In prosa & poesia

Ponti

La maggior parte delle persone non è altro che un ponte: ti accompagna dall’altra parte del fiume, dall’altra parte delle paure, talvolta dall’altra parte del tuo stesso pensiero. Tuttavia, alla fine, non si va oltre: come finiscono i ponti, così finisce anche la loro compagnia, lasciandoti solo dall’altra parte del fiume, con solo qualche pensiero in più che, a volte, si fa esperienza e ricordo.

(11 maggio 2016)

In prosa & poesia

L’anima della sera

Fiorisci malinconica e fresca,
sei l’ultima della festa
Tu che sei luce e ombra,
il riposo delle membra.

(21 aprile 2016)

Immagine reperita dal web.

In prosa & poesia

Nella morsa della bellezza

La potenza della bellezza sta nel distoglierci dall’inconscia e costante attenzione volta al nostro ego che, dinanzi ad essa, torna nella sua piccola e umile dimora. Si potrebbe dire, allora, che l’ego getti la spugna – strizzata nella morsa della bellezza, mentre quest’ultima nutrirà, riempirà e libererà il cuore.

Una lunga esposizione sotto il sole della Bellezza, non potrà che rendere maturo il frutto – il nostro cuore – il cui albero saremo noi protesi verso le altezze dell’Animo.

Pro-tendersi per tendere, infine, una mano.

In prosa & poesia

Nell’immaginar, danzare

Non saprai ballare,
ma sai far danzare le dita
sulla chitarra che imbracci
come fosse una ballerina
che reggi con grazia.

E vorrei essere io ella
che vibri tra le tue braccia
e suoni sulle note di “Un amore
così grande”, com’è grande
il mio desiderio il quale tace,

eppur, silente t’avvolge.

“Elegant Lady with Music Score” di Fernand Toussaint (Bruxelles 1873 – 1956). Olio su tela. Collezione Privata.

In prosa & poesia

La prima luce del mattino

Bianca è la prima luce
del mattino, fresca
come acqua che bagna
e sveglia il viso.
Cinguettano gli ambasciatori
della vivida stagione,
pronti per corteggiare
le future spose
alate.
Ordunque il lieve vento
sospinge le campanule
– viola, blu,
azzurre, bianche –
annunciando così le nozze,
in mezzo a fiori di ciliegio
e peonie: è il principio dell’amore
e delle nascite, più nella buona
che nella cattiva sorte.

Scatti personali: piante di viburno i cui bianchi fiori disegnano cuori 🙂🤍💕

In prosa & poesia

In fumo il presente

Seduta al tavolo di una
cartomante
sotto ai miei occhi ella
mescola le carte

Così scorrono veloci:
tra le sue mani,
le mie giornate.

Io la osservo e studio
le sue mosse,
come se servisse
a cambiare la mia sorte.

<< Mescola, mescola! >>,
la esorto, e quasi mi diverto
anche io: così distante
è ora il mio presente

perso fra queste carte
che, se solo bruciassero,
mi riscalderebbero.

In prosa & poesia

Un girasole mancato

L’ombra dev’essere un girasole mancato, ma assai più furba rispetto al fiore giallo: non si fa strappare, soltanto ammirare, al massimo ci puoi giocare.

Immagine personale.

In prosa & poesia

Sotto il sole

Non è per te che mi struggo,
ma per il mio cuore
che, stupido, si sciolse
come burro sotto il sole.

Io, distesa di mare,
calma, seppur non dolce,
m’illusi di brillare
sotto ai tuoi occhi.

Ma ora il cielo è buio:
sparito il sole, piovono
frammenti a me uguali, gocce

per le quali mi dimeno,
più amara che mai,
contro le dure rocce

come a pretendere
un abbraccio, aggrappandomi
ad un ultimo scoglio,

o infrangendomi su di esse,
per avvertire uno schiaffo
e svegliarmi, forse,

o, più semplicemente,
per imparare da loro
– assomigliandole.

Ma sotto forma di roccia,
al ritorno del sole cocente,
sarò scottata nuovamente

per la sete di brillare:
illusa d’esser luce,
mentre sono solo mare.

In prosa & poesia

Il bisogno di cadere

Talvolta si vorrebbe sfidare il tempo, superarlo senza crescere. Ma strappare una foglia prima che sia cresciuta tutta, e sia giunta al suo termine, non farà sì che l’autunno arrivi prima, improvvisamente.

Talvolta si avverte il bisogno di cadere, come foglie, e di farsi trasportare, per provare l’ebrezza di volare e la carezza del cielo che ti porti fino al mare.

Illustrazione di Diana Pedott.

In prosa & poesia

Aneme e corde (dedicata a Napoli)

Chi te sape a fora,
te vede comme na musica
‘e na chitarra ca felice sona.

‘Nce sta po’ chi te trova
comme nu mandulino
c’annanzo è piccerillo
ma tene ‘a panza chiena
ca, annascunnuta ‘a reto,
dice ca nun è ‘o vero.

