Libri letti nel 2019 – prima parte

E, dopo i libri letti nel 2017, e quelli del 2018, di seguito vi riporto i libri letti nel 2019 con relativo approfondimento…

  • Diari, Sylvia Plath;
  • 1984, George Orwell;
  • Addio alle armi, Ernest Hemingway;
  • La vergogna, Annie Ernaux;
  • Caro Massimo, Matilde Hochkofler;
  • Gita al faro, Virginia Woolf;
  • Povera gente, F. Dostoevskij;
  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson;
  • Il delitto perfetto, Jean Baudrillard;
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera;
  • Demian, Hermann Hesse;
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino;
  • Una questione privata, Beppe Fenoglio;
  • La ragazza di Bube, Carlo Cassola;
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence.

APPROFONDIMENTO

Nell’approfondimento partirò dal libro che ho eletto mio preferito. E bene, dopo qualche indecisione, il preferito di quest’anno è il romanzo “Addio alle armi” , di Ernest Hemingway. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, è la storia d’amore che nasce tra un americano, Frederic Henry, che presta servizio nei reparti sanitari dell’esercito italiano, e Catherine, un’infermiera inglese. La loro storia mi commosse, la loro passione mi fece emozionare, la loro tenerezza mi fece sorridere ed appassionare. La scrittura di Hemingway è scorrevole, attraente, leggera ma raffinata.

Subito dopo, inserisco “Gita al faro” di Virginia Woolf. Libro che si distingue fra gli altri per la profondità di cui l’autrice si serve per portare alla luce i pensieri, le emozioni e i sentimenti più reconditi di ciascun personaggio. È impressionante la maeastria dell’autrice nel calarsi, e nel farti calare, nei panni di ognuno di essi! Mi ritrovai come catapultata nelle loro menti, immersa nei loro pensieri tutti diversi fra loro a seconda del personaggio a cui l’autrice dava voce. Direi che il romanzo sia mosso più dai pensieri che dalle azioni di cui credo sia povero; per questo è necessario fare attenzione ponendo particolare “ascolto” alla prosa, altrimenti c’è il rischio di perdersi in essa. La stessa Woolf scriverà del romanzo:《Il più difficile e astratto brano di scrittura che abbia mai tentato》. Sono più di cinque i personaggi intorno cui ruota il romanzo, personaggi molto caratterizzati, tanto che sembrano avere vita propria! E non è forse questo lo scopo a cui dovrebbe giungere ogni scrittore che si rispetti? Ma Virginia Woolf si ispira ai suoi ricordi per scrivere le pagine del suo romanzo, alla sua nostalgia, alle proprie domande, con sullo sfondo una profonda solitudine.

Fra i miei preferiti, non può che rientrare anche il romanzo di Dostoevskij, Povera gente: un romanzo breve, altrettanto commovente quanto “Addio alle armi”, ma ancora più semplice e tenero, umano ed umile come è la penna di Dostoevskij. Primo romanzo dello scrittore russo, narra la storia di due persone abbastanza povere che condividono, attraverso lettere, i propri desideri, speranze, tenerezze… ma cosa ne sarà del loro amore, in mezzo a così tanta miseria?

E, tanto per parlare ancora d’amore, “La ragazza di Bube”, di Carlo Cassola, si posiziona anch’esso tra i primi posti! In particolare, ho adorato il personaggio di Mara, ovvero, la ragazza di Bube. Un’adolescente umile nella sua semplicità, ironica, forse ingenua, sognatrice ma anche ribelle.
Ci troviamo, poco dopo la Liberazione, in Val d’Elsa, dove è ancora la violenza che agita il cuore di coloro i quali sono usciti dalla guerra. Arturo Cappellini, partigiano, detto Bube, oltre che “Il Vendicatore”, entrerà nel frattempo nella vita di Mara, ma sarà altrettanto “liberazione” il loro amore? Bisogna tenere presente, però, che Arturo Cappellini porta un nome a cui deve tener conto.

