I libri che ho letto

Libri letti nel 2019 – prima parte

  • Diari, Sylvia Plath (anno: 1982, scritti tra il 1950 e il 1962; genere: diario);
  • 1984, George Orwell (pubblicato nel 1949, ma iniziato a scrivere nel 1948 – da cui deriva il titolo, ottenuto appunto dall’inversione delle ultime due cifre; genere: romanzo – distopico, fantastico, drammatico);
  • Addio alle armi, Ernest Hemingway (anno: 1929; genere: romanzo – realistico);
  • La vergogna, Annie Ernaux (anno: 1996; genere: romanzo – autobiografico);
  • Caro Massimo, Matilde Hochkofler (anno: 2019; genere: biografia);
  • Gita al faro, Virginia Woolf (anno: 1927; genere: romanzo);
  • Povera gente, F. Dostoevskij (anno: 1846; genere: romanzo epistolare; primo suo romanzo che riuscì a scrivere in nove mesi);
  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson (anno 2018; genere: romanzo);
  • Il delitto perfetto, Jean Baudrillard (anno: 1994; genere: saggio);
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera (anno: 1978; genere: romanzo – umorismo nero, realismo magico);
  • Demian, Hermann Hesse (anno: 1919; genere: romanzo romanzo di formazione);
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino (anno: 1947; genere: romanzo neorealista; primo romanzo di Calvino);
  • Una questione privata, Beppe Fenoglio (anno: 1963; genere: romanzo con sfondo storico);
  • La ragazza di Bube, Carlo Cassola (anno: 1960; genere: romanzo che segna una profonda cesura nella narrativa italiana del dopoguerra: benché ispirato a una vicenda realmente accaduta, il romanzo si arricchisce di elementi psicologici e lirici superando le istanze neorealiste, tanto per il linguaggio quanto per il rifiuto dei dogmatismi ideologici. “Il romanzo” sostiene infatti Cassola “viene prima di ogni interpretazione della realtà, è la ricerca continua della verità degli uomini.“);
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence (anno: 1928; genere: (romanzo – letteratura erotica).

APPROFONDIMENTO

Nell’approfondimento partirò dal libro che ho eletto mio preferito. E bene, dopo qualche indecisione, il preferito di quest’anno è il romanzo “Addio alle armi” , di Ernest Hemingway. Ambientato durante la Prima guerra mondiale, è la storia d’amore che nasce tra un americano, Frederic Henry, che presta servizio nei reparti sanitari dell’esercito italiano, e Catherine, un’infermiera inglese. La loro storia mi commosse, la loro passione mi fece emozionare, la loro tenerezza mi fece sorridere ed appassionare. La scrittura di Hemingway è scorrevole, attraente, leggera ma raffinata.

Subito dopo, inserisco “Gita al faro” di Virginia Woolf. Libro che si distingue fra gli altri per la profondità di cui l’autrice si serve per portare alla luce i pensieri, le emozioni e i sentimenti più reconditi di ciascun personaggio. È impressionante la maestria dell’autrice nel calarsi, e nel farti calare, nei panni di ognuno di essi! Mi ritrovai come catapultata nelle loro menti, immersa nei loro pensieri tutti diversi fra loro a seconda del personaggio a cui l’autrice dava voce. Direi che il romanzo sia mosso più dai pensieri che dalle azioni di cui credo sia povero; per questo è necessario fare attenzione ponendo particolare “ascolto” alla prosa, altrimenti c’è il rischio di perdersi in essa. La stessa Woolf scriverà del romanzo: << Il più difficile e astratto brano di scrittura che abbia mai tentato >>. Sono più di cinque i personaggi intorno cui ruota il romanzo, personaggi molto caratterizzati, tanto che sembrano avere vita propria! E non è forse questo lo scopo a cui dovrebbe giungere ogni scrittore che si rispetti? Ma Virginia Woolf si ispira ai suoi ricordi per scrivere le pagine del suo romanzo, alla sua nostalgia, alle proprie domande, con sullo sfondo una profonda solitudine.

Fra i miei preferiti, non può che rientrare anche il romanzo di Dostoevskij, Povera gente: un romanzo breve, altrettanto commovente quanto “Addio alle armi”, ma ancora più semplice e tenero, umano ed umile come è la penna di Dostoevskij. Primo romanzo dello scrittore russo, narra la storia di due persone abbastanza povere che condividono, attraverso lettere, i propri desideri, speranze, tenerezze… ma cosa ne sarà del loro amore, in mezzo a così tanta miseria?

