per di più ha il mio stesso nome, una donna che per fuggire dalla miseria cade nelle mani di cattive persone, così si ritrova a fare la prostituta, cosa a cui ovviamente non ambiva. Sarà l’incontro con un artista, un pittore, che farà scoprire alla protagonista cosa è davvero l’amore, dove undici minuti ne rappresentano il tempo.

Un altro libro che evidenziai, perché mi fece riflettere molto e, per diversi aspetti, ritenni illuminante, fu L’arte di amare, stavolta un saggio, di Erich Fromm.

Ho poi evidenziato “Va’ dove ti porta il cuore”, di Susanna Tamaro; “Avrò cura di te”, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini. Ritengo che questi due libri siano simili nella tenerezza delle parole, nei consigli, nell’affetto che emanano. Mentre nel primo vi è una nonna che parla a sua nipote, alla quale ha lasciato delle lettere, nel secondo libro c’è un angelo che soccorre una giovane, Gioconda (detta Giò), che ha difficoltà a mettere ordine nel suo cuore.

Gli ultimi due libri che evidenziai sono dei saggi: “Al di là del deserto”, di Igor Sibaldi, e “La padronanza dell’amore”, di don Miguel Ruiz. Ricordo vagamente che questo ultimo utilizzò parole molto semplici per esprimere concetti profondi riguardo l’amore. Riguardo il libro di Igor Sibaldi, invece, con il titolo del libro “Al di là del deserto”, lo scrittore fa riferimento alla storia di Mosè, uscito dall’Egitto, per spingere il lettore stesso ad uscire dalla propria cosiddetta “zona di comfort”, attraverso vere e proprie lezioncine di metafisica.

Di questa lista di libri del 2017, non ci sono altri libri su cui lasciai qualche segno particolare che mi ricordasse quanto mi piacquero. Tuttavia, non ci sono stati neanche libri che mi delusero come è successo l’anno dopo.
Comunque, a distanza di tempo, tra quelli che più mi piacquero, oggi inserirei anche Lo Zahir, di Paulo Coelho, così come Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Questo ultimo mi fece moltissima compagnia, ogni personaggio aveva le proprie caratteristiche con una personalità ben delineata. Erano così ben definiti, che in alcuni ci trovai somiglianza con persone che conosco realmente; il personaggio che sentii vicino, sia perché mi somigliava per davvero in qualcosa, sia perché avrei voluto somigliarle ancora di più, fu Elizabeth Bennet… anche se potrei somigliare benissimo anche alla sorella, Jane. Oppure, sapete che vi dico? Che, secondo me, in ogni donna potrebbe esserci sia una Jane che una Elizabeth Bennet, ma penso che ogni tanto salti fuori una delle due, a seconda della situazione!

Tornando a noi, aggiungo un pensierino per gli altri libri non ancora citati:

Il piccolo Principe mi sorprese molto, perché mi aspettavo una bella favola, ma invece c’è dell’altro che, comunque, nulla toglie alla storia. Mi commosse sul finale, inaspettato.
Lettera ad un bambino mai nato, di Oriana Fallaci, lo metterei sullo stesso piano de Il piccolo Principe, perché mi trasmise emozioni simili: lacrimucce simili, tristi e sconsolate.

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” e “La settima onda”, libri di Daniel Glattauer, sono uno il proseguimento dell’altro.
La storia è quella di un uomo e una donna che si trovano per un errore: una mail inviata alla persona sbagliata. Nonostante questo errore, i due sono curiosi l’uno dell’altra, così continuano a scriversi via mail per moltissimo tempo, mi sembra per più di un anno. Ricordo che provai tantissima curiosità nel leggere i messaggi che si inviavano, tant’è che una pagina tirava l’altra e andavo a dormire tardi perché volevo ancora saperne delle loro confidenze. Ma, prima o poi, questo scambio di mail doveva pur finire, o no? E così i due protagonisti decidono di incontrarsi, ma non prima di tantissime paranoie, ansie, paure. E dopo essersi incontrati di persona? Chissà! Non ve lo dico, ma il bello è che nemmeno lo ricordo, a parte qualche particolare che ricordo vagamente, e assai poco bello… ma non vi dico niente, no-ne.

E, a proposito di scambi epistolari, le recensioni di “Che tu sia per me il coltello”, di David Grossman, erano molto negative, ma decisi di fare affidamento su quelle positive e così lo comprai. Mi affascinò la trama: “In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile – si stringe nelle braccia – sembra volersi isolare dagli altri. E’ un gesto che lo commuove e lui, Yair, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta è un’implorazione, e Miriam ne resta colpita, forse un poco sedotta. Accetta anche se spera di trasformare le parole in fatti, perché quella in cui lei crede è un’intimità assoluta… ecc.” Trovai inoltre incantevole il volto della donna, sulla copertina del libro, la quale evidentemente rappresenta Miriam.
Le lettere che si scambiano sembrano effettivamente scritte da due pazzi, forse più pazzo lui che lei, un po’ buffe, fuori dal comune, qualche volte forse pesantine, però li trovai quasi teneri. Il finale, comunque, mi lasciò senza parole, interdetta.