Ecco, ora, per spezzare un poco questi romanzi amorosi, vi riporto due libri su cui ho trascorso molto tempo prima di terminarli, interrompendone più volte la lettura. Mi riferisco a “Diari”, di Sylvia Plath e “1984”, di George Orwell. Di quest’ultimo ho apprezzato alcune riflessioni, libro quasi profetico, ma credo mi abbia ad un certo punto annoiata tutta la sua distopia… tanto che ho avuto l’impressione di essere finita in un girone infernale da cui, io personaggio, sarei potuta uscire solo impazzita. Mi sono ripresa un pochino quando, finalmente, è subentrato un personaggio femminile che ha risvegliato dei sentimenti nel cuore del protagonista, ormai assuefatto anch’egli da tanto grigiore.
Per quanto riguarda Diari di Sylvia Plath, è stato nel bel mezzo del libro, o forse anche un poco prima, che è cominciato il declino della poetessa. Il libro è un vero e proprio diario, sono annotati pensieri frutto del quotidiano della Plath… un quotidiano che via via diventa sempre più cupo, avvolto da una disperazione che stava toccando troppo profondamente anche me. Allora non ce la feci più, riposi il libro, per mesi e mesi, fino a quando un giorno, decisa a finirlo, lo ripresi. Mi accorsi che qualche frase profonda, se non bella, ne valse comunque la pena di aver letto così tanta intimità sofferta.

Fra i libri del 2019, compare uno che mi ha deluso, e uno che dovrò probabilmente rileggere in futuro. “La vergogna” di Annie Ernaux rientra nella prima categoria: un libro in cui credevo avrei trovato di più, invece l’ho trovato poco profondo, abbastanza superficiale; ho avuto la sensazione come se l’autrice avesse scritto il libro non tanto per amore quanto più per sfogare un odio sopito. Non ho recepito in modo particolare il messaggio che l’autrice avrebbe voluto far passare.
La vergogna, titolo del libro, nasce a causa di un gesto violento di un padre nei confronti della propria moglie, un gesto a cui assiste la protagonista del romanzo, che ne sarà ferita nell’orgoglio, da qui la vergogna. Insomma, mi aspettavo un’analisi più profonda riguardo il sentimento della vergogna, ma anche della vicenda in sé da cui è stato mosso, invece è stato detto poco, poco e in modo superficiale.
Con “Il delitto perfetto”, di Jean Baudrillard, faccio riferimento al libro che dovrei rileggere in futuro. L’ho trovato molto interessante, molto astratto, se vogliamo anche filosofico, con alcuni discorsi che non sento di avere afferrato fin nel profondo. Tratta di tante cose, partendo dalla nostra realtà, allacciandosi a discorsi che definirei “universali”, tratta di come ci ha resi la realtà virtuale, il nostro mondo attuale che è vicino all’immagine e sempre più lontano dall’essenza. Beh, un libro da rileggere perché interessante, attraente, toccante a livello cerebrale ma, ovviamente, non sentimentalmente.

Mai come il libro “Caro Massimo”, di Matilde Hochkofler, che mi ha regalato emozioni e sorrisi. Il libro nasce da interviste a quattr’occhi tra Massimo e la Hochkofler; le pagine trattano la vita di Massimo, dalla nascita fino a quando è volato via, ci sono aneddoti della sua vita quotidiana e privata, testi tratti dai suoi film e dai suoi sketch, oltre ad alcune parole rilasciate da coloro che hanno collaborato con lui e lo ricordano affettuosamente.

Un altro romanzo che mi ha appassionata, è “Una questione privata”, di Beppe Fenoglio. Romanzo ritenuto il capolavoro dello scrittore, probabilmente perché non contiene solo una storia d’amore, ma si rifà alle esperienze vissute da Fenoglio stesso, quando fu partigiano. Infatti, la vicenda è ambientata nel ’44, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, al culmine della guerra civile tra partigiani e nazifascisti. Nel corso di una ricognizione nella cittadina piemontese di Alba, Milton, il protagonista del romanzo, si ritrova di fronte alla villa di Fulvia, una ragazza torinese bella e capricciosa, occasionalmente sfollata lì da Torino, dove abitava prima della guerra. Milton, che è un giovane studente universitario, aveva cominciato a frequentare la villa di Fulvia con la quale condivide una conoscenza, Giorgio Clerici. Innamoratosi di Fulvia, comincia a corteggiarla scrivendole lettere d’amore e offrendole proprie traduzioni di amati scrittori anglosassoni, ma senza mai rivelarle esplicitamente il suo amore. Nella villa, Milton incontra l’anziana governante, la quale gli permette di rivedere i luoghi degli incontri con Fulvia e che, inavvertitamente, gli rivela che, nell’estate del 1943, quando Milton era già partito per l’esercito, Fulvia e Giorgio si frequentarono a lungo. Senza aggiungere altro, anzi, ho già detto troppo, Milton – ovviamente geloso – vorrà ritrovare Fulvia, e magari Giorgio, per capire che ne è stato di loro, e di che ne sarà dell’amore che prova per lei. Personalmente, avrei da ridire solo sul finale, per il resto, mi sono sentita partecipe e vicina durante quest’avventura alla scoperta dell’ignoto, curiosa di sapere come sarebbe finita. Un romanzo che non ti annoia, giacché abbastanza movimentato e “vivo”.

