Cervo a primavera, Cocciante

Io rinascerò
cervo a primavera
oppure diverrò
gabbiano da scogliera

senza più niente da scordare
senza domande più da fare

con uno spazio da occupare
e io rinascerò
amico che mi sai capire
e mi trasformerò in qualcuno
che non può più fallire

una pernice di montagna
che vola eppur non sogna

in una foglia o una castagna
e io rinascerò
amico caro amico mio

e mi ritroverò
con penne e piume senza io
senza paura di cadere
intento solo a volteggiare
come un eterno migratore..

Senza paura di cadere
intento solo a volteggiare
come un eterno migratore

e io rinascerò
senza complessi e frustrazioni
amico mio ascolterò
le sinfonie delle stagioni
con un mio ruolo definito
così felice d’esser nato
fra cielo terra e l’infinito
ah…

e io rinascerò
senza complessi e frustrazioni
amico mio ascolterò
le sinfonie delle stagioni
con un mio ruolo definito
così felice d’esser nato
fra cielo terra e l’infinito
ah…
e io rinascerò
io rinascerò…

Le convinzioni

Oggi pensavo alle convinzioni, al fatto che sono come dei coltelli: puoi tenere il manico, sentirti forte, ponendo la lama nei confronti di chi ti sta di fronte, sei protetta da essa, e, in certi punti, inavvicinabile, insomma, ti senti proprio invincibile.

Ma, d’altro canto, non sei solo protetta dalle tue convinzioni, sei allo stesso tempo limitata da esse. Infatti, con il tuo coltello puntato verso il mondo, sarai impedita nell’avvicinare chiunque.

Il fatto è che, avere delle convinzioni, dà sicurezze, proprio come essere armati. Diventano le tue “leggi” che andranno a formare parte di te ma, appunto, ti formeranno e fermeranno, impedendoti una eventuale crescita… impedendoti la costruzione di una porta d’uscita/entrata sul retro, da cui fare uscire “ospiti” per accoglierne di nuovi, stavolta, dalla porta principale.

Mi dirai, allora, che non ti interessa farti avvicinare da alcuni mondi, mi dirai anzi che le tue convizioni sono proprio frutto di esperienze vissute in prima persona che ti hanno portato a conclusioni con frasi del tipo “non lo rifarò mai più in vita mia” (se già vissuto), oppure, “non lo farei/farò mai” (se ‘vissuto’ attraverso gli altri).

Ed eccola qui, la limitazione, imposta dalle convinzioni: rinunciare ad una qualche felicità solo perché si è stati feriti in passato, sia direttamente che in modo indiretto – negli occhi del vissuto dell’altro.

Invece, nel momento in cui decidiamo di abbandonare convinzioni che abbiamo fatto nostre, sia pure un abbandono della durata di un tempo breve, solo giusto per sperimentare cosa accadrebbe se camminassimo per strada senza un coltello puntato sul mondo, allora, il primo effetto positivo che percepiremmo, sarebbe un senso di libertà, forse maggiore leggerezza, mani libere, per provare a tenere quelle del prossimo… le quali si spera siano anch’esse disarmate.

Perché, sì: proprio come dei coltelli, anche le convinzioni possono uccidere… prima di tutto, coloro che le impugnano.

Ribellione silente d’un elefante

Ancora una volta hai dato spettacolo,
ma hai cercato attenzione imitando
un grido – silente – d’aiuto umano,
come fossi un immigrato
con dentro gli occhi la sua terra natìa,
a cui, però, vorresti tornare
a costo di sfidare il mare –
un mare di gente -, pur morendo forse,
come fossi un soldato in guerra,
ma stavolta mosso senza
alcun ordine.

{dedicata alla ribellione silente di questo elefante 🌊🐘🌊💙

Dietro la leggerezza di un volo

11 settembre 2015

Annie ha cinque anni e mezzo, la curiosità in tasca e lo sguardo sempre perso nell’immenso.
Annie è distratta, guarda per aria, segue il vento, cerca la libertà mentre i suoi occhi si soffermano sulle ali degli uccelli e sulle piume che essi perdono a costo di prendere il volo.
Annie cammina a passo svelto, poi ancora più svelto, quasi come se l’aria che sente invaderle il viso le facesse da carburante, necessario per prendere quota e spiccare finalmente il volo.
Allora eccola, Annie che corre più forte del vento ma non ancora più forte della luce, sente la forza muoverle le gambe e spingerla fino a farla saltellare. Annie corre, corre e salta, fa passi da gigante ma le sue gambe da bimba non la aiutano molto: sono rapide però ancora troppo corte.
Oh, se solo Annie lo sapesse, che gli uccelli per volare non prendono rincorse, ma si affidano alla leggerezza delle loro ali, confidano nei venti e anche in quelli contrari, si reggono nel vuoto perché prima ancora di essere posto di nessuno, è il loro – forse unico – posto libero.
Che Annie impari dagli uccelli, oltre la leggerezza dei loro voli piumati.