Piccola fiammiferaia

Oh, piccola fiammiferaia
che dimori in una scatola
fatta di carta: un abito –
abitacolo a portata d’occhio
che non brilla di luce propria.

Piccola fiammiferaia, non sei
una fiamma, ma basta così poco:
sfiorare il tuo abito
e accendere un fuoco.

Un fuoco che ti attrae,
giacché ti riscalda,
ma poi ti spaventa,
infine, ti scotta:

brucia la tua anima
e ciò che la circonda.

Piccola fiammiferaia,
sei un’anima selvatica
che trascura le leggi
della chimica.

Piccola fiammiferaia,
non si vive di soli,
effimeri, piccoli fuochi
generati da fiammiferi:
alchimie destinate a finire.

Più cresce, più sarà perduto

Talvolta percepisco qualcosa, qualcosa di grande, eppure mi sfugge! Qualcosa che somiglia ad una risposta, ma si materializza sotto forma di domande.
Sento la potenza, e la prepotenza oserei dire, di questa cosa senza nome, come fosse il Sole, poiché ne percepisco il calore e la grandezza, ma non si fa toccare, né posso guardarla, altrimenti, ne sono sicura, mi accecherebbe. Eppure, non è forse di questo che avrei bisogno? Essere accecata per tornare a vedere o, meglio, per vedere finalmente attraverso il buio: libera da congetture, dall’immagine di cose che si vedono e a cui l’uomo ha dato un nome o, peggio, un’etichetta, un giudizio senza condizione.
Tuttavia, nonostante questo sentire invisibile giunga a darsi voce così fortemente attraverso il mio pensiero, non mi fido completamente di esso, poiché ignoto forse, o, ancora peggio, potrebbe non essere altro che un frutto immaturo, caduto dall’albero del mio ego. E l’ego è un bambino: ci sono cose che comprenderebbe pure, se solo fosse più maturo! Ma sta proprio qui il colmo: se più cresce, più sarà perduto.