In prosa & poesia

La persona per me ideale

Tutti almeno una volta abbiamo sognato la persona ideale, che sia l’amico/a sempre desiderato/a, o anche quella persona che vorremmo esistesse per condividere con noi il resto della nostra vita.

Così, provo anche io a descrivere la mia persona ideale, magari pensandola più come “per la vita” che per amica, nonostante a volte sia quest’ultima a diventare “per la vita”.

Ma non sia mai che, postato l’articolo, la persona ideale da me descritta si palesasse davvero davanti a me!

Ad ogni modo, vi anticipo che la mia persona ideale, guarda caso, somiglia tanto a come sono io. Tuttavia mi sono sforzata nel cercare di immaginare in essa anche altre qualità, per non parlare del fatto che ovviamente manca di difetti… mentre io certamente ne ho.

Ecco, è davvero complesso immaginare la propria persona ideale con tanto di difetti, anzi, che persona ideale sarebbe se avesse pure dei difetti? Eppure, si dice che siano i difetti a renderci unici… ma unici in che senso? Positivamente o negativamente? Come pure si dice che i difetti alla fine ci facciano innamorare di quella determinata persona, ma sarà davvero così? Direi che, secondo me, ci innamoriamo non per quei difetti, ma perché con gli occhi innamorati non riusciamo a scorgerne in quella data persona, oppure le sue qualità saranno di gran lunga superiori rispetto ai suoi piccoli e umani difetti.

Va bene, ho scritto troppo, e quasi quasi ora trovo sia un po’ imbarazzante descrivere la propria persona ideale, ed effettivamente credo che qualcosa sarà omesso, eheh.

Da dove iniziamo?

Inizierei dall’interior…ità:

La mia persona ideale la immagino appassionata di qualcosa, tipo: scrittura creativa (magari poesia), comporre musica, suonare strumenti musicali, fotografare, per poi arrivare anche al volontariato. Mi piace che si impegni per il bene del prossimo. Una persona sportiva pure avrebbe il suo fascino, ecco – io tutto sono tranne che sportiva.
Penso che sia importante che la mia persona ideale abbia delle passioni – magari anche diverse da quelle che mi sono venute in mente -, perché credo che così magari non si ossessionerà a controllare la vita della propria lei: avrà già di cosa riempire la propria vita, oltre lei.

La mia persona ideale la immagino ironica, pacata, che non si arrabbi per cose stupide ma anzi che ci scherzi sopra, consapevole del fatto che le cose davvero importanti sono altre, veramente poche… ma buone, per le quali vale la pena arrabbiarsi, per combatterle.

La mia persona ideale è quella che sa guardare in faccia la verità, anche quando è dura: non la fugge temendo di soffrirne, perché sa che fuggirla è da persone immature che non si sforzano di crescere. Perciò mi piace ricordare una citazione letta settimane fa: La verità è il pane degli intelletti robusti. (Arturo Graf)

La mia persona ideale non è legata a dogmi e tradizioni, ma cerca sempre di capirne di più e non è arrogante in ciò che afferma, bensì umile. Mi piace che abbia un pensiero suo, libero da influenze esterne, pronta ad osservare la realtà in maniera oggettiva. Piuttosto sarebbe importante che abbia in sé un senso “religioso” verso il prossimo, quindi carico di comprensione, rispetto e apertura, e ciò nel suo quotidiano in generale.

Vorrei inoltre che fosse libera da schieramenti politici, seppure segua la politica.

Vorrei fosse entusiasta della vita e sempre curiosa in qualsiasi ambito, senza pregiudizi; che rimettesse anche in discussione se stessa e le sue credenze; che sia determinata più che arrendevole.

La mia persona ideale non si piange addosso per qualsiasi cosa, ma mi piace che abbia anche i suoi momenti di fragilità e che decida di confidarsi con me. Vorrei non ci fossero segreti tra noi due, e ben venga il parlare quando si è in disaccordo su qualche questione, perché se non si parla quando non si condivide un pensiero, si finirà col tempo per mostrarsi sempre meno autentici. Ci tengo all’autenticità di pensiero.

La mia persona ideale è certamente gentile, quella gentilezza che è poi delicatezza… anche nel “toccare” con le parole, con l’attenzione nel non ferire.