FINE PRIMA PARTE – non voglio annoiarvi con un articolone, perciò fra alcuni giorni pubblicherò la seconda parte.

Mi farà piacere sapere se anche voi avete letto i libri su citati e se siete concordi o in disaccordo riguardo le mie opinioni 🙂 e, ovviamente, accetto suggerimenti di letture.

Prossimamente parlerò dei seguenti libri restanti:

  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson;
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera;
  • Demian, Hermann Hesse;
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino;
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence.

Libri letti nel 2017

Questi, i libri che ho letto nel 2017:

  • Le notti bianche, F. Dostoevskij;
  • Memorie delle mie puttane tristi, G. G. Marquez;
  • L’amico ritrovato, F. Ulhman;
  • L’arte di amare, E. Fromm;
  • Lettera ad un bambino mai nato, O. Fallaci;
  • Il ritratto di Dorian Gray, O. Wilde;
  • Orgoglio e pregiudizio, J. Austen;
  • Il piccolo Principe, A. de Saint-Exupéry;
  • Undici minuti, Paulo Coelho;
  • Lo Zahir, Paulo Coelho;
  • La ragazza dello Sputnik, Murakami;
  • Che tu sia per me il coltello, David Grossman;
  • Le ho mai raccontato del vento del Nord, Daniel Glattauer;
  • La settima onda, D. Glattauer;
  • Avrò cura di te, C. Gamberale e M. Gramellini;
  • Stanotte il cielo ci appartiene, Adriana Popescu;
  • Va’ dove ti porta il cuore, S. Tamaro;
  • L’identità, Milan Kundera;
  • Al di là del Deserto, Igor Sibaldi;
  • I pesci non chiudono gli occhi, Erri de Luca;
  • A livello del mare, Rossana Orsi;
  • La padronanza dell’amore, Don Miguel Ruiz;
  • La signora delle camelie, Alexandre Dumas.

APPROFONDIMENTO

I libri sono segnati in ordine di lettura, ma io voglio partire da quello che considero il mio preferito dell’anno 2017: La signora delle camelie, di Alexandre Dumas; un romanzo che è frutto di una storia realmente vissuta dall’autore stesso, una storia che mi ha fatto emozionare fino alle lacrime, una storia ricca di passione, ma anche di sofferenza, debolezze e tanta umanità. Sentii molto vivi i personaggi di questo romanzo, così vivi che mi ci affezionai: da un lato avevo fame di leggere le pagine successive, dall’altro mi dispiacque arrivare alla fine e terminare così il mio viaggio nei cuori di quelle vite.

Un altro libro che metterei sul podio insieme a quello sopra citato, è Undici minuti di Paulo Coelho; anche questo libro mi ha fatto commuovere, e badate che non mi toccano tanto profondamente proprio tutti i libri che leggo!
In Undici minuti si narra la storia di una giovanissima che diventa donna, per di più ha il mio stesso nome, una donna che per fuggire dalla miseria cade nelle mani di cattive persone, così si ritrova a fare la prostituta, cosa a cui ovviamente non ambiva. Sarà l’incontro con un artista, un pittore, che farà scoprire alla protagonista cosa è davvero l’amore, dove undici minuti ne rappresentano il tempo.

Un altro libro che evidenziai, perché mi fece riflettere molto e, per diversi aspetti, ritenni illuminante, fu L’arte di amare, stavolta un saggio, di Erich Fromm.

Ho poi evidenziato “Va’ dove ti porta il cuore”, di Susanna Tamaro; “Avrò cura di te”, di Chiara Gamberale e Massimo Gramellini. Ritengo che questi due libri siano simili nella tenerezza delle parole, nei consigli, nell’affetto che emanano. Mentre nel primo vi è una nonna che parla a sua nipote, alla quale ha lasciato delle lettere, nel secondo libro c’è un angelo che soccorre una giovane, Gioconda (detta Giò), che ha difficoltà a mettere ordine nel suo cuore.

Gli ultimi due libri che evidenziai sono dei saggi: “Al di là del deserto”, di Igor Sibaldi, e “La padronanza dell’amore”, di don Miguel Ruiz. Ricordo vagamente che questo ultimo utilizzò parole molto semplici per esprimere concetti profondi riguardo l’amore. Riguardo il libro di Igor Sibaldi, invece, con il titolo del libro “Al di là del deserto”, lo scrittore fa riferimento alla storia di Mosè, uscito dall’Egitto, per spingere il lettore stesso ad uscire dalla propria cosiddetta “zona di comfort”, attraverso vere e proprie lezioncine di metafisica.