E, tanto per parlare ancora d’amore, “La ragazza di Bube”, di Carlo Cassola, si posiziona anch’esso tra i primi posti! In particolare, ho adorato il personaggio di Mara, ovvero, la ragazza di Bube. Un’adolescente umile nella sua semplicità, ironica, forse ingenua, sognatrice ma anche ribelle.

Ci troviamo, poco dopo la Liberazione, in Val d’Elsa, dove è ancora la violenza che agita il cuore di coloro i quali sono usciti dalla guerra. Arturo Cappellini, partigiano, detto Bube, oltre che “Il Vendicatore”, entrerà nel frattempo nella vita di Mara, ma sarà altrettanto “liberazione” il loro amore? Bisogna tenere presente, però, che Arturo Cappellini porta un nome a cui deve tener conto.

Ecco, ora, per spezzare un poco questi romanzi amorosi, vi riporto due libri su cui ho trascorso molto tempo prima di terminarli, interrompendone più volte la lettura. Mi riferisco a “Diari”, di Sylvia Plath e “1984”, di George Orwell. Di quest’ultimo ho apprezzato alcune riflessioni, libro quasi profetico, ma credo mi abbia ad un certo punto annoiata tutta la sua distopia… tanto che ho avuto l’impressione di essere finita in un girone infernale da cui, io personaggio, sarei potuta uscire solo impazzita. Mi sono ripresa un pochino quando, finalmente, è subentrato un personaggio femminile che ha risvegliato dei sentimenti nel cuore del protagonista, ormai assuefatto anch’egli da tanto grigiore.
Per quanto riguarda Diari di Sylvia Plath, è stato nel bel mezzo del libro, o forse anche un poco prima, che è cominciato il declino della poetessa. Il libro è un vero e proprio diario, sono annotati pensieri frutto del quotidiano della Plath… un quotidiano che via via diventa sempre più cupo, avvolto da una disperazione che stava toccando troppo profondamente anche me. Allora non ce la feci più, riposi il libro, per mesi e mesi, fino a quando un giorno, decisa a finirlo, lo ripresi. Mi accorsi che qualche frase profonda, se non bella, ne valse comunque la pena di aver letto così tanta intimità sofferta.

Fra i libri del 2019, compare uno che mi ha deluso, e uno che dovrò probabilmente rileggere in futuro. “La vergogna” di Annie Ernaux rientra nella prima categoria: un libro in cui credevo avrei trovato di più, invece l’ho trovato poco profondo, abbastanza superficiale; ho avuto la sensazione come se l’autrice avesse scritto il libro non tanto per amore quanto più per sfogare un odio sopito. Non ho recepito in modo particolare il messaggio che l’autrice avrebbe voluto far passare.
La vergogna, titolo del libro, nasce a causa di un gesto violento di un padre nei confronti della propria moglie, un gesto a cui assiste la protagonista del romanzo, che ne sarà ferita nell’orgoglio, da qui la vergogna. Insomma, mi aspettavo un’analisi più profonda riguardo al sentimento della vergogna, ma anche della vicenda in sé da cui è stato mosso, invece è stato detto poco, poco e in modo superficiale.
Con “Il delitto perfetto”, di Jean Baudrillard, faccio riferimento al libro che dovrei rileggere in futuro. L’ho trovato molto interessante, molto astratto, se vogliamo anche filosofico, con alcuni discorsi che non sento di avere afferrato fin nel profondo. Tratta di tante cose, partendo dalla nostra realtà, allacciandosi a discorsi che definirei “universali”, tratta di come ci ha resi la realtà virtuale, il nostro mondo attuale che è vicino all’immagine e sempre più lontano dall’essenza. Beh, un libro da rileggere perché interessante, attraente, toccante a livello cerebrale ma, ovviamente, non sentimentalmente.