La mia persona ideale mi piace che mi prenda anche in giro, o meglio, che giochi con me, ma preferibilmente non in presenza di altre persone. Ridere e giocare penso siano due cose molto intime, e accrescono la complicità tra due persone, allora si percepisce nell’aria quella famosa intesa che non si prova con chiunque.

La mia persona ideale è quella con la quale posso andare in giro e sentire la sua presenza, la sua compagnia, la chiacchiera libera. Ci saranno momenti per parlare, e momenti per stare in silenzio e sentire in quel silenzio la potenza del legame.

La mia persona ideale è anche una buona forchetta, e le piace sperimentare! Non è schizzinosa con il cibo né nel suo quotidiano in generale. In definitiva, mi piace che sia alla mano… con o senza forchetta.

La immagino con tanta pazienza, quella pazienza che richiede la terra, quella pazienza che è cura.

La mia persona ideale… non fuma, ecco, assolutamente non deve fumare, perché non sopporto quell’odore. Oltretutto intossicherebbe se stessa oltre che me.

Mi fermo qui con l’interiorità e passo all’esteriorità…

Il presupposto è il seguente: quando trovi in una persona tutto ciò che ho sopra elencato, l’aspetto fisico tende ad andare in secondo piano, o almeno, così la vedo io. Non dico che per me non conta per nulla l’aspetto esteriore, però, se mi incanta con il suo mondo di dentro, come si può pensare di “scartarla” (che brutta parola), solo perché fisicamente non corrisponde perfettamente al nostro ideale…? Sarebbe una scelta tristissima, perché allora quella che non merita questa persona sono io.

Detto questo, la mia persona ideale non la immagino troppo alta, eh sì, l’altezza mi fa una certa impressione, sarà che io non arrivo al metro e 70… ma troppo alto mi farebbe sentire sua figlia, che ne so…

E poi? Tra un bruno e un biondo, propenderei per un bruno. Però, però, come detto prima: se un biondo, alto alto alto come i papaveri, avesse dentro il mondo che ho descritto prima, allora ne sarei affascinata lo stesso. Ma a proposito di papaveri, che son rossi rossi rossi… dei rossi non mi è mai capitato di infatuarmi, anzi, una volta sì! Non perché lo avessi conosciuto dentro, ma perché era buffo che anche lui arrossisse come me in certe situazioni… insomma, era timido come me, e per questo forse lo sentivo “vicino”. Una volta o due arrossimmo anche insieme, mentre ci parlavamo, ma questa è un’altra storia… senza contenuti.

Diciamo così, penso che non sia il caso di continuare con l’aspetto esteriore, perché ad un certo punto diventa un discorso relativo rispetto all’aspetto interiore, se si arriva a conoscerlo. Il fatto è che bisognerebbe andare sempre oltre le apparenze per conoscere una persona davvero, esserne curiosi, ma sappiamo che non è così: la maggior parte delle volte ci si sofferma sull’aspetto esteriore e si pensa che questo basti a farci concludere “non mi interessa, né ora né mai”.

E ora mi stanno venendo in mente altre cose che descriverebbero la mia persona ideale… troppe cose… ma vi lascio a queste essenziali, a parte omissioni.

In prosa & poesia

Forse sbocciare

Forse sto cambiando
ma devo ancora imparare
a tenere bene il passo
assecondando questo
cambiamento a me
così estraneo.
Ma forse è più
di un cambiamento,
giacché è calmo,
eppure funzionante:
silenziosa è l’arte
dello sbocciare.

(22 luglio 2018)

Opera d’arte di Steve Hanks, nato a San Diego nel 1949. È cresciuto facendo surf sulle spiagge della California meridionale e giocando a tennis. Dice che fa bene all’anima essere in acqua a fare surf, nuotare e giocare. Aggiunge: “L’Oceano mi ha lasciato un’impressione forte e duratura”.
Usa gli acquerelli come tecnica pittorica e spesso nasconde volti allo spettatore per indovinare e immaginare il volto dietro la figura e talvolta per lasciare che l’intera figura esprima le emozioni.
Ama dipingere la luce del sole e secondo lui a volte il suo lavoro è più incentrato sulla luce del sole che su qualsiasi altra cosa.
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Anima d’acqua di fiume

Mia giovane anima,
in apparenza
sei tranquilla e serena

come un fiume
che in silenzio scorre
e mai dispera,

eppure, ancor
non si disseta.

