I libri che ho letto

Libri letti nel 2020

  • Vicino al cuore selvaggio, Clarice Lispector (anno: 1943; genere: romanzo).
  • L’innocente, Gabriele D’annunzio (anno: 1892; genere: romanzo).
  • Un amore, Dino Buzzati (anno: 1959; genere: romanzo).
  • Il ventre di Napoli, Matilde Serao (anno: 1884; genere: romanzo/cronaca).
  • Canne al vento, Grazia Deledda (anno:1913; genere: romanzo).
  • L’isola di Arturo, Elsa Morante (anno: 1957; genere: romanzo).
  • Storia di due anime, Matilde Serao (anno: 1904; genere: romanzo).
  • Delitto e castigo, F. Dostoevskij (anno: 1866; genere: romanzo psicologico).
  • Il tunnel, Ernesto Sabato (anno: 1948; genere: romanzo psicologico).
  • ll gatto, Simenon (anno: 1966; genere: romanzo psicologico, umorismo nero).
  • Lezione di tango, Sveva Casati Modignani (anno: 1998; genere: romanzo rosa).
  • Il mare non bagna Napoli, Anna Maria Ortese (anno: 1953; genere: narrativa – raccolta di racconti).
  • I quaderni di Malte Laurids Brigge, Rainer Maria Rilke (anno: 1910; genere: romanzo autobiografico).
  • Note per una metamorfosi, Enrico R. A. Giannetto (anno: 2011; genere: saggio filosofia).
  • L’incoscienza del letargo, Mario Famularo (anno: 2018; genere: poesia).

Direi che sul podio salgono tre libri, eppure, in ordine di “maggiore piacere”: L’innocente di Gabriele D’Annunzio, L’isola di Arturo di Elsa Morante, Canne al vento di Grazia Deledda. Questi ultimi due hanno in comune una cosa: mi sono parsi entrambi lenti nelle prime pagine, per poi trovare un più ampio respiro nel mezzo e nel finale.

Ora continuerò con mie breve opinioni secondo l’ordine di lettura.

“Vicino al cuore selvaggio”, di Clarice Lispector. Non l’ho letto rapidamente perché nelle sue pagine, se non fai attenzione, rischi di perderti fra i suoi pensieri particolari, eppure, a volte non sono lontani da quelli che ogni tanto hanno accarezzato la mia stessa mente.

Ne “L’Innocente”, di Gabriele D’Annunzio, sono rimasta affascinata dal suo stile che mi è parso come pennellate su di una tela, per uno stile poetico e ricco di immagini; non per nulla D’Annunzio è un poeta, senza andare ad indagare la sua vita privata non così “innocente” (in fondo, chi ha detto che ‘poeti’ sia sinonimo di ‘innocenza’?). Se vogliamo invece rivolgere lo sguardo verso la trama, questa si presenta tragica, fatta di tradimenti e persino di un infanticidio [per questo, la mia morale (?) mi punzecchiava dicendomi “Maria! Non puoi mettere primo in classifica un libro così ‘crudele’ “!]. In effetti, l’infanticidio emerge subito fra le pagine del romanzo, ma il protagonista ci guiderà nei suoi pensieri attraverso una vera e propria confessione che, in ogni caso, non lo assolve.

Con “Un amore” di Dino Buzzati, mi avvicino per la prima volta alla penna di questo autore. Il romanzo, inserito nel genere “erotico”, è la storia di un uomo che sembra avere tutto nella vita, eppure, si avvicina al mondo proibito della prostituzione, dove si innamora di una giovanissima ragazza come forse mai si era innamorato in vita sua. Paradossalmente, la ragazza, giovanissima, ha più esperienza di lui e appare, se vogliamo, cinica, mentre lui – 49enne ormai – non ha occhi che per lei. Chi l’avrà vinta? Il cinismo o l’amore? In ogni caso, per me resta un bel romanzo a cui non mi dispiace avergli dedicato il mio tempo. Ovviamente non l’ho trovato poetico confrontato al libro di D’Annunzio, quindi, diciamo che è un romanzo senza infamia né lode.

Matilde Serao, ne “Il ventre di Napoli”, da ottima giornalista, ci espone quella che fu Napoli ai tempi del colera, ma non solo: il libro è suddiviso in tre epoche nettamente differenti. Forse sono io di parte, o forse Matilde è davvero grande (e propenderei per la seconda ipotesi): il dipinto che fa di Napoli è scritto in maniera coincisa, sincera, senza peli sulla lingua come dovrebbero essere gli articoli dei veri giornalisti.

