In prosa & poesia

La prima luce del mattino

Bianca è la prima luce
del mattino, fresca
come acqua che bagna
e sveglia il viso.
Cinguettano gli ambasciatori
della vivida stagione,
pronti per corteggiare
le future spose
alate.
Ordunque il lieve vento
sospinge le campanule
– viola, blu,
azzurre, bianche –
annunciando così le nozze,
in mezzo a fiori di ciliegio
e peonie: è il principio dell’amore
e delle nascite, più nella buona
che nella cattiva sorte.

Scatti personali: piante di viburno i cui bianchi fiori disegnano cuori 🙂🤍💕

In prosa & poesia

Un girasole mancato

L’ombra dev’essere un girasole mancato, ma assai più furba rispetto al fiore giallo: non si fa strappare, soltanto ammirare, al massimo ci puoi giocare.

Immagine personale.
Poesie altrui

Il mare adesso è tutto quel che resta (Gabriele Galloni)

Poesie altrui

Un poeta è volato via…

Quando ho saputo di questa tristissima notizia tramite il suo account facebook, non ci ho voluto credere subito, perché proprio mesi fa, il poeta fece un esperimento che agitò un bel po’ di persone: si finse femmina e si inventò una storia tutta personale, molto drammatica e cruda (rabbrividii quasi nel leggere alcune di quelle poesie!), intorno alla quale creò una raccolta poetica. Quindi gli editori stavano per pubblicare questa raccolta, affascinati dalla vicenda, la quale sicuramente avrebbero trovato un vasto pubblico, tanti soldini da incassare… se non che il poeta stesso rivelò la farsa e gli editori tornarono sui loro passi.

E invece stavolta è tutto vero: Gabriele Galloni ci ha lasciati veramente, a soli 25 anni, una morte che sembra preannunciata già nei suoi versi, in qualche intervista, e sul suo account facebook dove, il 26 agosto, scriveva:

Comunque, alla mia morte, voglio come epitaffio i seguenti versi:

“Noi fummo l’immagine dell’uomo,
non la creatura breve ma la traccia.”

•••

Morire è solamente
farsi una vita altrove:

non è il Tutto né il Niente.
È intravedere il mare
dietro un canneto; e qualche
casetta sulla costa.

Scoprirsi nudi; e nudi
scoprire gli altri.

La lingua, sai, è la stessa
per tutti. E presentarsi
con il nome più semplice da dire:
ma non il proprio; un altro.

••

Se la madre dei morti è sempre polvere,
i morti cercano la loro madre

ogni sabato sera sulle spiagge
libere; sotto le sedie o nei gelati

caduti di mano ai ragazzini
in chissà quante estati, in chissà quanti

alberghi, marciapiedi, lungomari.

••

Campo

Un giorno la vedremo intera, questa
stagione. Basterà
un fuoco in spiaggia a memoria di festa
e il bagnasciuga a dire l’aldilà
delle conchiglie mai raccolte:

Controcampo

così tante – ricordi? – Che per tutta
la notte ci hanno tormentato. In sogno
maree su maree di conchiglie.
Il letto ne fu invaso; le lenzuola
ci ferirono per tutto il tragitto fino alla spiaggia.

••

Sono tornato qui – la stessa spiaggia
dove per caso incontrammo tuo padre
a vent’anni, più giovane di noi,
che nascondeva in una buca enorme
gli orecchini di tutte le sue amiche.

La spiaggia è sempre vuota come allora.
La domenica un paio di ombrelloni
lontani, una famiglia che passeggia
sul bagnasciuga – madre e padre nudi,
i bambini coperti dal medesimo
telo giallo che scolorisce al sole.

Vuole il cielo che tutte le parole
dette e ascoltate si perdano, adesso.
La famiglia è lontana in un fruscio
scomposto di giornale spaginato
dal vento. Il telo giallo se lo porta
via l’onda; i due bambini lo rincorrono,
ridono all’acqua e ai loro genitori.