Mai come il libro “Caro Massimo”, di Matilde Hochkofler, che mi ha regalato emozioni e sorrisi. Il libro nasce da interviste a quattr’occhi tra Massimo e la Hochkofler; le pagine trattano la vita di Massimo, dalla nascita fino a quando è volato via, ci sono aneddoti della sua vita quotidiana e privata, testi tratti dai suoi film e dai suoi sketch, oltre ad alcune parole rilasciate da coloro che hanno collaborato con lui e lo ricordano affettuosamente. Ho inoltre letto dettagli di cui non sapevo nulla: di quando Massimo vinse un concorso e fu scelto dalla Mellin affinché il suo volto da bimbo apparisse sui loro prodotti; ho letto di quando a dodici anni hanno scoperto la malattia che prima o poi lo avrebbe ucciso – una bomba ad orologeria impiantata nel suo cuore, scoperta troppo tardi. Ho letto poi del poeta preferito di Massimo, cosa facesse nel tempo libero prima di diventare attore, e cosa lo ha spinto ad avvicinarsi al mondo dello spettacolo.
Insomma, c’è la sua vita in questo libro! C’è, soprattutto, il Massimo umano.
Nel leggere questo libro, immaginavo Massimo, comodamente seduto a casa sua, con di fronte a sé Matilde Hochkofler, giornalista che ha raccontato altri nomi conosciutissimi quali Mastroianni, Totò, Anna Magnani. E proprio così li ho immaginati: lei e Massimo in un’atmosfera tutta confidenziale, mentre sorseggiano una tazza di caffè, tra un ricordo ed un sorriso, una lacrima ed una risata.
Presi questo libro anche perché, Massimo, oltre al fatto di essere stato un attore napoletano che ha fatto ridere senza essere mai volgare, l’ho sempre sentito particolarmente vicino a me per altri aspetti, come il fatto di provenire anche lui da una periferia, di aver vissuto certi disagi, di non essere stato brillante a scuola, l’aver sempre esorcizzato le cose che non andavano, il fatto di essere stato anche molto timido (eppure, ne ha fatta di strada!), e, quello che mi fece molto sorridere, l’aver detto di sentirsi “finto” nel parlare in italiano, sensazione che anch’io ho avuto modo di provare.

Un altro libro che mi ha appassionata, è “Una questione privata”, di Beppe Fenoglio. Romanzo ritenuto il capolavoro dello scrittore, probabilmente perché non contiene solo una storia d’amore, ma si rifà alle esperienze vissute da Fenoglio stesso, quando fu partigiano. Infatti, la vicenda è ambientata nel ’44, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale, al culmine della guerra civile tra partigiani e nazifascisti. Nel corso di una ricognizione nella cittadina piemontese di Alba, Milton, il protagonista del romanzo, si ritrova di fronte alla villa di Fulvia, una ragazza torinese bella e capricciosa, occasionalmente sfollata lì da Torino, dove abitava prima della guerra. Milton, che è un giovane studente universitario, aveva cominciato a frequentare la villa di Fulvia con la quale condivide una conoscenza, Giorgio Clerici. Innamoratosi di Fulvia, comincia a corteggiarla scrivendole lettere d’amore e offrendole proprie traduzioni di amati scrittori anglosassoni, ma senza mai rivelarle esplicitamente il suo amore. Nella villa, Milton incontra l’anziana governante, la quale gli permette di rivedere i luoghi degli incontri con Fulvia e che, inavvertitamente, gli rivela che, nell’estate del 1943, quando Milton era già partito per l’esercito, Fulvia e Giorgio si frequentarono a lungo. Senza aggiungere altro, anzi, ho già detto troppo, Milton – ovviamente geloso – vorrà ritrovare Fulvia, e magari Giorgio, per capire che ne è stato di loro, e di che ne sarà dell’amore che prova per lei. Personalmente, avrei da ridire solo sul finale, per il resto, mi sono sentita partecipe e vicina durante quest’avventura alla scoperta dell’ignoto, curiosa di sapere come sarebbe finita. Un romanzo che non ti annoia, giacché abbastanza movimentato e “vivo”.

FINE PRIMA PARTE – non voglio annoiarvi con un articolone, perciò fra alcuni giorni pubblicherò la seconda parte.

Mi farà piacere sapere se anche voi avete letto i libri su citati e se siete concordi o in disaccordo riguardo le mie opinioni 🙂 e, ovviamente, accetto suggerimenti di letture.

Prossimamente parlerò dei seguenti libri restanti:

  • Storia di Ásta, Jón Kalman Stefánsson;
  • Il libro del riso e dell’oblio, Milan Kundera;
  • Demian, Hermann Hesse;
  • Il sentiero dei nidi di ragno, Italo Calvino;
  • L’amante di Lady Chatterley, David H. Lawrence.