Di questa lista di libri del 2017, non ci sono altri libri su cui lasciai qualche segno particolare che mi ricordasse quanto mi piacquero. Tuttavia, non ci sono stati neanche libri che mi delusero come è successo l’anno dopo.
Comunque, a distanza di tempo, tra quelli che più mi piacquero, oggi inserirei anche Lo Zahir, di Paulo Coelho, così come Orgoglio e Pregiudizio di Jane Austen. Questo ultimo mi fece moltissima compagnia, ogni personaggio aveva le proprie caratteristiche con una personalità ben delineata. Erano così ben definiti, che in alcuni ci trovai somiglianza con persone che conosco realmente; il personaggio che sentii vicino, sia perché mi somigliava per davvero in qualcosa, sia perché avrei voluto somigliarle ancora di più, fu Elizabeth Bennet… anche se potrei somigliare benissimo anche alla sorella, Jane. Oppure, sapete che vi dico? Che, secondo me, in ogni donna potrebbe esserci sia una Jane che una Elizabeth Bennet, ma penso che ogni tanto salti fuori una delle due, a seconda della situazione!

Tornando a noi, aggiungo un pensierino per gli altri libri non ancora citati:

Il piccolo Principe mi sorprese molto, perché mi aspettavo una bella favola, ma invece c’è dell’altro che, comunque, nulla toglie alla storia. Mi commosse sul finale, inaspettato.
Lettera ad un bambino mai nato, di Oriana Fallaci, lo metterei sullo stesso piano de Il piccolo Principe, perché mi trasmise emozioni simili: lacrimucce simili, tristi e sconsolate.

“Le ho mai raccontato del vento del Nord” e “La settima onda”, libri di Daniel Glattauer, sono uno il proseguimento dell’altro.
La storia è quella di un uomo e una donna che si trovano per un errore: una mail inviata alla persona sbagliata. Nonostante questo errore, i due sono curiosi l’uno dell’altra, così continuano a scriversi via mail per moltissimo tempo, mi sembra per più di un anno. Ricordo che provai tantissima curiosità nel leggere i messaggi che si inviavano, tant’è che una pagina tirava l’altra e andavo a dormire tardi perché volevo ancora saperne delle loro confidenze. Ma, prima o poi, questo scambio di mail doveva pur finire, o no? E così i due protagonisti decidono di incontrarsi, ma non prima di tantissime paranoie, ansie, paure. E dopo essersi incontrati di persona? Chissà! Non ve lo dico, ma il bello è che nemmeno lo ricordo, a parte qualche particolare che ricordo vagamente, e assai poco bello… ma non vi dico niente, no-ne.

E, a proposito di scambi epistolari, le recensioni di “Che tu sia per me il coltello”, di David Grossman, erano molto negative, ma decisi di fare affidamento su quelle positive e così lo comprai. Mi affascinò la trama: “In un gruppo di persone, un uomo vede una donna sconosciuta che con un gesto quasi impercettibile – si stringe nelle braccia – sembra volersi isolare dagli altri. E’ un gesto che lo commuove e lui, Yair, le scrive una lettera, proponendole un rapporto profondo, aperto, libero da qualsiasi vincolo, ma esclusivamente epistolare. Più che una proposta è un’implorazione, e Miriam ne resta colpita, forse un poco sedotta. Accetta anche se spera di trasformare le parole in fatti, perché quella in cui lei crede è un’intimità assoluta… ecc.” Trovai inoltre incantevole il volto della donna, sulla copertina del libro, la quale evidentemente rappresenta Miriam.
Le lettere che si scambiano sembrano effettivamente scritte da due pazzi, forse più pazzo lui che lei, un po’ buffe, fuori dal comune, qualche volte forse pesantine, però li trovai quasi teneri. Il finale, comunque, mi lasciò senza parole, interdetta.

Allo stesso modo, mi lasciò senza parole anche il finale del romanzo di Milan Kundera, “L’identità”, ma fu però più scorrevole rispetto allo scambio di lettere tra Miriam e il suo ammiratore. Ne “l’identità” abbiamo come protagonisti due persone che si amano, stavolta non ci sono lettere di mezzo, ma l’autore del libro si pone una domanda che fa più o meno così: cosa accadrebbe se, un giorno, ti accorgessi di non avere conosciuto mai davvero la persona che hai accanto?

