Sandra e la sua realtà

25 novembre 2016

Sandra, Sandra e le sue giornate perse. Sandra è disoccupata, ma si alza presto la mattina, adora pulire la casa nella speranza che qualcuno venga a trovarla e le faccia tanti complimenti per quanto tenga alla sua piccola e accogliente dimora.
Le finestre affacciano tutte sul verde; il cielo stamane è grigio ma le foglie d’autunno – gialle, rosse, arancio – distraggono dalla tristezza del cielo.
Sandra ha sempre troppo tempo per pensare, troppo tempo per distrarsi, troppo tempo per lasciarsi andare nei pensieri più malinconici e tristi. Sandra non ha figli, non ha nipotini e sa benissimo che mai nessuno verrà a trovarla.
Tre mesi fa, ha adottato una gatta randagia che le faceva le fusa ogni volta che usciva per andare a fare la spesa. E’ una gatta bianca, con due occhioni blu ed il pelo lungo: come può passare inosservata una creatura così pura e così innocua? Soprattutto, come si può lasciarla sola?
A volte, Sandra si incanta a guardarla come se si aspettasse che le dicesse qualcosa, magari che la ringraziasse per averla tolta dalla strada. Poi torna in sé, si dice che il piacere l’ha fatto a se stessa, perché ora in casa c’è qualcosa che si muove, che fa sembrare tutto più vivo, più reale.
”Reale”, la parola che più affligge Sandra.
E’ più reale un mobile, o la gatta che si muove? E’ più reale uno stato d’animo, o le foglie che cadono? E’ più reale un sogno, o il ricordo di un momento passato?
Ed eccola, Sandra che ride, che si perde in una risata isterica e si sente così ridicola nel porsi domande così assurde, dettate dalla noia del momento, o forse dall’illusione di trovare pensieri nuovi che nessuno abbia mai ancora pensato.
”Pensieri nuovi, ma pensieri nuovi per farne poi cosa?”, si chiede Sandra, mentre sfoglia il diario dei suoi vent’anni, quando aveva dato una definizione alla realtà: ”E’ il sogno che ti tiene in vita.”
Sandra chiude quel quaderno, riscrive quella frase su di un foglio e le viene naturale chiedersi cosa sia, invece, un sogno.
Già, se è la realtà stessa un sogno, un sogno può mai essere soltanto questa misera realtà? Possiamo mai sperare in qualcosa che già ci appartiene fin da quando nasciamo?
”Non esistono i sogni”, conclude Sandra, con voce ferma, e gli occhi rivolti verso la gatta che miagola. ”Non possono esistere i sogni senza una realtà”, si ripete sempre più convinta.
Eppure continua a riempire di sogni la sua realtà che le sembra ormai morta; come se i sogni fossero dei sedativi, necessari per alleviare il dolore di una realtà che circonda, ma che sfugge sempre se la si abbraccia più forte.

Calata la sera, Sandra prende la gatta fra le braccia, la stringe forte per essere sicura che sia reale. E’ calda, morbida – come fosse il bambino che ha sempre desiderato – e stavolta non le sfugge, inizia a sognare.

Dietro la leggerezza di un volo

11 settembre 2015

Annie ha cinque anni e mezzo, la curiosità in tasca e lo sguardo sempre perso nell’immenso.
Annie è distratta, guarda per aria, segue il vento, cerca la libertà mentre i suoi occhi si soffermano sulle ali degli uccelli e sulle piume che essi perdono a costo di prendere il volo.
Annie cammina a passo svelto, poi ancora più svelto, quasi come se l’aria che sente invaderle il viso le facesse da carburante, necessario per prendere quota e spiccare finalmente il volo.
Allora eccola, Annie che corre più forte del vento ma non ancora più forte della luce, sente la forza muoverle le gambe e spingerla fino a farla saltellare. Annie corre, corre e salta, fa passi da gigante ma le sue gambe da bimba non la aiutano molto: sono rapide però ancora troppo corte.
Oh, se solo Annie lo sapesse, che gli uccelli per volare non prendono rincorse, ma si affidano alla leggerezza delle loro ali, confidano nei venti e anche in quelli contrari, si reggono nel vuoto perché prima ancora di essere posto di nessuno, è il loro – forse unico – posto libero.
Che Annie impari dagli uccelli, oltre la leggerezza dei loro voli piumati.