In “Canne al vento”, di Grazia Deledda, ci troviamo stavolta in Sardegna e viviamo passo passo la vita lenta, a volte difficile, dei contadini che allo stesso modo vivono al ritmo del Sole e delle stagioni. Ho ancora impressa le immagini dolci, per certi versi dolorose e commoventi, delle ultime pagine di questo romanzo che, come ho già detto, non mi ha subito coinvolta, ma desiderava probabilmente che anch’io mi adattassi al suo ritmo in maniera paziente, come a farmi cullare, così come si fa cullare la Sardegna in mezzo al mare 🌊.

E così passiamo da un’isola ad un’altra, stavolta fra le pagine di Elsa Morante, con Arturo Girace nato nell’isola di Procida.
Non so spiegarne il motivo, ma nella scrittura di Elsa ho percepito qualcosa di familiare, c’era qualcosa di molto vicino: sarà per gli argomenti che tratta? Ma non solo, anche in certe affermazioni che fa, nelle risposte dei personaggi… No, non si può spiegare, ma ricordo anche una profonda tenerezza che scorre fra le vicende. Trovo inoltre stupefacente la bravura di una donna (Elsa Morante) che si cala non solo nei panni di un maschio, ma di un maschio che è prima bambino e poi adolescente, con dinanzi a sé un mondo tutto da scoprire.

Curiosa nei confronti di Matilde Serao, ho cercato ancora e ho trovato un suo romanzo, mi sembra fra i suoi primi, “Storia di due anime”. Di questo libro mi piace particolarmente la descrizione che ne fa dei personaggi, li leggi e ti sembrano davvero esistiti. Una cosa che mi è piaciuta meno, riguarda il fatto che la storia si consuma, secondo me, in maniera troppo breve, come se mancasse qualcosa, come se ad un certo punto la scrittrice avesse fretta di finirlo.

Non si può dire lo stesso di “Delitto e castigo” di Dostoevskij, dove qui invece notavo come delle ripetizioni. Inutile dire che ogni tanto mi son persa fra i tantissimi nomi russi presenti nel romanzo, ma per fortuna avevo internet in mio soccorso!
È uno di quei romanzi che andava letto, dove anche qui abbiamo un assassino che fa a botte con i propri sensi di colpa. Tra l’altro, a parte il protagonista principale, ci sono altri personaggi molto ben delineati e con una propria personalità; ogni personaggio trova largo spazio nel romanzo per esprimere i propri pensieri più profondi ed il proprio essere in maniera del tutto naturale: questo, forse, è uno dei pregi di Dostoevskij.

Il tunnel, di Ernesto Sabato, è stato il primo romanzo che ho scelto per avvicinarmi a questo autore a me del tutto sconosciuto. Anche qui siamo di fronte ad un romanzo psicologico in cui un pittore un po’ pazzerello (e lo dico con eufemismo) si ossessiona per una donna che sembra l’unica ad aver compreso il significato profondo di un suo quadro. Si tocca con mano l’ossessione dell’artista nei confronti di questa donna, ossessione che lo spingerà ad avvicinarsi a lei… e poi? E poi diciamo che avevo aspettative molto alte rispetto a questo scrittore, però non mi è entrato nel cuore in maniera particolare… diciamo che sento il bisogno di leggere un altro suo libro.

L’impressione verso “Il gatto” di Simenon, invece, mi ha lasciata un tantino delusa. Anche in questo caso non avevo ancora letto niente dell’autore, però sento che non potrebbe darmi chissà quanto.
Il romanzo ha come protagonisti due anziani che evidentemente non sanno più amarsi. A tratti trovai banali alcune scene, a tratti noioso, a tratti forzato. Potrebbe essere anche colpa mia, perché magari non sono entrata in empatia con i personaggi, ma avevano un che di… “finito”, ecco, non è mai arrivato il momento clou, tanto che ad un certo punto volevo interrompere la lettura.

