Estratti di letture

La vita dell’emarginato (David Herbert Lawrence)

Sembrava così vecchio, così infinitamente vecchio, come generato dalla moltiplicazione successiva di strati di disillusione, strati che si erano sovrapposti generazione dopo generazione, come in diverse ere geologiche. Allo stesso tempo, però, appariva perso come un bambino. Certo, un emarginato, ma con quel coraggio disperato che nasceva da quella sua esistenza di topo. […]
Qualche volta era bello. Qualche volta, quando guardava di sbieco e in giù, con la luce che cadeva su di lui, mostrava la bellezza silenziosa e durevole di una maschera africana scolpita nell’avorio, con quei suoi occhi piuttosto sporgenti, le sopracciglia forti e curiosamente arcuate, la bocca immobile, compressa; di un’immobilità momentanea, ma rivelata. Immobilità senza tempo alla quale aspira il Budda e che i neri, talvolta, riescono a esprimere senza ricercarla. Era qualcosa di antico, antico e insito nella razza.
Ere di accettazione nel destino della razza, diverse dalla nostra continua, personale resistenza. E poi, improvviso, il guizzare umido di un topo che attraversa un fiume scuro.
[…] L’emarginato! E lo definivano volgare!

[…]

Lui non si era dimenticato proprio nulla. Semplicemente sapeva dove si trovava… sempre nello stesso posto, quello occupato da coloro che sono nati emarginati. Non dava all’amore un valore personale. Sapeva che non sarebbe di certo stato l’amore a fargli cambiare quella sua condizione di cane randagio al quale tutti invidiano il collare d’oro; non sarebbe mai diventato un cane di società insieme a tutti gli altri cani.
La conclusione finale era che nel profondo dell’anima lui voleva essere un paria, un antisociale e che accettava quel fatto dentro, non importa quanto Bond Street riusciva ad apparire all’esterno. L’isolamento era per lui una necessità; così come lo era il bisogno di conformarsi e mescolarsi con la gente elegante.
Un amore occasionale, tuttavia, era un conforto e un calmante. Una cosa buona. E lui sapeva essere riconoscente. Avrebbe dato tutto per un atto di gentilezza naturale e spontanea nei suoi confronti. Dietro quel suo volto pallido, immobile, disilluso stavano l’animo di un bimbo e lacrime per quella donna. Il desiderio di tornare nuovamente da lei. La sua anima di emarginato, però, sapeva che ne sarebbe rimasto lontano.

David Herbert Lawrence, “L’amante di Lady Chatterley”.