••

È in questa vita un’altra vita nuova
e in questo corpo un altro corpo ancora.

Mi segui fino al bagnasciuga e indietro; affiora
a pelo d’acqua una bottiglia vuota.
È notte, ma la spiaggia è affollatissima;
così che mi è difficile ascoltarti.

Raggiungiamo le dune. C’è un sentiero
dietro il canneto; porta
alla vecchia fabbrica di sapone.
La luce dei falò qui non arriva –
E nemmeno una voce.

Ho tredici anni. E della voce adesso
saprò tutto quello che c’è da sapere; da fare.

Ché in questa vita è un’altra vita nuova
e in ogni corpo un altro corpo ancora.

••

Ti chiamerò a distanza di molti anni
e avrò da tempo smesso di sapere.

Dunque non parlerò; e non parlerai
nemmeno tu. Ma tornerà per tutti

e due la prima sabbia; illuderemo
l’età giovane che dorme nei nostri letti.

Condividiamo una identica estate;
diremo un corpo che non è stato mai.

••

Ho conosciuto un uomo che leggeva
la mano ai morti. Preferiva quelli
sotto i vent’anni; tutte le domeniche
nell’obitorio prediceva loro

le coordinate per un’altra vita.

••

Ci basterebbe credere a una riva;
a una luce che vada scomparendo
dietro gli scogli; o che un morto riviva,

che si perda tornando.

••

Non so se fu realtà o visione
quello che vidi in una sera estiva
costeggiando la riva del Mignone:

l’acqua brillava come cosa viva –
in cielo sparse nubi di cotone.
Intravisto tra gli alberi, di schiena,

si specchiava un ragazzo sulla riva
del fiume; nudo intero e senza pena.
Lasciava il tempo quello che lasciava.

(inedito)

••

Molte persone si creano un trauma – o anche più traumi, più fardelli – per una semplice questione di identità. Il trauma le legittima; dà loro, in qualche modo, un posto nel mondo che altrimenti non troverebbero. La vera sofferenza non è mai ostentazione; e chi vive con un trauma impiega tutto quel che può per liberarsene – non ci si crogiola, non lo mostra come biglietto da visita.
La nostra è una società in cui, volente o nolente, è la sofferenza a dettare le sue ragioni. Più soffri o dici di soffrire e più sei, almeno agli occhi del mondo, nel giusto. Conosco molte persone che, in assenza di reali traumi, si sono costruite veri e propri alter ego la cui unica ragione di esistenza è il trauma presunto. Così come ne conosco altrettante dalla parte opposta: persone che ogni giorno combattono contro il dolore, con dignità e abnegazione, senza fanfare né proclami. Io sarò sempre dalla parte di queste ultime. Dovremmo imparare a discernere; a godere del beneficio del dubbio – che non è scetticismo, ma semplice conoscenza della natura umana. Vivere *per* un trauma non è vivere *con* un trauma. Ma tante cose dobbiamo ancora scoprire; e la psicologia sociale non ha mai fatto realmente luce su questo problema pernicioso, ciclicamente contraddicendosi a seconda delle correnti ventose, dei vari hashtag di tendenza; un ciclo capriccioso come le fasi lunari. Confido nel tempo.

••

Stavo constatando che per me non esiste musica allegra. Ogni canzone, anche la più felice, nasconde le insidie di una gioia già trascorsa. Una “Twist and shout”, per esempio, emblema della canzone da party, è per me il più nostalgico dei brani. Perché non canta l’allegria presente, ma quella trascorsa – forse idealizzata. E quando ballo, alle feste, e se ballo, io sono già altrove. Tutto è già ricordo in cui crogiolarsi. La mia vita emotiva è così. Il passato non mi lascia mai e tutto è gioia, dolore, abbandono e ritrovo indistinto. Vorrei amare tutti, del mio passato (benché pure serbi rancore; benché pure non sia estraneo alla vendetta), portare sempre con me l’Umano che ho vissuto. E di riflesso l’umanità intera. Scrivo per questo. Non è bontà – ma desiderio di ritrovarsi tutti, un giorno, all’ombra di pini marittimi; e in pace, trascorso ogni rancore, un po’ come in Paradiso; o in sogno. Felici.

