Poesie altrui

Tre poesie di Antonia Pozzi

(Preghiera alla Poesia)

Oh, tu bene mi pesi
l’anima, poesia:
tu sai se io manco e mi perdo,
tu che allora ti neghi
e taci.

Poesia, mi confesso con te
che sei la mia voce profonda:
tu lo sai,
tu lo sai che ho tradito,
ho camminato sul prato d’oro
che fu mio cuore,
ho rotto l’erba,
rovinata la terra –
poesia – quella terra
dove tu mi dicesti il più dolce
di tutti i tuoi canti,
dove un mattino per la prima volta
vidi volar nel sereno l’allodola
e con gli occhi cercai di salire –
Poesia, poesia che rimani
il mio profondo rimorso,
oh aiutami tu a ritrovare
il mio alto paese abbandonato –
Poesia che ti doni soltanto
a chi con occhi di pianto
si cerca –
oh rifammi tu degna di te,
poesia che mi guardi.

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(Scambio)

Continueremo così:
io a darti poesia e la prima margherita
da mettere davanti alla tua mamma;
tu ad arginarmi la vita
con certezze di fiamma.

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(Pioggia)

Stasera la mia sonnolenza
a gravare sopra un divanetto scomodo
invincibilmente
e la corrosione tremula della pioggia
in un canale troppo vicino
a incidermi nell’anima
penosamente
il balenìo delle tue lacrime.

(Antonia Pozzi, “Poesia, mi confesso con Te. Ultime poesie inedite 1929-1933”.)

Estratti di letture

Realtà virtuale (Jean Baudrillard)

Con la modernità, in cui non smettiamo di accumulare, di aggiungere, di rilanciare, abbiamo disimparato che è la sottrazione a dare la forza, che dall’assenza nasce la potenza. E per il fatto di non essere più capaci di affrontare la padronanza simbolica dell’assenza, oggi siamo immersi nell’illusione inversa, quella, disincantata, della proliferazione degli schermi e delle immagini.

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[La comunicazione virtuale]

Vi è una profonda incompatibilità tra il tempo reale e la regola simbolica dello scambio. Ciò che regge la sfera della comunicazione (interfaccia, immediatezza, abolizione del tempo e della distanza) non ha alcun senso in quella dello scambio, dove la regola vuole che quanto è dato non sia mai restituito immediatamente. Bisogna restituirlo, ma mai all’istante. E’ un’offesa grave, mortale. Non vi è mai interazione immediata. Il tempo è appunto ciò che separa i due momenti simbolici e ne sospende la risoluzione. Il tempo non differito, quello «diretto», è inespiabile. Tutto il campo della comunicazione virtuale appartiene così all’ordine dell’inespiabile, poiché tutto vi è interattivo, dato e restituito senza ritardo, senza quella suspense, per quanto infima, che costituisce il ritmo temporale dello scambio.

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[Esseri senza corpi]

Nel regno delle ombre nessuno ha più un’ombra e non rischia di lacerarla camminandoci sopra, come Peter Schlemihl. Può accadere in compenso che non siano più i corpi a proiettare la loro ombra, ma le ombre a proiettare i loro corpi, i quali non sarebbero altro che l’ombra di un’ombra. E questo è già il caso della nostra realtà virtuale, che è semplicemente la rimessa in circolazione, “sub specie corporis, subspecie realitatis”, dell’astrazione e dei dati numerici della vita. Come in quell’altra fiaba in cui il Diavolo rimetteva in circolazione l’ombra dello studente che costui gli aveva venduta, sotto l’apparenza vivente del Doppio di cui lo studente non era altro che la controfigura.

(Jean Baudrillard, Il delitto perfetto)