Estratti di letture

Semplicità e fragilità come un fiore (Fëdor M. Dostoevskij)

Guarita la mamma, ebbero termine i nostri lunghi colloqui notturni. Ci accadeva di tanto in tanto di scambiare poche frasi, spesso vuote e di semplice convenienza, ma io godevo nel dare a ogni cosa un significato speciale, un valore, un sottinteso. Non avevo più nulla da chiedere alla vita, ero felice, tranquilla, guardavo con occhio sereno all’avvenire.

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Ma più di tutto mi straziarono gli ultimi momenti. Con la lingua torpida, indurita, il ragazzo chiedeva ostinatamente qualcosa, ma io non riuscivo a comprendere. Mi disperavo. Era agitato, gemeva, si sforzava di fare dei cenni con le mani già fredde, e di nuovo cominciava a supplicare, a insistere con voce sempre più soffocata; ma le sue parole non erano che suoni inarticolati, incomprensibili. Gli condussi una per una tutte le persone di casa, gli porsi da bere, ma lui non faceva che scuotere tristemente la testa. Alla fine capii. Pregava che si rimuovesse la tenda della finestra e si aprissero le imposte. Forse voleva guardare un’ultima volta il giorno, la luce, il sole. Tirai la tenda; ma anche il giorno era triste come la povera vita che si stava spegnendo. Non c’era sole. Le nuvole coprivano il cielo di una cortina grigia; il tempo era piovoso, cupo, malinconico. Una pioggerella sottile batteva sui vetri e vi colava sopra in tanti ruscelletti di acqua torbida. La luce fosca del mattino penetrava quasi paurosa nella camera e non faceva nemmeno impallidire la lampada accesa davanti a un’immagine. Il morente mi volse uno sguardo doloroso e crollò la testa. Un minuto dopo spirò.

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I ricordi, dolci o amari che siano, sono sempre tormentosi: almeno così è per me; ma quel loro tormento è anche un balsamo. E quando l’anima è oppressa, ferita, vinta dallo sconforto, allora i ricordi le sono vita e refrigerio, allo stesso modo che le gocce della rugiada nella tiepida sera che tiene dietro a un giorno canicolare, rinfrescano e ravvivano il povero fiorellino bruciato dai raggi ardenti del sole.

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Fëdor M. Dostoevskij, Povera gente

1 pensiero su “Semplicità e fragilità come un fiore (Fëdor M. Dostoevskij)”

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