Estratti di letture

Alle soglie della pazzia (David Herbert Lawrence)

Connie, tuttavia, si rendeva conto di una crescente agitazione. Agitazione che, a causa di quel suo distacco da tutto e da tutti, si stava impossessando di lei come una strisciante forma di follia. Avvertiva improvvise contrazioni muscolari, scattava in piedi, spinta da un moto subitaneo e violento della spina dorsale, quando non aveva nessuna intenzione di farlo. Sentiva che il corpo le fremeva, le fremeva di un fremito che si diffondeva nel ventre fino a costringerla a gettarsi in acqua e a trovare pace in lunghe nuotate: folle inquietudine. Il cuore prendeva a batterle fortissimamente senza alcuna ragione. Inoltre, stava dimagrendo.
Non era che inquietudine. Era solita fare lunghe corse in mezzo al parco, abbandonare Clifford per gettarsi a faccia in giù tra le felci. Andare via da quella casa… doveva andare via da quella casa, da tutti. Il bosco era il suo unico rifugio, il suo santuario.
Ma il bosco, in realtà, non era un vero e proprio rifugio, e nemmeno un santuario; questo perché anche con il bosco non intratteneva un vero rapporto. Era soltanto un luogo di fuga. Non era mai riuscita a entrare in contatto con lo spirito del bosco… se una cosa tanto assurda esisteva, poi, davvero.
Si accorgeva, seppure vagamente, che stava andando in pezzi. Vagamente s’accorgeva di avere perso il contatto con le parti più importanti e vitali della realtà. C’erano rimasti solo Clifford e i suoi libri, cose che non esistevano, vuote dentro. Quello era vuoto su vuoto. Se ne accorgeva, vagamente. Ma era come battere la testa contro un muro.

Da “L’amante di Lady Chatterley”, di David Herbert Lawrence