Lettura in corso

Alcuni giorni fa, giravo in libreria e, dopo aver scelto due libri, stavo curiosando fra altri generi, quando… è avvenuto l’incontro ravvicinato del terzo libro! Ovvero, quello di Massimo Troisi! Mi è bastato vedere il suo volto in copertina, ed ho sorriso come se avessi incontrato un amico. Ho preso il libro fra le mani, iniziando a sfogliare alcune pagine, fra le prime e quelle nel mezzo, che raccontavano la vita di Massimo, da quando nacque a quando poi ci ha lasciato. Ho letto dettagli di cui non sapevo nulla: di quando Massimo vinse un concorso e fu scelto dalla Mellin affinché il suo volto da bimbo apparisse sui loro prodotti; ho letto di quando a dodici anni hanno scoperto la malattia che prima o poi lo avrebbe ucciso, una bomba ad orologeria impiantata nel suo cuore, scoperta troppo tardi. Ho letto poi del poeta preferito di Massimo, di cosa facesse nel tempo libero da ragazzino, di cosa l’ha spinto ad avvicinarsi al mondo dello spettacolo.
Insomma, c’è la sua vita in questo libro! C’è, soprattutto, il Massimo umano.
Credo sia un libro riuscitissimo, soprattutto perché nasce da interviste a quattr’occhi con lo stesso Massimo, comodamente seduto a casa sua, e, di fronte a lui Matilde Hochkofler, una giornalista che ha raccontato altri nomi conosciutissimi quali Mastroianni, Totò, Anna Magnani. Proprio così li ho immaginati: lei e Massimo in un’atmosfera tutta confidenziale, mentre sorseggiano una tazza di caffè, tra un ricordo ed un sorriso, una lacrima ed una risata.
E poi, sì, ho preso il libro anche perché, Massimo, oltre al fatto di essere stato un attore napoletano che ha fatto ridere senza essere mai volgare, l’ho sempre sentito particolarmente vicino per altri aspetti, come il fatto di provenire anche lui da una periferia, di aver vissuto certi disagi, di non essere stato brillante a scuola, l’aver sempre esorcizzato le cose che non andavano, il fatto di essere stato anche molto timido (eppure, ne ha fatta di strada!), e, quello che mi fece molto sorridere… l’aver detto di sentirsi “finto” nel parlare in italiano, sensazione che anch’io ho avuto modo di provare. Ecco, credo che sarebbe stato proprio bello avere un Massimo per amico!

Il libro è ancora in fase di lettura, sì, ma io sono impaziente di condividere con voi alcune pagine che reputo interessanti e belle; devo dire che ne avrei condivise molte di più però, poi, vi toglierei tutto lo sfizio… e credo anche non sia corretto.

In genere, è sull’altro mio sito, Maryland, che condivido le cose che leggo, ma Brezza d’essenza è per ora più vivo e più seguito.

Quindi, bando alle ciance, ecco qui alcune pagine:

N.B.: Per la cronaca, il titolo del libro è Caro Massimo.

Ah, non si parla solo della vita e della carriera di Massimo, il libro parte proprio mostrando come si presentava la periferia dove egli nacque, agli inizi degli anni Cinquanta.

Una favola infantile

C’era una volta Finn, un amico di breve data. Il suo nome deriva dal gaelico e significa “dalla carnagione chiara”.
La storia di Finn è una storia difficile ma felice: selvatico, è fuggito dalla sua terra madre per essere confuso fra i finocchi. E vi chiederete “perché?”, perché mai farsi chiamare finocchio, e non Finn, annullando quindi la sua identità, e rischiare la pelle? Anzi, rischiare i gambi e la chioma verde? Per non parlare del suo tenerissimo cuore croccante!
Eh bene sì, Finn, sapendo che prima o poi sarebbe giunto alla sua fine, aveva comunque il desiderio di conoscere esseri viventi diversi dai suoi simili.
Così, è entrato in una casa di esseri umani per salutare, chiacchierare, conoscere, mettersi in posa e, infine, in una foto, farsi ricordare.
Perché, come bene sappiamo, non esiste la morte nel ricordo di chi ci ha amato. E Finn, sì, lui si è donato.

Ritratto di Finn

La storia di un uomo

17 marzo 2015

Ho sentito un battito insano
di un cuore malato di un uomo solo

Camminava fra campi di grano
immerso nel silenzio di un giorno vuoto

Carezzava fili d’erba con il palmo della mano
rivolgendo gli occhi al cielo per sentirsi meno solo

E finalmente riprese fiato nell’immensità delle stelle
ritrovando se stesso in un brivido sulla pelle

Come fosse rinato da un giorno buio
all’ombra del suo io a lui ancora sconosciuto.