Gabriele Galloni

••

Da un’intervista:

– La poesia è una forma di sopravvivenza?

– Poesia come sopravvivenza. Uhm, è una domanda interessante e anche ironica considerando che il mio ultimo libro ha come tema una ipotetica civiltà di morti. La poesia non è una forma di sopravvivenza personale o collettiva, ma letteraria. Una testimonianza del Nulla. Anche per questo non credo alla poesia civile o politica: è uno sbaglio culturale, prima ancora che estetico; e non basteranno tutti gli esempi del mondo a farmi cambiare idea. La poesia deve sopravvivere soltanto a se stessa. E poi, poesia o non poesia, può darsi che io finisca ugualmente per uccidermi. Dunque per me niente sopravvivenza.

•••

Sono tanti i libri che ha pubblicato, alcune poesie recitate sono rintracciabili su Youtube, diverse le interviste sparse per il web. E sono proprio le interviste e le poesie a raccontare tanto dei suoi pensieri, più di ciò che mostrava, probabilmente.

Qui, una delle sue interviste.

Qui, ciò in cui credeva e qualche sua esperienza.

In memoria di Gabriele, da Pangea.

Addio, ragazzo…

In prosa & poesia

Chiamasi “illuminazione”

La verità la senti chiaramente quando vedi che non c’è più nulla da salvare tranne che la propria pelle.

Dal quotidiano

Sulle spine come fra le rose

Oggi il sole splende sulla città, il cielo è azzurro carico, trasmettendo così la voglia vivace di starsene all’aria aperta, magari in un parco circondati dal verde, oppure di fronte al mare con il suo inconfondibile profumo di salsedine. Talvolta si è travolti da uno stato di grazia e di quiete in cui si spengono la fame e la sete.
La luce estiva, bianca, mi elettrizza: mi sento sulle spine come fra le rose.
Insistente è il profumo dei fiori, delle piante e delle foglie.
È di rosa, di rosso e di arancione, che si tingono i tramonti i quali mi trasportano in uno stato di malinconia dolce: l’aria si rinfresca e mi culla, ma al contempo mi avverte che il lungo giorno, appena trascorso, è perduto per sempre… eppure, il giorno seguente la magia, instancabile, si ripete.

Sulle spine come fra le rose,
si vive così la bella stagione.

In prosa & poesia

Voce bianca

Se il Sole è l’occhio di Dio
che illumina il giorno
per meglio osservare,
piuttosto che per
essere visto, la Luna
è la sua bocca di latte
che non parla,
ma si lascia ammirare
da coloro che scriveranno
parole dettate
dalla sua voce bianca.
Così in cielo è stagliata
una poppante, pallida,
come fosse morta,
giacché non piange,
eppure ciò basterà
ad accendere un sogno
in chi la guarda.

