Dietro la leggerezza di un volo

11 settembre 2015

Annie ha cinque anni e mezzo, la curiosità in tasca e lo sguardo sempre perso nell’immenso.
Annie è distratta, guarda per aria, segue il vento, cerca la libertà mentre i suoi occhi si soffermano sulle ali degli uccelli e sulle piume che essi perdono a costo di prendere il volo.
Annie cammina a passo svelto, poi ancora più svelto, quasi come se l’aria che sente invaderle il viso le facesse da carburante, necessario per prendere quota e spiccare finalmente il volo.
Allora eccola, Annie che corre più forte del vento ma non ancora più forte della luce, sente la forza muoverle le gambe e spingerla fino a farla saltellare. Annie corre, corre e salta, fa passi da gigante ma le sue gambe da bimba non la aiutano molto: sono rapide però ancora troppo corte.
Oh, se solo Annie lo sapesse, che gli uccelli per volare non prendono rincorse, ma si affidano alla leggerezza delle loro ali, confidano nei venti e anche in quelli contrari, si reggono nel vuoto perché prima ancora di essere posto di nessuno, è il loro – forse unico – posto libero.
Che Annie impari dagli uccelli, oltre la leggerezza dei loro voli piumati.

Il cuore non invecchia mai

25 febbraio 2015

Alice si sveglia sempre molto presto, nonostante poi si ricordi che non ha alcun luogo dove recarsi se non in cucina, per preparare una tazza di caffè, macchiato preferibilmente, come piaceva al suo unico grande amore che da circa sette anni riposa beato nell’alto dei cieli. Alice sorseggia lentamente quella tazza di caffè, ed è come se in bocca sentisse ancora il sapore dei baci suoi, amari e dolci al tempo stesso; avverte la sensazione che lui le sia ancora accanto, che le accarezzi i capelli e, come sempre, le sussurri quanto siano belli, subito dopo i suoi occhioni verdi, ovviamente. Oggi quegli occhioni verdi Alice li ha ancora, ma sono più stanchi e vedono sempre poco, spesso sono tristi, altre volte malinconici, immersi nel vuoto.
Dopo il caffè, si prepara per un’altra giornata tranquilla, accompagnata dal suo ormai unico amico di viaggio, il chiassosissimo silenzio, che mai si sarebbe aspettata di vivere, o, almeno, non così presto.
Nonostante la sua età e i suoi acciacchi, dentro Alice si sente donna, una donna che desidera ancora di essere guardata mentre cammina per le strade di Roma, invece si sente come un misero fantasma in balìa della fretta e del caos del mondo. Le piacerebbe truccarsi con la stessa attenzione e bravura di quando aveva i suoi ingenui e timidi vent’anni. Le piacerebbe correre forte e sentirsi il vento in faccia, sognare e inventarsi il suo futuro, sfoggiare abiti ancora troppo nuovi, viaggiare senza meta, ridere con le amiche, guadagnarsi del tempo tutto per sé solo per perderlo.
Oggi Alice ha tutto il tempo del mondo, ma non è lo stesso, non sa di che farsene se non ha nessuno con cui condividerlo.
Alice si sente un’incompresa, si sente a volte derisa e guardata con occhi di compassione, quando invece vorrebbe urlare al mondo intero che non desidera le si venga ricordato quanti anni abbia, cosa non può più fare, né quali medicine deve prendere.
Eppure da giovane era un’infermiera, stimata da tutti e fiera della sua persona, sempre felice di curare gli altri non quanto deve curare se stessa, oggi.
Alice non accetta la vecchiaia, le condizioni che questa comporta, svegliarsi al mattino e trovare il letto bagnato di pipì, affaticarsi semplicemente passeggiando, dimenticare le cose.
In particolare, teme di dimenticare i suoi più bei ricordi, ché è tutto quello che le resta. Vorrebbe confidarli a qualcuno, affinché regalino un sorriso, motivo in più per vivere ancora, ma non ha nessuno a cui raccontare le sue memorie.
Vede la sua vita cadere rapidamente in picchiata, come fosse un aeroplano. Avrebbe preferito caderci, sì, ma stringendo la mano del suo amato, perché in due si è sempre più coraggiosi.
Perché quando c’è l’amore la morte non esiste, o, se proprio deve esistere, dovrebbe essere il solo ed unico pretesto per amarsi ancora più forte.