Penso al giorno
in cui affogherai
questa tua pena

ove persino
il sole s’annega:
in mare aperto,

saggiando finalmente
l’orizzonte e parte del cielo.

Allora saranno salate
queste tue lacrime
che ora son dolci
come da fiume:

non bruciano gli occhi,
ma viziano il palato
con grandi sogni;

sogni per i quali,
talvolta, raggiungi la piena
e straripi dal tuo letto,
ma come cadendo,
toccando il terreno:

così meno vera t’appare la meta,
lontano è il mare, mentre il sole
stavolta t’acceca.

immagine reperita dal web
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Ponti

La maggior parte delle persone non è altro che un ponte: ti accompagna dall’altra parte del fiume, dall’altra parte delle paure, talvolta dall’altra parte del tuo stesso pensiero. Tuttavia, alla fine, non si va oltre: come finiscono i ponti, così finisce anche la loro compagnia, lasciandoti solo dall’altra parte del fiume, con solo qualche pensiero in più che, a volte, si fa esperienza e ricordo.

(11 maggio 2016)

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L’anima della sera

Fiorisci malinconica e fresca,
sei l’ultima della festa
Tu che sei luce e ombra,
il riposo delle membra.

(21 aprile 2016)

Immagine reperita dal web.

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Nella morsa della bellezza

La potenza della bellezza sta nel distoglierci dall’inconscia e costante attenzione volta al nostro ego che, dinanzi ad essa, torna nella sua piccola e umile dimora. Si potrebbe dire, allora, che l’ego getti la spugna – strizzata nella morsa della bellezza, mentre quest’ultima nutrirà, riempirà e libererà il cuore.

Una lunga esposizione sotto il sole della Bellezza, non potrà che rendere maturo il frutto – il nostro cuore – il cui albero saremo noi protesi verso le altezze dell’Animo.

Pro-tendersi per tendere, infine, una mano.

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Nell’immaginar, danzare

Non saprai ballare,
ma sai far danzare le dita
sulla chitarra che imbracci
come fosse una ballerina
che reggi con grazia.

E vorrei essere io ella
che vibri tra le tue braccia
e suoni sulle note di “Un amore
così grande”, com’è grande
il mio desiderio il quale tace,

eppur, silente t’avvolge.

“Elegant Lady with Music Score” di Fernand Toussaint (Bruxelles 1873 – 1956). Olio su tela. Collezione Privata.

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La prima luce del mattino

Bianca è la prima luce
del mattino, fresca
come acqua che bagna
e sveglia il viso.
Cinguettano gli ambasciatori
della vivida stagione,
pronti per corteggiare
le future spose
alate.
Ordunque il lieve vento
sospinge le campanule
– viola, blu,
azzurre, bianche –
annunciando così le nozze,
in mezzo a fiori di ciliegio
e peonie: è il principio dell’amore
e delle nascite, più nella buona
che nella cattiva sorte.

Scatti personali: piante di viburno i cui bianchi fiori disegnano cuori 🙂🤍💕

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In fumo il presente

Seduta al tavolo di una
cartomante
sotto ai miei occhi ella
mescola le carte

Così scorrono veloci:
tra le sue mani,
le mie giornate.

Io la osservo e studio
le sue mosse,
come se servisse
a cambiare la mia sorte.

<< Mescola, mescola! >>,
la esorto, e quasi mi diverto
anche io: così distante
è ora il mio presente

perso fra queste carte
che, se solo bruciassero,
mi riscalderebbero.

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Un girasole mancato

L’ombra dev’essere un girasole mancato, ma assai più furba rispetto al fiore giallo: non si fa strappare, soltanto ammirare, al massimo ci puoi giocare.

Immagine personale.

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Sotto il sole

Non è per te che mi struggo,
ma per il mio cuore
che, stupido, si sciolse
come burro sotto il sole.

Io, distesa di mare,
calma, seppur non dolce,
m’illusi di brillare
sotto ai tuoi occhi.

