Più cresce, più sarà perduto

Talvolta percepisco qualcosa, qualcosa di grande, eppure mi sfugge! Qualcosa che somiglia ad una risposta, ma si materializza sotto forma di domande.
Sento la potenza, e la prepotenza oserei dire, di questa cosa senza nome, come fosse il Sole, poiché ne percepisco il calore e la grandezza, ma non si fa toccare, né posso guardarla, altrimenti, ne sono sicura, mi accecherebbe. Eppure, non è forse di questo che avrei bisogno? Essere accecata per tornare a vedere o, meglio, per vedere finalmente attraverso il buio: libera da congetture, dall’immagine di cose che si vedono e a cui l’uomo ha dato un nome o, peggio, un’etichetta, un giudizio senza condizione.
Tuttavia, nonostante questo sentire invisibile giunga a darsi voce così fortemente attraverso il mio pensiero, non mi fido completamente di esso, poiché ignoto forse, o, ancora peggio, potrebbe non essere altro che un frutto immaturo, caduto dall’albero del mio ego. E l’ego è un bambino: ci sono cose che comprenderebbe pure, se solo fosse più maturo! Ma sta proprio qui il colmo: se più cresce, più sarà perduto.

Sapersi perdere

22 febbraio 2015

Ci si rifiuta di cambiare perché,
più della paura di perdere se stessi,
si teme di non sapersi perdere.

Come le rondini
che tornano sempre
allo stesso nido

nonostante questo
sia ormai distrutto.

Forse perché
non sanno
perdersi.

Ma, d’altro canto, sanno
non perdersi mai
d’animo.