“Lezione di tango” di Sveva Casati: altro primo romanzo che leggo di quest’autrice.
All’inizio l’ho preso per un libro qualsiasi, ma quando poi si è dipanata la matassa, ehm, la trama, allora l’ho apprezzato di più. È un romanzo molto al femminile, come pare lo siano tutti i libri della Casati. Quando dico “al femminile”, intendo che ci sono diverse protagoniste donne, tante sfumature di donne a cui tutto sommato alla fine un po’ ti ci affezioni pure. Si capisce, Sveva Casati è una femminista dichiarata, ciò non poteva non trapelare dai suoi libri, e a me attualmente piace, anche come persona. Ovviamente, il suo libro lo metterei di fianco ad un Buzzati, non vicino a un Dostoevskij né ad un D’Annunzio… perché, per dire, questi ultimi due autori toccano più profondamente le corde dell’anima dei loro personaggi, e si sente, si sente come suonano le loro anime…🎶

Eccola qui, Anna Maria Ortese con “il mare non bagna Napoli”. Mi è cara: la sua scrittura, per me, è magica. La metterei un pizzichino più su rispetto a Matilde Serao, entrambe fantastiche nel dipingere Napoli in tutte le sue sfaccettature, senza cadere in stupidi stereotipi, in maniera cruda, semplice, onesta. “Il mare non bagna Napoli” è una raccolta di racconti, alcuni dei quali ho adorato particolarmente, mentre altri di meno (solo per questo non è risultata sul podio dei preferiti del 2020).
Ah, tra l’altro, di recente ho scoperto che Anna Maria Ortese è stata animalista e quindi difendeva gli animali e riteneva sacra la vita… stesso pensiero l’aveva Elsa Morante! E beh? Ma quante grandi scrittrici italiane abbiamo perso? Quante se ne contano, così, oggi? Creature meravigliose, sensibili e umane.
Vi suggerisco anche una pagina Facebook, gestita da chi ha conosciuto di persona Anna Maria Ortese, dove le interviste alla scrittrice dicono tanto della sua persona.
Pare che comunque i libri di Anna Maria parlino spesso di animali, ma io devo ancora leggere tanto di lei per rendermene conto.

Con “I quaderni di Malte Laurids Brigge”, di Rainer Maria Rilke, la lettura è andata a rilento. Riconosco la grandezza di Rainer Maria Rilke, grande come poeta e dopo come scrittore, credo. Penso che non sia per tutti; inoltre nel corso della sua vita la sua scrittura ha subìto dei cambiamenti. Ecco, ci sono cose sue che mi piacciono e che comprendo, altre con cui non riesco ad entrare in empatia e così non mi trasmettono molto. La trama di questo suo libro mi entusiasmava, amante io della sfera psicologica dei personaggi e dei loro mondi interiori, tuttavia è stata dura terminare questo romanzo (e infatti non l’ho terminato, eppure, mi mancano solo una trentina di pagine!) perché è un pochetto lamentoso; penso sia troppo volto al proprio io e alla propria infanzia, così tanto che alla fine il lettore ne ricava poco o niente. A suo favore, però, posso dire che ho incontrato parole di cui non ne sapevo l’esistenza, tanto meno il significato; paroline auliche, raffinate, affascinanti come: adusto, algore, afrore… e se sono andata avanti nella lettura, è stato – lo ammetto – soprattutto per trovare altre paroline nuove.

E ora che siamo arrivati alla fine, posso citare i due libri che non ho “scelto” io, ma mi sono stati donati dagli autori stessi: “Note per una metamorfosi”, di Enrico R. A. Giannetto; “L’incoscienza del letargo”, di Mario Famularo. In verità, da loro, e da qualche altro autore, ne ho ricevuto minimo due e massimo tre o quattro, ma perdonino il mio perdermi in troppi lidi…😞

“Note per una metamorfosi” è un libricino breve, un saggio, che ho apprezzato molto per il fatto che dietro ci sono un’accurata ricerca e una passione verso la verità. È un libro dove, più ti ci addentri, più emerge l’amore che l’autore prova per le creature animali e per le quali vorrebbe certamente un mondo migliore; penso che lo scopo del libro sia quello di smuovere le coscienze.