E, visto che non c’è due senza tre, insieme ai due libri precedenti, un altro libro che mi lasciò abbastanza spaesata, fu “La ragazza dello Sputnik”, di Murakami. Forse questo lo metterei per primo rispetto ai due precedenti, “primo nell’avermi lasciata con un punto interrogativo nel finale”, si intende.

Abbiamo, poi, “I pesci non chiudono gli occhi”, di Erri de Luca, e “Stanotte il cielo ci appartiene”, di Adriana Popescu. Li cito insieme perché credo che abbiano un comune denominatore: la tenerezza. Nel primo, però, è la tenerezza di un ragazzino alle prese con la sua prima cotta, raccontata attraverso i propri occhi ormai adulti. Nel secondo libro, quello di Adriana Popescu, vi è la storia di un’aspirante fotografa, in crisi con il suo ragazzo. Durante un evento conoscerà un giovane – Tristan, un ragazzo dolce, misterioso, riservato e, non per ultimo, tormentato – che risveglierà in lei qualcosa… ma non subito eh, perché Layla è una brava ragazza e anche un tantino in crisi con la sua relazione, però l’autrice del libro si domanda proprio questo: qual è il confine tra amicizia e attrazione?

Ho lasciato per ultimi i libri di cui ricordo poco:

Le notti bianche, di Dostoevskij: ricordo che il libricino scorreva bene, che il protagonista era un sognatore, ma anche un uomo troppo solo… ricordo che fu toccante la sua solitudine e la tenerezza con cui la esprimeva, finché sul suo cammino incrociò una donna per la quale provò un sentimento che aveva dimenticato. Poi, è risaputo: quando, dopo tanta solitudine, ritrovi un po’ di vita, ti senti di rinascere; così dovette sentirsi il sognatore, ma forse volò troppo in alto e… non aggiungo altro. È un classico, anche breve, quindi molto probabilmente lo avrete già letto, ma meglio tacere il resto!

Memorie delle mie puttane tristi, di Gabriel Garcìa Marquez. Ecco, di questo libro non ricordo le emozioni provate. Ricordo soltanto che parlava di amore, in particolare c’era un anzianissimo signore che, per il suo compleanno, si regala una notte d’amore con una giovanissima ragazza. Questo avviene in una casa adibita a tale scopo, per coloro che vorrebbero ancora vivere l’amore. Ma il bello è che questo signore anziano non toccherà mai quella giovane, ma si limterà ad osservarla e a raccontarsi, allora si accorgerà che non ha mai amato così tanto una donna come ora. Ecco, proprio adesso, mentre scrivevo, mi è tornato alla mente il finale! E mi commossi, sì.

L’amico ritrovato, di Fred Uhlman, mi lasciò con uno stato d’animo triste, ma anche un tantino intenerito. È la storia di un’amicizia, un’amicizia tra un ragazzino di origini ebree e un altro proveniente da una nobile famiglia tedesca. Due mondi diversi tra loro, ma non per questo, anzi, proprio per questo, si scoprono e si confrontano.

Il ritratto di Dorian Gray, di Oscar Wilde. Un romanzo che esprime la fragilità umana davanti all’incapacità di accettare la vecchiaia. Ricordo che il finale fu per me inaspettato, ci rimasi anche un pochino male, ma probabilmente non poteva andare diversamente: il protagonista teneva più all’apparenza che alla sua anima.

E chiudo con “A livello del mare”, di Rossana Orsi. L’autrice la seguivo sulla sua pagina Facebook, e spesso mi ci trovavo nei suoi pensieri. Quando uscì il libro, fui incuriosita dai temi affrontati, e pensai che non mi avrebbe delusa, conoscendo ormai la sua penna.
Non ricordo affatto la trama, ma ho ripreso la recensione che allora mi chiese cortesemente l’autrice: “un libro che ti lascia una sensazione piacevole, proprio come quando ci si perde ad osservare il mare. Lo definirei delicato, e con quella stessa delicatezza l’autrice riesce a giungere nelle profondità dell’anima della protagonista, attraverso il ricordo dei legami affettivi che l’hanno fatta crescere ed eventualmente cambiare. È un libro molto intimo, particolare, in cui nella prosa risiede davvero tanta poesia. L’ho sentito come una ricongiunzione alla parte più vera del proprio sé, direi quella di bambina, che sta a noi tenere in vita, imparando l’arte di camminare insieme nella propria crescita interiore; è questo il messaggio che mi ha trasmesso ‘A livello del mare’.”

📚 FINE 📚

Qui, i libri letti l’anno dopo, nel 2018.