Nient’altro che brina

Si aggirano di notte
i fantasmi di persone
non ancora morte:
il loro cimitero
è la mia mente
che le accoglie
come fossero cadute,
dall’alto degli alberi,
foglie: per andarsene,
poi, dalle mie terre,
come nulla fosse.
E cadranno, cadranno
di nuovo le foglie,
sulla terra fredda
e umida della notte,
su cui non ci sarà altro
che brina attaccata
a foglie ormai morte.

{poesia suscitata dalla canzone sottostante}

Metaforicamente parlando

Nasciamo tutti sulla sabbia, chi su una sabbia che già scotta, chi su una sabbia che, prima o poi, scotterà, poiché la luce ed il calore del Sole arrivano ovunque.
Nasciamo per andare avanti, attraversando il mare, attratti da quell’orizzonte che sembra infinito ma, prima o poi, finisce; è lì che annega il Sole.
Andiamo avanti, dalla sabbia, immergiamo per la prima volta i piedi nell’acqua: per alcuni è fredda, per altri è tiepida, per altri ancora è calda. E più andiamo avanti, più l’acqua cresce, sempre di più, dai piedi alle gambe, dalle gambe alle cosce, dalle cosce all’addome, dall’addome al collo e così via. Andare avanti è superare il presente, verso il futuro, ma proveniamo pur sempre dall’attimo prima di quello che fu presente, ossia, il passato. Il passato è quest’acqua di mare che sale, sale, sale, sale. Allora c’è chi si sforza di imparare a nuotare, per non affogare: vivrà certamente più a lungo, eppure, scoprirà che ogni mare finisce. E c’è poi chi, invece, non ce la fa e rimane indietro, boccheggia, infine annega nelle acque passate: così, qualche corpo si perde negli abissi del mare, mentre la maggior parte torna da dov’è venuta, su una riva che non potrà che affacciarsi su di un mare, ancora una volta, l’ultima. Poiché il mare è il passato, e da esso non si fugge.

Ri-costruzione di un temp(i)o

Un uomo forte ha il potere di vivere l’attimo; una donna forte ha il potere di guardare l’oltre: proiettandosi nel futuro. Insieme dunque, l’uomo e la donna, formano l’uno il presente e l’altra il futuro. Allora, qualcuno, direbbe: “E il passato? Che ne sarà del passato?”. – “Andrà avanti, come dimenticato ma nuovo: ramificazione dei due, il nascituro.”

Il cuore non invecchia mai

25 febbraio 2015

Alice si sveglia sempre molto presto, nonostante poi si ricordi che non ha alcun luogo dove recarsi se non in cucina, per preparare una tazza di caffè, macchiato preferibilmente, come piaceva al suo unico grande amore che da circa sette anni riposa beato nell’alto dei cieli. Alice sorseggia lentamente quella tazza di caffè, ed è come se in bocca sentisse ancora il sapore dei baci suoi, amari e dolci al tempo stesso; avverte la sensazione che lui le sia ancora accanto, che le accarezzi i capelli e, come sempre, le sussurri quanto siano belli, subito dopo i suoi occhioni verdi, ovviamente. Oggi quegli occhioni verdi Alice li ha ancora, ma sono più stanchi e vedono sempre poco, spesso sono tristi, altre volte malinconici, immersi nel vuoto.
Dopo il caffè, si prepara per un’altra giornata tranquilla, accompagnata dal suo ormai unico amico di viaggio, il chiassosissimo silenzio, che mai si sarebbe aspettata di vivere, o, almeno, non così presto.
Nonostante la sua età e i suoi acciacchi, dentro Alice si sente donna, una donna che desidera ancora di essere guardata mentre cammina per le strade di Roma, invece si sente come un misero fantasma in balìa della fretta e del caos del mondo. Le piacerebbe truccarsi con la stessa attenzione e bravura di quando aveva i suoi ingenui e timidi vent’anni. Le piacerebbe correre forte e sentirsi il vento in faccia, sognare e inventarsi il suo futuro, sfoggiare abiti ancora troppo nuovi, viaggiare senza meta, ridere con le amiche, guadagnarsi del tempo tutto per sé solo per perderlo.
Oggi Alice ha tutto il tempo del mondo, ma non è lo stesso, non sa di che farsene se non ha nessuno con cui condividerlo.
Alice si sente un’incompresa, si sente a volte derisa e guardata con occhi di compassione, quando invece vorrebbe urlare al mondo intero che non desidera le si venga ricordato quanti anni abbia, cosa non può più fare, né quali medicine deve prendere.
Eppure da giovane era un’infermiera, stimata da tutti e fiera della sua persona, sempre felice di curare gli altri non quanto deve curare se stessa, oggi.
Alice non accetta la vecchiaia, le condizioni che questa comporta, svegliarsi al mattino e trovare il letto bagnato di pipì, affaticarsi semplicemente passeggiando, dimenticare le cose.
In particolare, teme di dimenticare i suoi più bei ricordi, ché è tutto quello che le resta. Vorrebbe confidarli a qualcuno, affinché regalino un sorriso, motivo in più per vivere ancora, ma non ha nessuno a cui raccontare le sue memorie.
Vede la sua vita cadere rapidamente in picchiata, come fosse un aeroplano. Avrebbe preferito caderci, sì, ma stringendo la mano del suo amato, perché in due si è sempre più coraggiosi.
Perché quando c’è l’amore la morte non esiste, o, se proprio deve esistere, dovrebbe essere il solo ed unico pretesto per amarsi ancora più forte.