“L’incoscienza del letargo” di Mario Famularo è una raccolta di poesie. La scrittura di Mario è diversa dalla mia, in quanto non inserisce – di proposito – tante punteggiature, al contrario di me. Inoltre il mio modo di fare poesia è molto più “semplice”, mentre le sue a volte hanno dei, insomma, “significati nascosti” che però non arrivano sempre al lettore, perché fanno parte delle conoscenze di Mario che spaziano dalla fisica a giochi di parole. Ciò è almeno quanto posso dire di questa sua raccolta poetica che tratta il vuoto dei nostri tempi, poveri di sentimenti, ma non solo questo: la prefazione del libro dice molto di più, perciò non vorrei arrogarmi il diritto di sintetizzare troppo ciò che è contenuto nella raccolta. Beh… si vede? Si vede la mia difficoltà a recensire una raccolta poetica? È che una raccolta di poesie non si può recensire così come si fa con un libro! O forse dipende solo dal fatto che non sono allenata per una cosa del genere.

In ogni caso, perdonatemi la luuuuunga attesa e l’assenza di questi mesi, ma la tendenza a perdermi in altri lidi è più forte di me, specie ora che, causa zona rossa, si esce poco e l’ispirazione ne risente.
Spero di tornare ad essere più presente, intanto, avrei intenzione di partecipare anche ad un concorso di poesia… Perché credo che la giuria sia seria, perché così mi metto alla prova, per divertimento anche, per curiosità, per farmi conoscere, per provare insomma a sondare più da vicino il mondo dei poeti…

38 pensieri su “Libri letti nel 2020”

  1. Che bello ritrovarti!! e che bella lista di letture ti sei fatta! tanti titoli di grande valore, al di là dei gusti personali, qui di qualità ce n’è davvero tanta. Se intendi proseguire su questa strada, allora tra i classici del Novecento non possono mancare ( ma magari li hai già letti…) La storia di Elsa Morante e Il giardino dei Finzi Contini di Giorgio Bassani. un bacio, e non sparire di nuovo!!

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    1. Ciao Pina 🙌
      “La storia” di Elsa Morante è tra i libri che vorrei leggere quest’anno, mentre segnerò il libro di Giorgio Bassani 🙂 grazie! Non mi è nuovo il titolo 👀
      Un bacio anche a te 🌻

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  2. Piacere di risentirti. 🙂
    Mi spiace che il libro di Buzzati non lo abbia apprezzato quanto me. Evidentemente non ha toccato le corde giuste, con te.
    Auguri per il concorso di poesia, sul quale voglio dirti, in generale, di fare attenzione: infatti ci sono un mucchio di concorsi, a pagamento o altri in cui si perdono i diritti per le poesie con le quali si partecipa, che si possono definire “poco seri”. Ma tu mi sembra che invece ne abbia trovato uno “serio”. Beh, meglio…

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    1. Ciao!
      Non mi è dispiaciuta la lettura di Buzzati, ma non me la sono sentita di metterlo sul podio. Sicuramente, l’ho apprezzato rispetto a qualche altro autore per il quale ho effettivamente detto che mi ha delusa, tipo Simenon. Ovviamente, con un solo libro letto, non si può bocciare o promuovere l’opera tutta di un autore, quindi sicuramente leggerò qualche altro suo libro 😉
      Grazie per gli auguri! Beh, il concorso è a pagamento, ma ho trovato interessante la giuria e poi vorrei provarci proprio per curiosità; rispetto ai diritti di autore, nel bando c’è scritto solo che i componimenti idonei saranno pubblicati in un’antologia, magari poi potrei chiedere maggiori informazioni… grazie!

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      1. Le altre opere di Buzzati sono molto diverse da quella che hai letto dunque potrebbero piacerti oppure no. In ogni caso quasi non riconoscerai il suo stile! 😉
        Per il concorso: diffida di quelli a cui devi cedere i diritti della tua poesia gratis. Leggi bene il contratto, da qualche parte, questa cosa dei diritti, è sicuramente trattata.

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  3. Ernesto Sabato con J. Luis Borges a mio parere sono gli scrittoti più rappresentativi del Sudamerica del secolo scorso. Visto che desideri conoscere meglio questo scrittore ti consiglio di leggere il suo romanzo “Sopra eroi e tombe” un romanzo che ha tre livelli di lettura e necessariamente deve essere letto dopo il tunnel perché ha dei riferimenti al primo romanzo.