‘Nce sta pure chi te crede
troppo musicante…
ma che ne vonno sape’?!
D”e allucche d”a gente int”e vasce,
o int’ ‘a Pignasecca addò
se fa ‘o mercato: songhe allucche
ca t’allicordano sultanto
ca là ‘mmiezo
‘a vita passa cu crianza.

Chi te cunosce overamente,
comme te fosse sora, o comme
na cumpagna stretta, sente
ca int”e vichi sonano, forse no na chitarra,
e nemmanco nu mandulino c”a panza,
ma corde ‘e viulino, finî finî,
addò ‘o chianto s’ammesca cu ‘e rrise.

Allora nu poco, nu poco cchiù legge
se fanno ‘e fferite, cchiù fforte
songhe ‘e rradicî, e accussì chiagne,
chiagne felice comme, muorto,
stiss’ ‘int’o Paraviso.

Traduzione: Anime e corde

Chi ti sa da fuori,
ti vede come una musica
di una chitarra che felice suona.

C’è poi chi ti trova
come un mandolino
che davanti è piccolo
ma ha una pancia piena
che, nascosta dietro,
dice che non è vero.

C’è anche chi ti crede
troppo musicante…
ma che ne vogliono sapere?!
Delle grida della gente nei bassi,
o nella Pignasecca dove
si fa il mercato: sono grida
che ti ricordano soltanto
che lì in mezzo
la vita passa con creanza.

Chi ti conosce veramente,
come ti fosse sorella, o come
una compagna stretta, sente
che nei vichi suonano, forse non una chitarra,
e nemmeno un mandolino con la pancia,
ma corde di violino, sottili sottili,
dove il pianto si mescola con il riso.

Allora un poco, un poco più lievi
si fanno le ferite, più forti
sono le radici, e così piangi,
piangi felice come, morto,
fossi dentro al Paradiso.

~~

Note e approfondimenti

Crianza: Il dialetto napoletano assegna a questo termine un’importanza che la variante italiana, “creanza”, chiama solo “buona educazione”: avere “crianza” può voler dire anche essere assennati, capaci di discernere il buono dal cattivo e di comportarsi di conseguenza.

Basso: termine che in dialetto si dice “vascio”, sono piccole abitazioni di uno o due vani poste al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada.

Pignasecca: situata sulla direttrice Piazza Carità – Stazione di Montesanto – Ventaglieri, incuneata tra via Toledo e la parte settentrionale dei Quartieri Spagnoli, è uno dei luoghi più popolari, suggestivi e folkloristici di Napoli. Qui si svolge uno dei mercati più antichi della città.

Alluccare: alzare la voce, strillare, gridare, tutti termini che in napoletano vengono rappresentati da questo termine. Vale anche, nella forma transitiva, come “rimproverare”: quindi un bambino irrequieto viene “alluccato” se combina pasticci.
L’origine è sicuramente latino medievale. Infatti si indicava con “alucus” (quindi “alucari” e poi “alluccare“) l’ “allocco”, uccello caratteristico per i suoi strilli ed “allucchi”.

~

Il titolo di questa mia poesia prende spunto da… “La Luteria anema e corde”, sita al centro storico di Napoli, che si occupa della progettazione, costruzione e restauro di strumenti musicali a corda quali Violino, Viola, Violoncello, Mandolino, Mandola, Mandoloncello, Liuto Cantabile e Chitarra classica, acustica ed elettrica. Seguendo a pieno lo spirito creativo dell’artigianato campano, la Liuteria ANEMA E CORDE si propone la diffusione della tradizionale Scuola Liutaia Napoletana, ma al contempo l’introduzione nei modelli classici di elementi personali e originali. Fondamento di questa liuteria è la rigorosa costruzione a mano, imprimendo gusto, tecnica e spirito personali in ogni strumento. -Salvatore e Pasquale Mancino

Vi rimando, qui, ad un carinissimo articolo introdotto da questa stessa liuteria.

~

Quando nella mia poesia parlo di “corde”, mi piace pensare non solo a quelle di strumenti musicali, ma anche a quelle per stendere i panni, o a quelle altre dove sono appese bandierine colorate come in foto: corde che non incatenano né stringono, ma tengono uniti, si danno le mani… e tu che passi sotto quei fili ti senti accolto, quasi al sicuro. Eppure, spesso, quando si parla dei Quartieri Spagnoli li si associa a una zona pericolosa (ammetto che anche a me fu insegnato così), allo stesso modo della Pignasecca la quale non porta una buona nomea. Ma di queste zone, più che pericolose, direi che sono povere (in confronto ai quartieri del Vomero e a Posillipo), eppure, nonostante ciò restano colorate e vive.

Estratti di letture, In prosa & poesia

Donne 🌸

Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.

Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.

Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.

Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.

Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.

Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.

Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.

Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.

