Poesia… presuntuosa (!)

Che giochino all’amore
le anime bambine
che sentono nel cuore
bisogno di conquiste.
Io sono una bambina,
ma assai più antica,
per correre e inseguire
simil cose infantili.
Aspiro ad ascetiche
e lontane grandezze
come il Sole e la Luna
i quali ingravidano
acque terrene
innalzando le maree.

Metaforicamente parlando

Nasciamo tutti sulla sabbia, chi su una sabbia che già scotta, chi su una sabbia che, prima o poi, scotterà, poiché la luce ed il calore del Sole arrivano ovunque.
Nasciamo per andare avanti, attraversando il mare, attratti da quell’orizzonte che sembra infinito ma, prima o poi, finisce; è lì che annega il Sole.
Andiamo avanti, dalla sabbia, immergiamo per la prima volta i piedi nell’acqua: per alcuni è fredda, per altri è tiepida, per altri ancora è calda. E più andiamo avanti, più l’acqua cresce, sempre di più, dai piedi alle gambe, dalle gambe alle cosce, dalle cosce all’addome, dall’addome al collo e così via. Andare avanti è superare il presente, verso il futuro, ma proveniamo pur sempre dall’attimo prima di quello che fu presente, ossia, il passato. Il passato è quest’acqua di mare che sale, sale, sale, sale. Allora c’è chi si sforza di imparare a nuotare, per non affogare: vivrà certamente più a lungo, eppure, scoprirà che ogni mare finisce. E c’è poi chi, invece, non ce la fa e rimane indietro, boccheggia, infine annega nelle acque passate: così, qualche corpo si perde negli abissi del mare, mentre la maggior parte torna da dov’è venuta, su una riva che non potrà che affacciarsi su di un mare, ancora una volta, l’ultima. Poiché il mare è il passato, e da esso non si fugge.

Sotto l’onda che s’alza

La nonna ha l’abitudine di sedere vicino la finestra, sulla sua comoda sedia ricoperta di stoffa. Le piace guardare la gente che passa, alzare ogni tanto gli occhi al cielo e dire in tono gioioso: “Meno male che oggi è uscito il Sole!”, mentre si rattrista quando piove, credendo subito che l’inverno sia tornato (in piena estate), e non potrà più andare a passeggiare.
A volte, però, cade nelle sue fissazioni, così: se vede passare delle persone che non conosce, comincia a dire che hanno guardato dentro casa, e che l’hanno guardata in modo strano, come se avessero pensato di derubarla. Quando dice ciò, è difficile anche solo fingere di ascoltarla, ancora più difficile è convincerla del fatto che le sue sono solo impressioni.
Altre volte, quando vede passare delle persone che invece conosce, lei diventa tutta contenta, aspettando ansiosa che quelle persone la guardino dalla finestra, per poi salutarla. Ma, le persone, anche quelle che un tempo la salutavano, ora pare che abbiano fretta, oppure non hanno più voglia di alzare gli occhi verso la sua finestra; insomma, hanno nuovi pensieri per la testa. Vedo allora spegnersi l’emozione negli occhi della nonna, ma non prima di averla vista intenta a cercare di attirare l’attenzione dei passanti.
Non parla, non urla per farsi sentire, semplicemente: alza la mano e saluta aprendo e chiudendo le dita, come una bambina che imita una luce a intermittenza. Continua seguendo con lo sguardo e con il braccio la persona che in quel momento sta passando di lì, finché questa scompare e, insieme, vedo scomparire l’entusiasmo sul volto della nonna. Quindi si volta a guardarmi e mi dice, con tono triste, che non l’hanno salutata. Altre volte ha un tono arrabbiato, di quelli spontanei che spuntano fuori quando ci si sente offesi; io le dico che non fa niente, oppure, la assecondo con un sommesso “Eehh…”, scuotendo la testa e sospirando, un modo come un altro per dirle “e che ci vuoi fare?”. Altre volte ancora, resta in silenzio, come non fosse successo nulla, così per un po’ rimango a guardarla, talvolta sento invadermi da tutta la solitudine della vecchiaia: mi commuove, mi porta alla mente l’immagine di una grande onda che sempre più si alza, con noi tutti sotto di essa senza più alcuno scampo.

Meno male che oggi è uscito il Sole.

scatto personale

Tra me e il sole

17 febbraio 2016

Il sole sorge, poi tramonta, poi sorge nuovamente. Passa ma non si ferma. Fedele, torna sempre, per donare carezze al cielo, dipingendo di luce tutte le sue nuvole. Ed io, io che lo osservo, anima sola, pura e maldestra, m’impiglio in fili d’erba, perché ancora non conosco la terra.