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  4. Mi ha fatto piacere vedere che alcuni autori che io frequento sono letti anche da te, penso che nella lettura si debba privilegiare la qualità proprio oggi che l’editoria presenta tante banalità di autori improvvisati. Vorrei segnalarti visto autori che amo che vedo da già affrontati: “L’idiota ” di Dostoevskij, “Rainer Maria Rilke e Rodin” “Lettere su Cezanne” dell’editore SE entrambi sono dei saggi che ti permettono di conoscere Rilke e l’artista raccontato. Infine mi permetto di suggerirti un grande scrittore, filosofo francese nato in Algeria A. Camus, che assieme a Dostoevskij e Pasolini rileggo spesso perché tutte le volte mi danno spunti e visioni interpretative nuove e profonde.

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    1. Condivido il tuo pensiero! Oggi molti (non dico tutti, ma molti) editori prediligono chi ha anche fama sul web, sicuri che i libri venderanno, e così la qualità effettiva dell’opera passa in secondo piano.
      Grazie per i suggerimenti! Alcuni li segnai già, tempo fa, per leggerli in futuro, quindi prima o poi arriverà anche il loro turno 🙆

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  5. Di questi 15 (discreto numero calcolando la tua poliedricità ) ho letto solo “delitto e castigo”
    Quindi niente podio per il Dosto? 😅 uff.. pazienza 😁
    Globalmente mi pare una lista abbastanza eterogenea visto che spazzi tra classici, attuali, italiani, stranieri …
    Per quest’anno, però, metterei in lista anche qualche francese 😁

    Ci sta prendersi un periodo di pausa visto che, oltre a esser utile o necessario a te, stimola “l’appetito” del lettore😊 certo non bisogna esagerare altrimenti uno muore di fame 😂

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    1. Eh, non sono un’assidua divoratrice di libri e la poliedricità si può fare in certi casi, almeno per me, se tipo ti trovi a leggere un saggio allora lo alterni ad un romanzo. Leggere due romanzi insieme, non sempre mi aiuta, anzi, è come se mi facessi un’abbuffata per nulla e non mi resta tanto.
      Il podio al Dosto no, ma ho “salvato” molte pagine del suo romanzo… sarà poi la lunghezza (delle pagine) che mi fa trascurare la grandezza dell’opera; in ogni caso, non ho detto che non mi è piaciuto, però, ora che ricordo, mi presero molto di più altri due suoi romanzi, “Povera gente” e “Le notti bianche” (sarà un caso che abbiano meno pagine? 🙆) dove la profondità non si “perde”. Comunque è uno scrittore che mi piace e che so non mi deluderà, come non mi delude la maggior parte dei classici.

      Quale francese, per esempio? 👀Tu qualche volta me ne hai suggeriti, ma dovrei rivedere la listina perché al momento non li ricordo.

      Nelle pause mi piace fare altro, anche cose più “manuali”, o leggere cose diverse dai libri… e poi bisogna pensare anche al proprio futuro che alle volte si fa più incombente del solito, poi, torna al suo posto 😆

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      1. Io sempre uno per volta, non mi trovo con due😅 son troppo romantico, credo 😆
        Le notti bianche è un piccolo gioiello; breve ma intenso 😊 povera gente l’ho letto ma non me lo ricordo 😅
        Delitto e castigo è più complicato e sicuramente meno immediato dei suddetti, ma a me era piaciuto comunque, poi va a gusti 🙃
        mmh..
        Balzac, Hugo, Zola, Dumas, Flaubert, Maupassant, Stendhal …
        Se intendi un libro in particolare dipende da cosa cerchi 🙃
        È quello che intendevo per poliedrica 😊
        D’altronde… Ogni tanto tocca tornare sulla terra a barcamenarsi con la vita reale, non si può sempre svolazzar 😅

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      2. Con uno per volta, in fondo, si dà anche più valore alla lettura, secondo me 🙂
        Uuh, ricordo che segnai qualcuno di Stendhal “Dell’amore” mi pare, e poi qualche altro di questi autori, sì, grazie 🙆

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      3. La penso anche io così, ma forse dipende da persona a persona …

        Dell’amore è una specie di saggio sull’amore appunto 🙃 romanzi, romanzi di Stendhal il rosso e il nero e la certosa di Parma

        Dovere 😊

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      4. Concordo, ogni persona la pensa in un modo.

        Sì! Avevo segnato “Il rosso e il nero”, mentre “La certosa di Parma” non l’avevo segnata (…mi sembra di stare giocando alle figurine dei calciatori con “ce l’ho!”, “non ce l’ho!” 😂)

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