(testo del cantautore e chitarrista napoletano Enzo Gragnaniello, interpretato da Mia Martini)

~

“Lezione di tango”, Sveva Casati Modignani (pag. 461)

Aggiungo altre mie due preferitissime canzoni che pure danno voce alle donne 🌸

~

~

Donna, tessitrice d’anima fatta parola,
sta’ attenta alle lusinghe maschili
che gettano al vento i loro fili
i quali tu raccogli, ricami
e li fai sentimenti: i tuoi
più preziosi vestiti.
Donna, gli uomini
hanno mani di forbici,
occhi furbi e maliziosi,
cacciatori di nuovi respiri.
Donna, non sentirti tradita:
ricorda: sei unica,
nuda e senza fili!

Ancheggia la tua anima
in stormi di silenzi
e battiti di voci.
Che la tua essenza echeggi
agli occhi dei ciechi innocenti,
abbattendo le loro fragili mura
rette dalle tue paure di luna.

(poesia scritta il 24 giugno del 2016)

In prosa & poesia

Colori dentro al pianto

Volteggiando nel vuoto
del lento cadere
il fiato è sospeso
ma il tempo procede.
Nel mezzo del cambio
della stagione
ne avverto il pianto
sotto forma di foglie
che scendono a gocce,
degli alberi le figlie
le quali s’accendono rosse,
gialle e d’arancio,
lasciando l’origine
al proprio padre.
Questo è quanto
ci lasceranno:
vento senza più canto,
lamenti sordi e rami spogli,
eppur colori nei loro pianti.

In prosa & poesia

Pensiero fantasioso

Vorrei essere una fragranza, poiché talvolta dai profumi sono segnati i ricordi i quali sono eterni. Ma non sarei un profumo artificiale, né rinchiuso in una boccetta di vetro, ché ho bisogno di aria, e di “prendere”, non di essere presa.

Vorrei essere un profumo leggero, ma al tempo stesso forte, che ti metta, addirittura, l’acquolina in bocca! E la voglia di goderne il sapore.

Il mio luogo ideale sarebbe la strada, dove si intrecciano le storie delle persone, dove talvolta ne nascono, potrei allora perdermi fra di esse senza farmi vedere, soltanto sentire – una specie di spirito errante.

Vorrei inoltre, con la mia fragranza, ricordare alle persone anche cose tenere come un ricordo infantile, se non altro un momento felice; entrerei così nel loro intimo, com’è intimo un bacio che, per la passione, si fa morso ma mai troppo è il dolore.

Ecco, se fossi un profumo, cadrò nel banale, ma vorrei essere quello dello zucchero filato. Sostanza per la quale hai appena il tempo di assaporarne il gusto che fa presto a sciogliersi e sparire, ma non per questo ti lascia l’amaro in bocca, al contrario: ne vorresti ancora, sebbene il sapore sia conosciuto, o forse proprio per questo, non sarà mai abbastanza.

Poiché mai abbastanza è farsi cullare dai ricordi, così come il perdersi nei baci che, seppure dovessero diventare morsi, il loro dolore non somiglierebbe ad altro che… ad un odore.

In prosa & poesia

Chiamasi “illuminazione”

La verità la senti chiaramente quando vedi che non c’è più nulla da salvare tranne che la propria pelle.

In prosa & poesia

Na varchetella ‘e carta

‘O mare è na carta
ammappucìata
ca riflette ‘sta città.
Pecchè Napule s’ sta
e s’ fa maltrattà,
ma quanno s’ chiea ‘o ffa
sulo p’addiventà
na varchetella ‘e carta
ca ‘mmiez’ ‘o mare,
libbera, s’ n’ va.
E ‘o ssaje ‘a fine ca fa
chello ca rimmane ccà,
‘ncopp’ ‘a terra ferma?
E bbene: nemmanco ll’onne,
‘nfunnenno ‘a rena,
scancellano ‘e pedate
‘e sta città, int’ ‘a stessa manera
d”a carta ca, arravugliata,
nun turnarrà sana
e nemmanco ce vo turnà.

scatto personale

Traduzione: Una barchetta di carta

Il mare è una carta
stroppicciata
che riflette questa città.
Perché Napoli si sta
e si fa maltrattare,
ma quando si piega lo fa
solo per diventare
una barchetta di carta
che in mezzo al mare,
libera, se ne va.
E lo sai la fine che fa
ciò che rimane qua,
sulla terra ferma?
E bene: neanche le onde,
bagnando la sabbia,
cancellano le orme
di questa città, nella stessa maniera
della carta che, accartocciata,
non tornerà sana
e neanche lo vuole.

~

Nota: La poesia nasceva osservando le onde del mare, a cui poi si è aggiunta una domanda: perché la scrittrice Anna Maria Ortese ha intitolato il libro “il mare non bagna Napoli”? Così ho trovato una mia risposta, e cioè che Napoli ha radici così profonde in sé, che non bastano le onde del mare per cancellare le proprie orme.
Successivamente, solo dopo aver composto la poesia, ho trovato un’ulteriore risposta al titolo, racchiusa in poche righe del libro. Devo dire che mi sta piacendo molto “Il mare non bagna Napoli”: la città è descritta in maniera fedele alla realtà, cosa che avevo appena incontrata in Matilde Serao, ma nella scrittura di Anna Maria Ortese ci sto forse trovando ancora di più.