immagine reperita dal web
Dal quotidiano

Sotto l’onda che s’alza

La nonna ha l’abitudine di sedere vicino la finestra, sulla sua comoda sedia ricoperta di stoffa. Le piace guardare la gente che passa, alzare ogni tanto gli occhi al cielo e dire in tono gioioso: “Meno male che oggi è uscito il Sole!”, mentre si rattrista quando piove, credendo subito che l’inverno sia tornato (in piena estate), e non potrà più andare a passeggiare.
A volte, però, cade nelle sue fissazioni, così: se vede passare delle persone che non conosce, comincia a dire che hanno guardato dentro casa, e che l’hanno guardata in modo strano, come se avessero pensato di derubarla. Quando dice ciò, è difficile anche solo fingere di ascoltarla, ancora più difficile è convincerla del fatto che le sue sono solo impressioni.
Altre volte, quando vede passare delle persone che invece conosce, lei diventa tutta contenta, aspettando ansiosa che quelle persone la guardino dalla finestra, per poi salutarla. Ma, le persone, anche quelle che un tempo la salutavano, ora pare che abbiano fretta, oppure non hanno più voglia di alzare gli occhi verso la sua finestra; insomma, hanno nuovi pensieri per la testa. Vedo allora spegnersi l’emozione negli occhi della nonna, ma non prima di averla vista intenta a cercare di attirare l’attenzione dei passanti.
Non parla, non urla per farsi sentire, semplicemente: alza la mano e saluta aprendo e chiudendo le dita, come una bambina che imita una luce a intermittenza. Continua seguendo con lo sguardo e con il braccio la persona che in quel momento sta passando di lì, finché questa scompare e, insieme, vedo scomparire l’entusiasmo sul volto della nonna. Quindi si volta a guardarmi e mi dice, con tono triste, che non l’hanno salutata. Altre volte ha un tono arrabbiato, di quelli spontanei che spuntano fuori quando ci si sente offesi; io le dico che non fa niente, oppure, la assecondo con un sommesso “Eehh…”, scuotendo la testa e sospirando, un modo come un altro per dirle “e che ci vuoi fare?”. Altre volte ancora, resta in silenzio, come non fosse successo nulla, così per un po’ rimango a guardarla, talvolta sento invadermi da tutta la solitudine della vecchiaia: mi commuove, mi porta alla mente l’immagine di una grande onda che sempre più si alza, con noi tutti sotto di essa senza più alcuno scampo.

Meno male che oggi è uscito il Sole.

scatto personale
In prosa & poesia

Nell’arte di Mark Demsteader

Donna vestita di sole
come le profonde acque
de’ ‘l mare: in luce nasconde
bruciore in sangue
che sotto ‘l sole arde.

In prosa & poesia

Come falene

La vita è bella perché non si fa afferrare, ma puoi vederne la luce, sentirne il calore. Puoi andarci contro e farti male senza però morire, come fanno le falene contro la luce di un lampione; esse vivono convinte che quella luce artificiale sia quella lunare, ed è proprio così che vengono disorientate, eppure continuano imperterrite ad alimentare il proprio sogno reale.

In prosa & poesia

Dalle ceneri

15 agosto 2017

Ci sono cose che, sarà il tempo, l’abitudine, o semplicemente proprio il fatto che ti hanno scalfito nel profondo, quelle cose non ti toccano più, non ti fanno più male, come se avessero scalfito fin dove potevano, dando forma a ciò che sei oggi, oppure, forse non hanno fatto altro che portare fuori ciò che custodivi dentro; talvolta, quel qualcosa, coincide con il meglio.
Ti ferisce solo ciò che non ti ha scalfito abbastanza, non ancora abbastanza per fare emergere quello che sei veramente.

In prosa & poesia

Del coraggio

17 luglio 2017

Il coraggio arriva di notte, come una luce nel buio più segreto, allora ci sentiamo di brillare. Perché la verità è che siamo stelle, ma la luce del nostro coraggio, di giorno, si confonde a quella del sole, e crediamo che in noi sia assente.

