Il mio sogno preferito

Il 12 dicembre, del 2014,

scrivevo:

Qualche notte fa, ho fatto un sogno che ho preso molto a cuore.

Ho sognato che la mia casa si ingrandiva, fino a diventare una piazza, al cui centro appariva Cristo circondato da un numero indefinito di soldati vestiti completamente di giallo (che io ricordi, perfino la loro pelle lo era), con sotto ogni braccio un’arma allo stesso modo gialla; osservavano e ascoltavano Gesù, in religioso silenzio, come rapiti dalla Sua presenza.
Ad un certo punto, ebbi l’impressione come se fossi io stessa ad impersonare Cristo, ma allo stesso tempo lo osservavo anch’io, seduta sul divano di casa mia.
Allora, Egli iniziò a parlare, affermando una frase che mi è rimasta impressa e che ho conservato in maniera lucida anche dopo essermi svegliata.
Cristo, con mani aperte e braccia tese verso quel popolo così particolare, disse: ”Ricordate, queste vostre mani, sono le mani di Dio. Quindi, tutto quello che fate con le vostre mani, è come se lo stesse facendo Dio.”

Così terminò il sogno, mi svegliai, e quelle parole continuai a sentirle vicinissime, vive, come se il fatto fosse realmente accaduto.

Nel tentativo di dare qualche spiegazione al sogno, ricordai che, qualche giorno prima, il mio umore era un po’ giù, e forse avevo bisogno di quelle parole di incoraggiamento.
Altra cosa che poi ho ricordato, è che, la sera prima del sogno, mentre scorrevo la home di Facebook, mi apparse un’immagine di un concerto di Michele Bravi: nell’immagine, lui era ripreso di spalle, sul palco, con mani e braccia tese verso un vasto pubblico che lo acclamava. Nel sogno, però, Cristo lo vidi di lato, quasi di faccia, non di spalle; mi sembra fosse bruno.
Per il resto, non so la memoria da dove abbia pescato quei soldati gialli e con sotto il braccio un’arma, come non ho spiegazioni riguardo la frase che trovo, comunque, preziosa. Una frase per dire, forse, che dobbiamo assumerci la responsabilità delle nostre azioni, perché solo attraverso di esse possiamo rappresentare la grandezza di Dio… possiamo essere, cioè, capaci di grandi cose.🌟

L’amore supremo

Se ogni essere umano contiene una moltitudine di persone dentro il proprio sé, sarebbe così necessario andare a caccia della propria metà? Quando, dentro sé, ne troverebbe a bizzeffe di proprie metà uguali e diverse.

E invece sì, può rivelarsi importante se non necessaria la ricerca di un’altra metà: un’altra moltitudine che ci guardi da fuori, poiché altrimenti continueremmo a guardarci da dentro, con occhi mai diversi dai nostri propri. Chi ci darebbe la sicurezza che siamo obiettivi, se non chi ci osserva da fuori?

Eppure: chi sarebbe veramente obiettivo nei nostri confronti? Chi ci ama, ci guarderebbe con occhi d’amore, forse non in modo obiettivo fino in fondo; chi non ci conosce, non avrebbe nulla da obiettare, giacchè non può mettere giudizio su di un essere di cui non sa niente.

Ecco, così si fa ritorno alla propria metà di moltitudine, o alla propria solitudine multipla.

Ma l’amore Supremo non ama solo per “essere visto”, quanto dapprima per “guar-dare”.