Fra gli umani

17 febbraio 2018

Come quando smetti di sentirti “magica”, ma ti senti solo tanto umana, e ti accorgi che è questo che basta, e che quasi ti avanza.
Succede così, all’improvviso, ma tu devi tenere bene il cuore aperto ed umile, dare meno voce all’ego.
Succede quando sei sola, quando non devi rendere conto a nessuno. Allora ti accorgi di quello che hai vissuto, ma finalmente riesci a ripensarci con distacco, senza più sentimento, come estranea ai fatti, eppure, terribilmente consapevole di tutto quello che è stato, e che non più sarà mai, o, quasi.

Nuvole di passaggio

8 ottobre 2016

Erano le cinque e mezzo del mattino, fui svegliata dal fortissimo rumore del temporale. Sarà che ero in dormiveglia, ma ho preferito non aprire gli occhi. Ho continuato ad ascoltare quel ticchettio battente, sul vetro delle finestre. Era forte, fortissimo: grandinava. Ma quel suono mi ricordava anche altro, quello di un paio di mani che battevano, senza sosta, su una macchina da scrivere. Che buffo! Trasformare in sogno un momento reale: per sentirlo più forte dentro, o per sfuggire da esso?
Ho immaginato che quelle mani potessero essere quelle di Dio, intente a scrivere il suo romanzo. Nel romanzo c’ero io, la mia famiglia, ma anche persone che a quell’ora stavano lì fuori, al freddo, in cerca di un riparo.
Allora ho aperto gli occhi, ho guardato fuori e, nell’osservare quella tempesta di pioggia e quel vento così adirato, ho avuto quasi paura e ho percepito un senso di impotenza.
Eppure ero a casa, al sicuro.
Non so chi me lo abbia suggerito, ma ho cominciato a pregare, affinché smettesse di piovere. E voi, voi ci credete? La pioggia ha continuato la sua opera, ma stavolta più sottile, più sottile ancora.
Prima che smettesse, diversi pensieri hanno invaso la mia mente.
Ho pensato alle persone che non sento da tanto, a quelle a cui ho impedito di farmi conoscere a fondo. Soprattutto, ho pensato alla fragilità della vita e alla forza della morte, al loro convivere insieme.
E poi, mi sono chiesta, ma quale potrebbe mai essere l’ultimo pensiero di chi sta per volare in cielo? Forse pace, o forse non ha nemmeno tempo per pensare.
Una volta, lessi che non conta tanto il fatto che la morte arrivi, quanto ciò che si stava facendo durante il suo arrivo.
Ecco, allora io vorrei farmi trovare così: con gli occhi perduti ma innamorati, le mie mani intrecciate ad altre, il mio cuore traboccante di ricordi che – imperterriti – fanno ancora a gara coi sogni.

folli