Estratti di letture

Quindici brevi pensieri sulla bontà

La bontà vera è, non debolezza, ma forza. L’uomo debole è solo buono in apparenza. ~ Arturo Graf

La fiducia nella bontà altrui è una notevole testimonianza della propria bontà. ~ Michel De Montaigne

Niente è più raro che la vera bontà; coloro che credono di averla, non hanno il più delle volte se non della compiacenza o della debolezza. ~ François de La Rochefoucauld

È straordinario che sia così perfetta l’illusione che la bellezza è bontà. ~ Lev Tolstoj

La mia bontà è un chiaro di luna che non riscalda. ~ Jules Renard

La bontà dev’essere unita alla conoscenza. La semplice bontà non serve a molto. Occorre possedere quella sottile qualità di discernimento che si accompagna al carattere e al coraggio spirituale. In una situazione critica occorre sapere quando parlare e quando tacere, quando agire e quando trattenersene. ~ Mohandas Gandhi

Preferisco la bontà sciocca alla fierezza arida; ma la sciocchezza può avvelenare perfino la bontà. ~ Henri-Frédéric Amiel

Un’intelligenza senza bontà è come un abito di seta indossato da un cadavere. ~ Christian Bobin

Soprattutto siate buoni: la bontà, più di ogni altra cosa, disarma gli uomini. ~ Jean-Baptiste Henri Lacordaire

Non c’è gioia più violenta che trovare un’anima pura: si vorrebbe morire seduta stante. ~ Christian Bobin

Un cuore buono spande la sua bontà come il cielo spande la sua rugiada. ~ Henri-Frédéric Amiel

La bontà è più facile da riconoscere che da definire. ~ Wystan Hugh Auden

È una gioia senza pecche scoprire un’anima pura. Sono anime che somigliano ai primi libri dei bambini: contengono poche parole e sono piene di colori. ~ Christian Bobin

Che condimento necessario per tutto è la bontà! Le migliori virtù senza la bontà non valgono nulla; i peggiori vizi con essa si riscattano. ~ Lev Tolstoj

Credo alla tua saggezza solo se viene dal cuore, credo alla tua bontà solo se viene dalla ragione. ~ Arthur Schnitzler

In prosa & poesia

Da una scogliera

10 febbraio 2016

Sono qui, sola, seduta su una scogliera deserta,
ove di fronte a me sospira il mare in tempesta.
Vorrei chiedergli quale sia l’origine del suo male,
e delle sue infinite lacrime salate
che a spruzzi giungono sulla mia pelle
ove al Sole luccicano come fossero stelle.
Infine, però, bruciano forte sulle mie ferite.
Quindi apro gli occhi ma non vedo sangue,
solo acqua trasparente che si dimena,
per liberarsi da ogni male ed ogni pena.
E, solo allora, il cuor mio s’apre e s’allieta.

Oh, mare, il tuo invito è così dolce in confronto al tuo sapore,
son convinta che il tuo sale renda puro ogni dolore.
Chiudo gli occhi e mi attrae il profumo di salsedine
che sembra voler tacere la mia solitudine.
Sto danzando verso te e non c’è vento che mi fermi,
non ci sono impedimenti, né altri tipi di tormenti.
Il tuo canto si fa forte per cullarmi in questa notte,
la mia ultima stavolta, poco prima della morte.
Or dunque sono in te, mentre mi culli e mi disseti
guidando il mio corpo, le mie gambe ed i miei piedi.
Sembra un ballo senza fine nel profondo degli abissi,
ma giungerà ad un confine ove un tempo prima vissi.

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Versi che nacquero in collaborazione con un’altra persona che scrisse la sua parte, calandosi nel ruolo del mare; ho rimosso la sua parte, la quale mi invitava fra le sue braccia, lasciando la mia ultima battuta al suo richiamo.
Non è ovviamente una poesia realmente sentita: fu un bel gioco a quattro mani in cui mettemmo in rima le parole. Mi dispiacque un po’ solo per la fine non lieta, dato che la ragazza va in contro alla morte, così tentai comunque di farla apparire un poco carina…

In prosa & poesia

Di luce e riflessi

7 settembre 2015

Da quanta dolcezza è velata la tristezza,
quanta paura freme nella rabbia,
quanto coraggio riposa nella gioia:
ogni sentimento è come un satellite
che brilla di luce riflessa.
L’amore è il solo a brillare
di luce propria.

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