Ma ora il cielo è buio:
sparito il sole, piovono
frammenti a me uguali, gocce

per le quali mi dimeno,
più amara che mai,
contro le dure rocce

come a pretendere
un abbraccio, aggrappandomi
ad un ultimo scoglio,

o infrangendomi su di esse,
per avvertire uno schiaffo
e svegliarmi, forse,

o, più semplicemente,
per imparare da loro
– assomigliandole.

Ma sotto forma di roccia,
al ritorno del sole cocente,
sarò scottata nuovamente

per la sete di brillare:
illusa d’esser luce,
mentre sono solo mare.

In prosa & poesia

Il bisogno di cadere

Talvolta si vorrebbe sfidare il tempo, superarlo senza crescere. Ma strappare una foglia prima che sia cresciuta tutta, e sia giunta al suo termine, non farà sì che l’autunno arrivi prima, improvvisamente.

Talvolta si avverte il bisogno di cadere, come foglie, e di farsi trasportare, per provare l’ebrezza di volare e la carezza del cielo che ti porti fino al mare.

Illustrazione di Diana Pedott.

In prosa & poesia

Aneme e corde (dedicata a Napoli)

Chi te sape a fora,
te vede comme na musica
‘e na chitarra ca felice sona.

‘Nce sta po’ chi te trova
comme nu mandulino
c’annanzo è piccerillo
ma tene ‘a panza chiena
ca, annascunnuta ‘a reto,
dice ca nun è ‘o vero.

‘Nce sta pure chi te crede
troppo musicante…
ma che ne vonno sape’?!
D”e allucche d”a gente int”e vasce,
o int’ ‘a Pignasecca addò
se fa ‘o mercato: songhe allucche
ca t’allicordano sultanto
ca là ‘mmiezo
‘a vita passa cu crianza.

Chi te cunosce overamente,
comme te fosse sora, o comme
na cumpagna stretta, sente
ca int”e vichi sonano, forse no na chitarra,
e nemmanco nu mandulino c”a panza,
ma corde ‘e viulino, finî finî,
addò ‘o chianto s’ammesca cu ‘e rrise.

Allora nu poco, nu poco cchiù legge
se fanno ‘e fferite, cchiù fforte
songhe ‘e rradicî, e accussì chiagne,
chiagne felice comme, muorto,
stiss’ ‘int’o Paraviso.

Traduzione: Anime e corde

Chi ti sa da fuori,
ti vede come una musica
di una chitarra che felice suona.

C’è poi chi ti trova
come un mandolino
che davanti è piccolo
ma ha una pancia piena
che, nascosta dietro,
dice che non è vero.

C’è anche chi ti crede
troppo musicante…
ma che ne vogliono sapere?!
Delle grida della gente nei bassi,
o nella Pignasecca dove
si fa il mercato: sono grida
che ti ricordano soltanto
che lì in mezzo
la vita passa con creanza.

Chi ti conosce veramente,
come ti fosse sorella, o come
una compagna stretta, sente
che nei vichi suonano, forse non una chitarra,
e nemmeno un mandolino con la pancia,
ma corde di violino, sottili sottili,
dove il pianto si mescola con il riso.

Allora un poco, un poco più lievi
si fanno le ferite, più forti
sono le radici, e così piangi,
piangi felice come, morto,
fossi dentro al Paradiso.

~~

Note e approfondimenti

Crianza: Il dialetto napoletano assegna a questo termine un’importanza che la variante italiana, “creanza”, chiama solo “buona educazione”: avere “crianza” può voler dire anche essere assennati, capaci di discernere il buono dal cattivo e di comportarsi di conseguenza.

Basso: termine che in dialetto si dice “vascio”, sono piccole abitazioni di uno o due vani poste al piano terra, con l’accesso diretto sulla strada.

Pignasecca: situata sulla direttrice Piazza Carità – Stazione di Montesanto – Ventaglieri, incuneata tra via Toledo e la parte settentrionale dei Quartieri Spagnoli, è uno dei luoghi più popolari, suggestivi e folkloristici di Napoli. Qui si svolge uno dei mercati più antichi della città.

Alluccare: alzare la voce, strillare, gridare, tutti termini che in napoletano vengono rappresentati da questo termine. Vale anche, nella forma transitiva, come “rimproverare”: quindi un bambino irrequieto viene “alluccato” se combina pasticci.
L’origine è sicuramente latino medievale. Infatti si indicava con “alucus” (quindi “alucari” e poi “alluccare“) l’ “allocco”, uccello caratteristico per i suoi strilli ed “allucchi”.