Allo stesso modo, mi lasciò senza parole anche il finale del romanzo di Milan Kundera, “L’identità”, ma fu però più scorrevole rispetto allo scambio di lettere tra Miriam e il suo ammiratore. Ne “l’identità” abbiamo come protagonisti due persone che si amano, stavolta non ci sono lettere di mezzo, ma l’autore del libro si pone una domanda che fa più o meno così: cosa accadrebbe se, un giorno, ti accorgessi di non avere conosciuto mai davvero la persona che hai accanto?

E, visto che non c’è due senza tre, insieme ai due libri precedenti, un altro libro che mi lasciò abbastanza spaesata, fu “La ragazza dello Sputnik”, di Murakami. Forse questo lo metterei per primo rispetto ai due precedenti, “primo nell’avermi lasciata con un punto interrogativo nel finale”, si intende.

Abbiamo, poi, “I pesci non chiudono gli occhi”, di Erri de Luca, e “Stanotte il cielo ci appartiene”, di Adriana Popescu. Li cito insieme perché credo che abbiano un comune denominatore: la tenerezza. Nel primo, però, è la tenerezza di un ragazzino alle prese con la sua prima cotta, raccontata attraverso i propri occhi ormai adulti. Nel secondo libro, quello di Adriana Popescu, vi è la storia di un’aspirante fotografa, in crisi con il suo ragazzo. Durante un evento conoscerà un giovane – Tristan, un ragazzo dolce, misterioso, riservato e, non per ultimo, tormentato – che risveglierà in lei qualcosa… ma non subito eh, perché Layla è una brava ragazza e anche un tantino in crisi con la sua relazione, però l’autrice del libro si domanda proprio questo: qual è il confine tra amicizia e attrazione?

Ho lasciato per ultimi i libri di cui ricordo poco:

Le notti bianche, di Dostoevskij: ricordo che il libricino scorreva bene, che il protagonista era un sognatore, ma anche un uomo troppo solo… ricordo che fu toccante la sua solitudine e la tenerezza con cui la esprimeva, finché sul suo cammino incrociò una donna per la quale provò un sentimento che aveva dimenticato. Poi, è risaputo: quando, dopo tanta solitudine, ritrovi un po’ di vita, ti senti di rinascere; così dovette sentirsi il sognatore, ma forse volò troppo in alto e… non aggiungo altro. È un classico, anche breve, quindi molto probabilmente lo avrete già letto, ma meglio tacere il resto!

Memorie delle mie puttane tristi, di Gabriel Garcìa Marquez. Ecco, di questo libro non ricordo le emozioni provate. Ricordo soltanto che parlava di amore, in particolare c’era un anzianissimo signore che, per il suo compleanno, si regala una notte d’amore con una giovanissima ragazza. Questo avviene in una casa adibita a tale scopo, per coloro che vorrebbero ancora vivere l’amore. Ma il bello è che questo signore anziano non toccherà mai quella giovane, ma si limterà ad osservarla e a raccontarsi, allora si accorgerà che non ha mai amato così tanto una donna come ora. Ecco, proprio adesso, mentre scrivevo, mi è tornato alla mente il finale! E mi commossi, sì.

L’amico ritrovato, di Fred Uhlman, mi lasciò con uno stato d’animo triste, ma anche un tantino intenerito. È la storia di un’amicizia, un’amicizia tra un ragazzino di origini ebree e un altro proveniente da una nobile famiglia tedesca. Due mondi diversi tra loro, ma non per questo, anzi, proprio per questo, si scoprono e si confrontano.

Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde. Un romanzo che esprime la fragilità umana davanti all’incapacità di accettare la vecchiaia. Ricordo che il finale fu per me inaspettato, ci rimasi anche un pochino male, ma probabilmente non poteva andare diversamente: il protagonista teneva più all’apparenza che alla sua anima.

E chiudo con “A livello del mare”, di Rossana Orsi. L’autrice la seguivo sulla sua pagina Facebook, e spesso mi ci trovavo nei suoi pensieri. Quando uscì il libro, fui incuriosita dai temi affrontati, e pensai che non mi avrebbe delusa, conoscendo ormai la sua penna.
Non ricordo affatto la trama, ma ho ripreso la recensione che allora mi chiese cortesemente l’autrice: “un libro che ti lascia una sensazione piacevole, proprio come quando ci si perde ad osservare il mare. Lo definirei delicato, e con quella stessa delicatezza l’autrice riesce a giungere nelle profondità dell’anima della protagonista, attraverso il ricordo dei legami affettivi che l’hanno fatta crescere ed eventualmente cambiare. È un libro molto intimo, particolare, in cui nella prosa risiede davvero tanta poesia. L’ho sentito come una ricongiunzione alla parte più vera del proprio sé, direi quella di bambina, che sta a noi tenere in vita, imparando l’arte di camminare insieme nella propria crescita interiore; è questo il messaggio che mi ha trasmesso ‘A livello del mare’.”

📚 FINE 📚