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Il titolo di questa mia poesia prende spunto da… “La Luteria anema e corde”, sita al centro storico di Napoli, che si occupa della progettazione, costruzione e restauro di strumenti musicali a corda quali Violino, Viola, Violoncello, Mandolino, Mandola, Mandoloncello, Liuto Cantabile e Chitarra classica, acustica ed elettrica. Seguendo a pieno lo spirito creativo dell’artigianato campano, la Liuteria ANEMA E CORDE si propone la diffusione della tradizionale Scuola Liutaia Napoletana, ma al contempo l’introduzione nei modelli classici di elementi personali e originali. Fondamento di questa liuteria è la rigorosa costruzione a mano, imprimendo gusto, tecnica e spirito personali in ogni strumento. -Salvatore e Pasquale Mancino

Vi rimando, qui, ad un carinissimo articolo introdotto da questa stessa liuteria.

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Quando nella mia poesia parlo di “corde”, mi piace pensare non solo a quelle di strumenti musicali, ma anche a quelle per stendere i panni, o a quelle altre dove sono appese bandierine colorate come in foto: corde che non incatenano né stringono, ma tengono uniti, si danno le mani… e tu che passi sotto quei fili ti senti accolto, quasi al sicuro. Eppure, spesso, quando si parla dei Quartieri Spagnoli li si associa a una zona pericolosa (ammetto che anche a me fu insegnato così), allo stesso modo della Pignasecca la quale non porta una buona nomea. Ma di queste zone, più che pericolose, direi che sono povere (in confronto ai quartieri del Vomero e a Posillipo), eppure, nonostante ciò restano colorate e vive.

Estratti di letture, In prosa & poesia

Donne 🌸

Donne piccole come stelle
c’è qualcuno le vuole belle
donna solo per qualche giorno
poi ti trattano come un porno.

Donne piccole e violentate
molte quelle delle borgate
ma quegli uomini sono duri
quelli godono come muli.

Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.

Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.

Donna fatti saltare addosso
in quella strada nessuno passa
donna fatti legare al palo
e le tue mani ti fanno male.

Donna che non sente dolore
quando il freddo gli arriva al cuore
quello ormai non ha più tempo
e se n’è andato soffiando il vento.

Donna come l’acqua di mare
chi si bagna vuole anche il sole
chi la vuole per una notte
c’è chi invece la prende a botte.

Donna come un mazzo di fiori
quando è sola ti fanno fuori
donna cosa succederà
quando a casa non tornerà.

(testo del cantautore e chitarrista napoletano Enzo Gragnaniello, interpretato da Mia Martini)

~

“Lezione di tango”, Sveva Casati Modignani (pag. 461)

Aggiungo altre mie due preferitissime canzoni che pure danno voce alle donne 🌸

~

~

Donna, tessitrice d’anima fatta parola,
sta’ attenta alle lusinghe maschili
che gettano al vento i loro fili
i quali tu raccogli, ricami
e li fai sentimenti: i tuoi
più preziosi vestiti.
Donna, gli uomini
hanno mani di forbici,
occhi furbi e maliziosi,
cacciatori di nuovi respiri.
Donna, non sentirti tradita:
ricorda: sei unica,
nuda e senza fili!

Ancheggia la tua anima
in stormi di silenzi
e battiti di voci.
Che la tua essenza echeggi
agli occhi dei ciechi innocenti,
abbattendo le loro fragili mura
rette dalle tue paure di luna.

(poesia scritta il 24 giugno del 2016)

In prosa & poesia

Colori dentro al pianto

Volteggiando nel vuoto
del lento cadere
il fiato è sospeso
ma il tempo procede.
Nel mezzo del cambio
della stagione
ne avverto il pianto
sotto forma di foglie
che scendono a gocce,
degli alberi le figlie
le quali s’accendono rosse,
gialle e d’arancio,
lasciando l’origine
al proprio padre.
Questo è quanto
ci lasceranno:
vento senza più canto,
lamenti sordi e rami spogli,
eppur colori nei loro pianti.